In Italia l'indice di inquinamento da auto cala, ma non in modo uniforme
Rapporto Istat 2024: Italia prima per auto pro capite con 701 vetture ogni 1.000 abitanti. Crescono ibride e elettriche, ma il parco rimane obsoleto, specie nel Mezzogiorno
L’Italia si conferma al vertice europeo per tasso di motorizzazione, con ben 701 vetture ogni mille abitanti. Un primato che racconta molto dello stile di vita e delle esigenze di mobilità degli italiani, ma che porta con sé alcune criticità evidenti. Secondo l’ultima indagine Istat sul parco veicolare nazionale aggiornata al 2024, la fotografia che emerge è quella di un Paese fortemente legato all’automobile, ma sempre più alle prese con la questione dell’età avanzata delle proprie vetture, soprattutto nelle aree del Sud.
Auto sempre più vecchie e inquinanti
Entrando nel dettaglio, la composizione del parco auto vede una netta prevalenza di auto a benzina, che rappresentano il 46,5% del totale, seguite dalle auto a gasolio (diesel) al 33,8%. Le vetture a basse emissioni, tra cui ibride ed elettriche, raggiungono insieme il 19,7%. Tuttavia, nonostante il crescente interesse verso motorizzazioni più sostenibili, il problema principale resta l’obsolescenza delle auto circolanti: quasi due terzi delle vetture nei capoluoghi italiani hanno più di otto anni di vita. Questo dato pesa fortemente sulle emissioni complessive, perché le nuove tecnologie non riescono ancora a compensare l’impatto ambientale di un parco auto così datato.
La situazione, però, non è omogenea su tutto il territorio nazionale. Se si analizzano i dati in chiave geografica, emerge una “geografia del disagio” che colpisce soprattutto il Mezzogiorno. Un caso emblematico è quello di Catania, che con 824 auto ogni mille abitanti detiene il record nazionale. A seguire troviamo altre città del Sud come Reggio di Calabria, Cagliari e Messina, tutte con numeri ben superiori alla media nazionale. Ma non è solo una questione di quantità: l’indice di potenziale inquinante – ovvero la capacità delle auto di contribuire all’inquinamento atmosferico – resta particolarmente elevato proprio nel Sud. A Catania si registra il valore più alto d’Italia (156,6), mentre in altre 23 città meridionali, da Napoli a Palermo, questo indice supera quota 120, ben oltre i livelli di guardia.
Un’Italia spezzata in due
L’analisi dell’obsolescenza del parco auto evidenzia ulteriormente il divario tra Nord e Sud. Al Nord, il 20,7% delle vetture ha meno di tre anni, mentre al Centro la percentuale scende al 18,9%. Nel Mezzogiorno, invece, soltanto il 12,5% delle auto è relativamente giovane. Questa concentrazione territoriale delle vetture più vecchie spiega perché, nonostante un calo dell’indice di potenziale inquinante a livello nazionale (passato da 136,0 nel 2019 a 109,9 nel 2024), i miglioramenti non siano uniformi in tutte le regioni.
Gli esperti concordano su alcune possibili soluzioni per accelerare il ricambio del parco veicolare. In primo luogo, si suggerisce di rafforzare gli incentivi all’acquisto di vetture nuove, con particolare attenzione alle ibride e alle elettriche, e di promuovere piani di rottamazione mirati. Fondamentale è anche il potenziamento delle infrastrutture di ricarica, senza le quali la transizione verso una mobilità più sostenibile rischia di rimanere incompiuta. Allo stesso tempo, occorre investire in forme di mobilità alternativa, come il trasporto pubblico locale e le ciclovie, che possono offrire valide alternative all’uso dell’auto privata.
Ci sono degli ostacoli
Non mancano, però, ostacoli concreti. I costi delle auto nuove – soprattutto di quelle a basse emissioni – restano elevati e spesso fuori dalla portata di molte famiglie, in particolare nel Mezzogiorno. A ciò si aggiungono le difficoltà di accesso al credito, la scarsità di servizi di trasporto pubblico e la mancanza di infrastrutture adeguate. Senza politiche differenziate e calibrate sulle specificità territoriali, il rischio è che il divario Nord-Sud in termini di qualità ambientale e mobilità si accentui ulteriormente, con conseguenze non solo per l’ambiente, ma anche per la salute pubblica e la qualità della vita dei cittadini.
In conclusione, il quadro che emerge dall’analisi del parco veicolare italiano è quello di una mobilità ancora fortemente ancorata alle quattro ruote, ma con la necessità urgente di rinnovarsi. Il futuro della mobilità in Italia passa da scelte politiche coraggiose e da investimenti mirati, per ridurre l’obsolescenza del parco auto e abbattere il potenziale inquinante, puntando con decisione su ibride, elettriche e su una mobilità sempre più sostenibile e inclusiva.