Il ritorno di Fleximan, due autovelox abbattuti in provincia di Milano

Due autovelox sulla SP30 tra Rosate e Gudo Visconti sono stati abbattuti. Le telecamere potrebbero aver ripreso l'autore; indagini e possibili responsabilità penali

Il ritorno di Fleximan, due autovelox abbattuti in provincia di Milano
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Renato Terlisi
Pubblicato il 16 gen 2026

Nelle ultime ore, la questione relativa alla sicurezza e all’integrità degli autovelox è tornata prepotentemente al centro dell’attenzione pubblica, dopo un grave episodio di vandalismo che ha interessato la provincia sudoccidentale di Milano. Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2026, infatti, due dispositivi di controllo della velocità sono stati brutalmente abbattuti lungo la strada provinciale 30, un’arteria che collega i comuni di Rosate e Gudo Visconti. Un atto che non solo riaccende il dibattito sull’efficacia e la percezione di questi strumenti, ma pone anche interrogativi sulle modalità di protezione e sulla risposta delle autorità.

La scoperta del danneggiamento

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i due rilevatori erano stati installati a breve distanza l’uno dall’altro, su un tratto di carreggiata dove il limite massimo di velocità è fissato a 90 km/h. Oltre a svolgere la funzione di controllo del rispetto dei limiti, i dispositivi erano dotati di telecamere per il riconoscimento automatico delle targhe, a testimonianza di un approccio sempre più tecnologico alla gestione della sicurezza stradale. Tuttavia, questo non è bastato a scoraggiare l’azione dei vandali: utilizzando strumenti da taglio, ignoti hanno reciso le basi metalliche che ancoravano i dispositivi al suolo, rimuovendoli completamente e lasciando dietro di sé solo tracce e detriti.

Immediatamente dopo la scoperta del danneggiamento, le autorità locali hanno avviato un’indagine approfondita. I primi passi hanno riguardato l’analisi dei filmati registrati dalle stesse apparecchiature, nella speranza che le telecamere abbiano immortalato dettagli utili all’identificazione dei responsabili. Contestualmente, sono state raccolte tracce e possibili indizi lasciati sulla scena del crimine, mentre gli investigatori invitano i cittadini a segnalare qualsiasi movimento sospetto o informazione rilevante che possa contribuire a far luce sull’accaduto.

La firma è la solita

Il metodo impiegato dai vandali non è passato inosservato agli occhi degli investigatori: il taglio delle strutture di ancoraggio richiama infatti il modus operandi già noto in altri episodi di cronaca, in particolare quelli riconducibili alla figura di Fleximan. Questo soprannome, ormai ben noto nell’ambito della sicurezza stradale, identifica un personaggio che in passato si è reso protagonista di azioni simili, soprattutto nella provincia di Rovigo. Proprio nel marzo 2025, un uomo di 43 anni era stato accusato di ben sette episodi di danneggiamento aggravato ai danni di dispositivi analoghi, facendo nascere il sospetto di una possibile emulazione o addirittura di un collegamento diretto tra i vari episodi.

Dal punto di vista normativo, le conseguenze per chi si rende responsabile di tali atti sono tutt’altro che trascurabili. In base all’articolo 15 del Codice della Strada, chi manomette o distrugge apparecchiature di controllo rischia sanzioni amministrative che possono arrivare fino a 173 euro. Ma non è tutto: il danneggiamento di beni pubblici può configurare reati ben più gravi, come previsto dall’articolo 635 del codice penale, che disciplina il reato di danneggiamento, e dall’articolo 340, relativo all’interruzione di pubblico servizio. In questi casi, la pena può arrivare fino a cinque anni di reclusione, soprattutto laddove si ravvisi una compromissione della sicurezza collettiva o della regolarità dei servizi.

L’importanza dei velox

Le forze dell’ordine, nel frattempo, ribadiscono con forza l’importanza degli autovelox come strumenti fondamentali per la prevenzione degli incidenti stradali. Lungi dall’essere semplici “macchine mangia-multe”, questi dispositivi rappresentano un presidio essenziale per il monitoraggio di tratti considerati ad alto rischio, contribuendo in modo significativo alla riduzione della velocità media e, di conseguenza, degli incidenti più gravi. Nonostante ciò, non mancano le polemiche: una parte dell’opinione pubblica continua a percepire questi strumenti come un’invasione della propria privacy o, peggio, come un mezzo per fare cassa più che per garantire la sicurezza.

Alla luce dei recenti episodi, le amministrazioni locali stanno valutando nuove strategie per rafforzare la protezione dei dispositivi. Tra le ipotesi al vaglio, figurano l’adozione di ancoraggi anti-taglio, più resistenti alle effrazioni, e la scelta di posizioni più strategiche e meno facilmente accessibili. In parallelo, si fa sempre più acceso il dibattito pubblico sull’equilibrio tra l’esigenza di tutelare la sicurezza sulle strade e quella di evitare un eccessivo senso di controllo da parte delle istituzioni.

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