Italia, calano le vittime stradali nel 2025 ma la media Ue è distante
Nel 2025 l'Italia arriva a 49 morti per milione (-4%): progresso rispetto al 2019 ma ancora sopra la media UE. Strade rurali e utenti vulnerabili al centro delle azioni per rispettare gli obiettivi Vision Zero
Il tema della sicurezza stradale in Italia resta di grande attualità e urgenza, soprattutto alla luce dei dati più recenti che, pur mostrando segnali di miglioramento, mettono in evidenza come il nostro Paese sia ancora distante dagli standard auspicati a livello continentale. Secondo le ultime statistiche, nel 2025 si contano 49 morti per milione di abitanti, un dato in leggero calo rispetto ai 51 del 2024, ma ancora superiore alla media della UE, che si attesta a 44 decessi per milione. La riduzione, pari al 4% su base annua e al 9% rispetto al 2019, rappresenta certamente un progresso, ma non basta a colmare il divario con i Paesi europei più virtuosi.
L”analisi del panorama europeo
L’analisi comparata del panorama europeo mostra una situazione estremamente eterogenea. Se da un lato alcuni Stati, come Estonia, Grecia e Slovacchia, riescono a distinguersi per le marcate diminuzioni delle vittime – rispettivamente del 38%, 22% e 13% – dall’altro emergono casi critici. In particolare, Cipro e Malta fanno registrare aumenti allarmanti, con quest’ultima che ha visto addirittura un incremento del 75% nel numero dei decessi. Anche nazioni storicamente attente alla sicurezza stradale come Paesi Bassi, Austria e Norvegia non sono riuscite a invertire il trend negativo. In questo contesto, l’Italia pur segnando un percorso di miglioramento, si conferma sopra la media comunitaria, sottolineando la necessità di interventi urgenti e mirati.
Entrando nel dettaglio, la distribuzione geografica degli incidenti stradali più gravi rivela come le strade rurali rappresentino il segmento più pericoloso: qui si concentra il 53% dei decessi. Seguono le aree urbane, dove avviene il 38% delle vittime, mentre le autostrade risultano relativamente sicure, con appena l’8% dei decessi totali. Questo dato evidenzia la particolare criticità delle zone rurali, spesso trascurate nelle strategie di prevenzione e intervento.
La vulnerabilità di alcune categorie
Nei centri abitati emerge in modo netto la vulnerabilità di alcune categorie di utenti. I cosiddetti utenti vulnerabili – ovvero pedoni, ciclisti e motociclisti – rappresentano il 70% delle vittime negli ambienti urbani. Questo fenomeno richiama l’attenzione sulla necessità di politiche urbane più inclusive e sicure, che tutelino chi si muove senza la protezione di un abitacolo. Un ulteriore elemento da sottolineare è il divario di genere: gli uomini costituiscono il 77% del totale delle vittime, una percentuale che riflette comportamenti di guida più rischiosi e una maggiore esposizione ai pericoli della strada.
Per quanto riguarda la suddivisione per tipologia di utente, il 44% dei decessi coinvolge conducenti e passeggeri di autovetture, mentre il 21% riguarda i conducenti di motocicli. I pedoni rappresentano il 18% delle vittime e i ciclisti il 9%. Un dato che merita attenzione è la crescita degli incidenti che coinvolgono i monopattini elettrici: tra il 2021 e il 2024 questi sinistri sono aumentati in modo sensibile, pur costituendo ancora circa l’1% del totale. Il fenomeno segnala la necessità di regolamentazioni più stringenti e campagne di sensibilizzazione dedicate a questi nuovi mezzi di mobilità urbana.
Le fasce a rischio
Dal punto di vista anagrafico, emergono due fasce particolarmente a rischio: i giovani tra i 18 e i 24 anni e gli ultrasessantacinquenni. Per i primi, la priorità è rappresentata da campagne educative mirate e da un rafforzamento dei controlli su comportamenti e abitudini di mobilità. Per gli anziani, invece, risultano indispensabili interventi infrastrutturali e dispositivi di protezione specifici, in grado di ridurre l’esposizione al rischio durante gli spostamenti quotidiani.
In questo scenario si inserisce la strategia europea Vision Zero, che pone due obiettivi fondamentali: dimezzare il numero delle vittime entro il 2030 e azzerare completamente decessi e feriti gravi entro il 2050. Tuttavia, i ritmi attuali di riduzione delle vittime risultano insufficienti per centrare questi traguardi ambiziosi. Gli esperti concordano sulla necessità di adottare un approccio integrato e multilivello: occorre investire nel miglioramento del disegno stradale, rafforzare i controlli di velocità, promuovere la realizzazione di infrastrutture dedicate a ciclisti e pedoni, intensificare la sorveglianza e incentivare la diffusione di sistemi di sicurezza avanzati a bordo dei veicoli.
Per l’Italia, il cammino verso una reale riduzione degli incidenti stradali e delle relative vittime appare promettente ma ancora lontano dal potersi considerare soddisfacente. Accelerare la diminuzione dei morti per milione richiede una strategia calibrata sulle specificità territoriali, finanziamenti adeguati e una sinergia costante tra istituzioni centrali, enti locali e operatori della mobilità. Solo attraverso una collaborazione efficace e un impegno condiviso sarà possibile colmare il divario con le realtà europee più avanzate e perseguire concretamente gli obiettivi fissati dalla UE e dalla Vision Zero.