Il governo valuta una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere

Il governo studia una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere o l'aumento dell'IRAP. Salvini preme, Codacons avverte su costi per gli automobilisti e i ministri discutono misure

Il governo valuta una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere
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Giorgio Colari
Pubblicato il 13 apr 2026

Il governo torna a monitorare da vicino i prezzi di benzina e diesel e valuta un possibile intervento sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere. La misura, ancora allo studio, potrebbe scattare nel caso in cui i listini alla pompa tornassero a salire dopo il recente calo registrato nelle ultime 48 ore. L’obiettivo è chiaro: evitare aumenti ingiustificati e contenere l’impatto del caro carburanti su famiglie e imprese.

Prezzi carburanti sotto controllo: le ipotesi del governo

Sul tavolo dell’esecutivo ci sono due possibili strade. La prima prevede una tassa ad hoc sugli extraprofitti, cioè sui guadagni ritenuti “anomali”. Il parametro di riferimento sarebbe il confronto tra:

  • indice Platts, benchmark internazionale dei prodotti raffinati;
  • prezzi consigliati di benzina e diesel.

Se la differenza tra questi valori dovesse superare una certa soglia, scatterebbe automaticamente l’intervento fiscale. La seconda opzione, invece, punta a un aumento dell’imposizione già esistente, sulla scia dell’incremento dell’Irap deciso con il recente decreto bollette. Al momento non c’è ancora una decisione definitiva: tutto dipenderà dall’andamento dei prezzi nelle prossime settimane.

Scontro politico e dati sui rincari

Il tema ha già acceso il confronto politico. Da un lato c’è chi spinge per un intervento rapido contro i cosiddetti “maxi guadagni” delle compagnie. Dall’altro, c’è una linea più prudente che invita a valutare con attenzione i dati prima di intervenire. Nel frattempo, i numeri restano elevati. Il prezzo del gasolio self service si aggira intorno ai 2,166 euro al litro, in leggero calo rispetto ai giorni precedenti ma ancora su livelli considerati alti.

Lo sconto sulle accise, pari a 24,4 centesimi al litro, è stato prorogato fino al primo maggio. Tuttavia, l’effetto si sta progressivamente riducendo a causa delle quotazioni elevate del petrolio. Secondo le stime delle associazioni dei consumatori, il caro carburanti pesa per circa 150 milioni di euro a settimana sugli automobilisti. Parallelamente:

  • le compagnie registrano un aumento dei margini
  • lo Stato incassa di più grazie alle tasse

Un equilibrio delicato che alimenta il dibattito su eventuali interventi correttivi.

Cosa può succedere nei prossimi mesi

Molto dipenderà dall’andamento del mercato energetico globale, a partire dalle tensioni internazionali e dalle dinamiche del prezzo del greggio. Se i prezzi dovessero tornare a salire in modo significativo, il governo potrebbe accelerare sull’introduzione di una tassa sugli extraprofitti o su altre misure fiscali.

Resta aperta anche la questione delle risorse necessarie per finanziare eventuali aiuti a famiglie e imprese. In questo contesto, torna al centro il tema della flessibilità europea e delle regole di bilancio. Per gli automobilisti, il quadro è chiaro: nel breve periodo difficilmente si vedranno cali drastici dei prezzi alla pompa. Le eventuali misure del governo potrebbero attenuare gli aumenti, ma non eliminarli completamente.

La partita si gioca quindi su due fronti: da un lato il controllo dei prezzi, dall’altro la sostenibilità delle finanze pubbliche. E nelle prossime settimane potrebbero arrivare decisioni decisive per il futuro del mercato dei carburanti.

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