Il marchio prediletto da Mao punta all'Europa: nel mirino la produzione in Spagna

Hongqi valuta la produzione in Spagna con Stellantis e Leapmotor: strategia per espandersi in Europa tra elettrico e partnership industriali

Il marchio prediletto da Mao punta all'Europa: nel mirino la produzione in Spagna
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Renato Terlisi
Pubblicato il 29 apr 2026

C’è stato un tempo in cui il nome Hongqi evocava soltanto limousine solenni, parate di Stato e il volto immobile del potere cinese. Oggi, quel nome torna a muoversi. E lo fa guardando a Ovest, verso un’Europa che non è più solo mercato, ma terreno di conquista industriale. Non con proclami, ma con una strategia precisa: produrre direttamente nel cuore del continente.

Una porta chiamata Spagna

Secondo le indiscrezioni, Hongqi starebbe valutando un approdo concreto attraverso uno stabilimento del gruppo Stellantis, in particolare quello di Saragozza.

Non è un dettaglio logistico, ma una scelta chirurgica. Utilizzare un impianto già esistente significa tagliare tempi e costi, evitando l’investimento pesante di una fabbrica da costruire da zero. E soprattutto, significa inserirsi subito nel sistema europeo.

Il ruolo di Leapmotor

A fare da ponte tra mondi diversi c’è Leapmotor, partecipata sia da Hongqi sia da Stellantis. È qui che la strategia prende forma: piattaforme elettriche già pronte, competenze condivise, sviluppo accelerato.

Non è più solo competizione tra blocchi industriali. È un intreccio di interessi, dove la tecnologia diventa lingua comune.

L’obiettivo: un milione di auto

Dietro questa mossa c’è un’ambizione chiara. Hongqi, controllata da FAW Group, punta a un milione di veicoli l’anno entro il 2030, con una quota estera di almeno il 10%.

E l’Europa è centrale in questo piano: oltre 15 modelli tra elettrici e ibridi, distribuiti in circa 25 Paesi. Non più solo berline di rappresentanza, ma SUV, crossover e modelli pensati per un pubblico globale, come la Hongqi EHS5.

Oltre i dazi, dentro il sistema

Produrre in Europa non è solo una questione industriale. È anche una risposta a un contesto sempre più complesso: dazi, regolamentazioni, pressioni politiche.

Costruire auto direttamente nel continente significa aggirare parte di queste barriere, ma anche mandare un messaggio chiaro: Hongqi non vuole essere un ospite, ma un protagonista.

Un nuovo equilibrio

La possibile alleanza con Stellantis racconta qualcosa di più profondo. L’automotive globale sta cambiando pelle: i confini tra “chi compete” e “chi collabora” sono sempre più sfumati.

Da un lato, i costruttori europei cercano efficienza e accesso a tecnologie elettriche avanzate. Dall’altro, i marchi cinesi cercano radicamento e credibilità nei mercati maturi. Nel mezzo, nascono accordi come questo.

Il significato della mossa

Se il progetto dovesse concretizzarsi, sarebbe il primo vero insediamento industriale di Hongqi nell’Europa occidentale. Non un semplice debutto commerciale, ma un passo strutturale.

E allora la domanda cambia: non è più “se” i marchi cinesi entreranno davvero in Europa, ma come e con chi lo faranno. Hongqi, da simbolo del passato, sta provando a diventare un attore del futuro. E questa volta, non arriva in silenzio.

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