Bosch cambia il “senso” del parcheggio: i nuovi chip a ultrasuoni aprono la strada alla guida autonoma

Bosch presenta a Auto China nuovi chip a ultrasuoni per ADAS e parcheggio assistito: più dati, meno consumi e maggiore integrazione

Bosch cambia il “senso” del parcheggio: i nuovi chip a ultrasuoni aprono la strada alla guida autonoma
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Renato Terlisi
Pubblicato il 28 apr 2026

Nel mondo della guida assistita, il dettaglio fa la differenza. E a Auto China, Bosch ha deciso di cambiare approccio: meno elaborazione iniziale, più dati grezzi.

I nuovi chipset a ultrasuoni TB193 e TB293 non si limitano a interpretare l’ambiente, ma catturano direttamente i segnali “alla fonte”, a livello del trasduttore. È un cambio di paradigma che sembra tecnico, ma che in realtà sposta l’equilibrio dell’intero sistema ADAS.

Come funzionano i nuovi chip

Il sistema si divide in due elementi principali:

  • TB293, il sensore che acquisisce i segnali grezzi
  • TB193, il controller che coordina più sensori e prepara i dati

In pratica, invece di filtrare subito le informazioni, il sistema le conserva nella loro forma originale, lasciando agli algoritmi il compito di interpretarle.

Il risultato? Una “visione” più ricca e precisa, fondamentale per riconoscere ostacoli complessi come marciapiedi, pilastri o veicoli in movimento.

Velocità, efficienza e meno peso

Non è solo una questione di qualità del dato. I nuovi chipset Bosch lavorano con:

  • velocità di trasmissione fino a 1,16 Mbps
  • consumi ridotti fino al 50%
  • un’architettura più leggera grazie al bus VASI

Quest’ultimo è uno degli elementi più interessanti: un’unica linea per alimentazione e dati, che riduce cablaggi e peso — due fattori sempre più cruciali nelle auto moderne.

L’integrazione con radar e telecamere

Il vero salto, però, arriva nell’integrazione. I dati raccolti dagli ultrasuoni possono essere combinati in tempo reale con quelli di radar e telecamere, creando una fusione sensoriale più completa.

È qui che si costruisce la base per i sistemi di guida autonoma più avanzati: non un singolo sensore migliore, ma una rete più intelligente.

Dal parcheggio alla guida autonoma

Bosch non lo dice apertamente, ma il messaggio è chiaro: questi chip non servono solo a parcheggiare meglio.

Sono un tassello di un percorso più ampio, che porta dai sistemi di assistenza di oggi a livelli più elevati di automazione. Più dati, trasmessi più velocemente e lasciati più liberi di essere interpretati, significano una sola cosa: più capacità decisionale per l’auto.

Il software decide, l’hardware si adatta

Con la possibilità di scalare il numero di sensori via software, questi chipset si inseriscono perfettamente nella logica delle piattaforme “software-defined”.

L’auto diventa un sistema aggiornabile, modulare, capace di evolvere nel tempo. E in questo scenario, l’hardware non è più un limite, ma una base flessibile.

Un passo silenzioso ma decisivo

Non è una rivoluzione appariscente. Non ci sono schermi giganti o design futuristici. Ma spesso è proprio così che cambiano le cose nell’automotive: con componenti invisibili che ridefiniscono ciò che l’auto è in grado di fare. E questi chip Bosch, nel loro silenzio, potrebbero essere uno di quei passaggi chiave.

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