In UE il parco auto è sempre più vetusto e affollato: le BEV non incidono

ACEA: il parco auto europeo è a 256 milioni con età media 12,7 anni. La penetrazione delle auto elettriche resta bassa (2,3%), evidenziando necessità di politiche più efficaci per il rinnovamento e la riduzione delle emissioni

In UE il parco auto è sempre più vetusto e affollato: le BEV non incidono
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Giorgio Colari
Pubblicato il 16 gen 2026

Il panorama della mobilità europea è attraversato da una profonda dicotomia tra ambizioni e realtà: da un lato, obiettivi stringenti di decarbonizzazione, dall’altro un parco veicoli che fatica a tenere il passo con le trasformazioni richieste. Secondo i dati ACEA 2024, sulle strade dell’Unione Europea circolano ben 256 milioni di automobili, con un’età media di 12,7 anni e una quota di auto elettriche a batteria che si ferma a un modesto 2,3%. Questi numeri fotografano un divario sempre più evidente tra le strategie politiche di Bruxelles e la realtà quotidiana degli automobilisti europei.

La transizione costa fatica

Le istituzioni comunitarie continuano a insistere su regolamenti rigorosi e target ambiziosi per favorire la transizione verso una mobilità sostenibile. Tuttavia, il settore automobilistico, i costruttori e le associazioni ambientaliste sollevano dubbi crescenti sull’efficacia delle politiche attuali. L’accusa principale è la mancanza di interventi concreti e immediati: mancano incentivi efficaci per il rinnovamento del parco veicoli e investimenti adeguati nelle infrastrutture di ricarica, due pilastri indispensabili per accelerare la diffusione delle auto elettriche.

Il fenomeno dell’invecchiamento del parco veicoli raggiunge livelli allarmanti in alcuni Paesi membri. In testa a questa classifica poco lusinghiera troviamo la Grecia e l’Estonia, dove l’età media delle auto è rispettivamente di 17,8 e 17,5 anni. Seguono la Repubblica Ceca (16,5 anni) e Malta (16,1 anni). L’Italia si colloca a 13 anni, la Spagna a 14,5, mentre Germania e Francia si mantengono sotto la soglia dei 12 anni. A rendere ancora più evidente la difficoltà della transizione, nel 2024 si registra un incremento dell’1,4% del numero totale di veicoli rispetto all’anno precedente, segno che la sostituzione dei veicoli più vecchi procede troppo lentamente.

Le elettriche non decollano

Nonostante gli sforzi normativi, la penetrazione delle auto elettriche e dei veicoli a basse emissioni resta limitata. Le ibride plug-in, per esempio, sono addirittura calate dal 2,1% all’1,4%, mentre le motorizzazioni tradizionali a benzina e diesel continuano a dominare con l’87,6% del parco veicoli circolante. Questa stagnazione tecnologica è la conseguenza di ostacoli concreti: i prezzi elevati delle nuove vetture, la scarsità di un mercato dell’usato elettrico, la carenza di punti di ricarica e un potere d’acquisto che resta limitato per molti cittadini europei.

Il dibattito pubblico si è polarizzato attorno a tre visioni principali. Da una parte, le istituzioni dell’Unione Europea sostengono che la transizione ecologica debba essere guidata da norme vincolanti e da un percorso graduale, considerati strumenti imprescindibili per orientare il mercato verso la sostenibilità. Dall’altra, i rappresentanti dell’industria automobilistica criticano la tendenza a privilegiare esclusivamente il futuro, chiedendo invece incentivi immediati e concreti per il rinnovamento del parco veicoli. Infine, le organizzazioni ambientaliste giudicano i progressi finora ottenuti largamente insufficienti rispetto agli obiettivi climatici, e reclamano misure drastiche: incentivi per le zero emissioni, limiti più severi ai veicoli obsoleti e un deciso rafforzamento della mobilità pubblica.

La soluzione prospettata dai principali attori del settore punta su strategie integrate e su una visione d’insieme. Programmi di rottamazione mirati, con priorità ai veicoli a basse emissioni, incentivi fiscali per l’acquisto e il leasing di nuove auto, un massiccio potenziamento della rete di ricarica e iniziative per rendere più accessibile il mercato dell’usato elettrico sono tra le misure più invocate. L’analisi dei dati ACEA mette in luce con chiarezza che le strategie future non possono prescindere dall’urgenza di azioni concrete nel presente: solo così sarà possibile rispettare gli impegni climatici e colmare il divario tra ambizioni politiche e realtà su strada.

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