La Cina ha un problema: produce 15 milioni di auto di troppo e ora guarda all’Europa
La Cina avrebbe una capacità produttiva superiore di almeno 15 milioni di auto alla domanda interna. Con vendite domestiche in calo, cresce rapidamente la pressione delle esportazioni verso l'Europa
Il successo delle auto cinesi in Europa non si spiega soltanto con batterie economiche, tecnologia e prezzi aggressivi. Dietro la corsa all’export c’è anche un enorme squilibrio industriale: la Cina possiede fabbriche capaci di costruire molte più automobili di quante il mercato interno riesca oggi ad assorbire.
Secondo le stime di Berylls by AlixPartners riportate da Auto Motor und Sport, la capacità produttiva cinese raggiungerebbe circa 40 milioni di veicoli all’anno, contro una domanda interna prevista per il 2026 di 24,6 milioni. La differenza teorica supera quindi i 15 milioni di automobili.
Una situazione che sta trasformando i mercati esteri in uno sbocco sempre più importante. I dati CPCA dei primi otto mesi del 2026 confermano la tendenza: la produzione di autovetture è scesa a circa 17,2 milioni di unità e le vendite retail interne a 11,8 milioni, mentre le esportazioni sono balzate a oltre 6,1 milioni, con una crescita nell’ordine del 75% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Un’auto cinese costa molto meno da produrre
Alla sovraccapacità si aggiunge un vantaggio industriale considerevole. Secondo i dati citati nell’analisi tedesca, produrre in Cina un’elettrica cinese costerebbe mediamente circa 20.200 dollari, contro i 31.000 necessari per costruire in Europa un’elettrica europea.
La differenza raggiunge così 10.800 dollari per automobile. Alexander Timmer, Managing Director di Berylls by AlixPartners, sostiene che un simile margine permetta ai costruttori cinesi di assorbire persino dazi nell’ordine del 35% mantenendo comunque spazio economico.
La Cina dispone inoltre di un vantaggio strategico nella filiera delle batterie, costruito attraverso anni di investimenti. Il processo parte almeno dal dodicesimo Piano quinquennale 2011-2015, quando i New Energy Vehicles vennero identificati come settore strategico.
In Cina ci sono 143 marchi elettrici
Il problema è che l’offerta continua ad aumentare mentre la domanda interna rallenta. Berylls conta 143 marchi elettrici attivi in Cina: 46 venderebbero meno di mille automobili all’anno e soltanto 29 supererebbero quota 100.000.
Il risultato è una feroce guerra dei prezzi. Secondo Berylls, l’indice dei prezzi delle automobili cinesi è diminuito di quasi il 20% dall’inizio del 2023. Anche i dati più recenti mostrano quanto si sia ampliata la distanza tra mercato interno ed export: nell’agosto 2026 le vendite retail cinesi di autovetture sono diminuite di circa il 24% su base annua, mentre le esportazioni sono aumentate di quasi il 78%.
Non riguarda soltanto le elettriche. Nei primi otto mesi le esportazioni cinesi di NEV sono cresciute fortemente, ma anche quelle dei modelli non NEV hanno registrato un aumento.
L’Europa diventa uno sbocco naturale
È qui che entra in gioco il Vecchio Continente. Berylls aveva già individuato nella sovraccapacità, nella competizione sui prezzi e nella saturazione del mercato domestico alcune delle ragioni che spingono i costruttori cinesi a espandersi all’estero. Per diversi marchi, inoltre, esportare può essere più redditizio che vendere in patria nonostante dazi e maggiori costi distributivi.
L’analisi riportata dalla testata tedesca stima per il 2026 circa 2,3 milioni di veicoli cinesi destinati all’Europa, includendo la Russia, il 25% in più rispetto al 2025. La quota potrebbe inoltre passare dal 12% indicato per il 2026 al 16-17% entro il 2030.
E la pressione arriva proprio mentre il mercato europeo è diventato più piccolo: dai 20,8 milioni di veicoli del 2019 sarebbe sceso a 18,7 milioni. La Cina, dunque, non esporta soltanto perché le sue auto sono diventate competitive. Deve anche trovare una destinazione a una capacità industriale gigantesca che il mercato domestico fatica sempre più ad assorbire. Ed è questo squilibrio, oltre alla tecnologia e ai costi, a spiegare perché sempre più automobili prodotte in Cina stiano prendendo la strada dell’Europa.