Dacia sfida le auto cinesi: «4.000 euro di costi in meno in tre anni»

Dacia sostiene che le sue auto costino 4.000 euro in meno rispetto alle rivali cinesi in tre anni. Katrin Adt spiega la strategia ad Auto Infos

Dacia sfida le auto cinesi: «4.000 euro di costi in meno in tre anni»
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Giorgio Colari
Pubblicato il 6 nov 2026

Dacia vuole cambiare le regole del confronto con i costruttori cinesi. Il prezzo di listino resta fondamentale, ma la casa rumena del gruppo Renault sostiene che il vero vantaggio emerga dopo l’acquisto. In un’intervista alla testata francese Auto Infos, pubblicata il 5 novembre 2026, l’amministratrice delegata Katrin Adt ha dichiarato che le vetture del marchio possono costare 4.000 euro in meno rispetto alle concorrenti cinesi nell’arco di tre anni, considerando 15.000 chilometri percorsi annualmente. Una stima che Dacia utilizza per difendere il proprio posizionamento mentre la concorrenza asiatica diventa più aggressiva.

Dacia contro le auto cinesi: il vantaggio nei costi di gestione

Il ragionamento di Adt riguarda il costo totale di possesso, cioè la spesa sostenuta dall’automobilista durante l’utilizzo della vettura. Oltre al prezzo iniziale entrano in gioco consumi, assicurazione e svalutazione. Nell’intervista, la dirigente cita un vantaggio di circa 150 euro nella spesa per il carburante grazie all’efficienza delle motorizzazioni ibride, senza però indicare i modelli utilizzati per il confronto.

Il valore residuo costituisce un altro argomento centrale. Dacia afferma che le proprie automobili mantengono quotazioni superiori di 14 punti percentuali rispetto alla media dei concorrenti considerati. Per chi rivende l’auto dopo pochi anni, una minore svalutazione può incidere sul bilancio più delle differenze nei consumi.

La casa sottolinea anche la solidità della propria presenza commerciale, citando 3.500 punti vendita in Francia. Il dato dei 4.000 euro, tuttavia, rimane una dichiarazione aziendale: mancano nell’intervista un elenco dei modelli confrontati e una metodologia dettagliata che permetta di verificarlo in modo indipendente.

Spring II e Striker, la risposta all’avanzata cinese

La sfida arriva mentre i risultati commerciali mostrano segnali di difficoltà. Nei primi nove mesi del 2026 Dacia ha venduto 471.000 veicoli nel mondo, il 9,7% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel terzo trimestre la flessione ha raggiunto il 12,8%, con 144.175 unità consegnate.

Tra le risposte del marchio figura la nuova Spring II, una piccola elettrica prodotta in Slovenia e proposta in Francia a partire da 17.900 euro. La produzione europea consente l’accesso agli incentivi locali: per i clienti che soddisfano i requisiti, il prezzo può scendere a 14.300 euro e, con il contributo massimo, sotto gli 11.000 euro. Le prime consegne sono previste a dicembre.

A rafforzare la gamma arriverà anche la Striker, SUV-coupé annunciata sul mercato francese da 23.490 euro. Dacia cerca così di recuperare terreno nei confronti dei marchi cinesi, sempre più competitivi nei segmenti occupati da Duster e Bigster, dove prezzo, equipaggiamenti e motorizzazioni ibride influenzano direttamente le scelte dei clienti.

Produzione in calo e nuove sfide per gli stabilimenti Dacia

La pressione non riguarda soltanto le concessionarie. Lo stabilimento rumeno di Pitesti ha prodotto 182.558 veicoli nei primi nove mesi del 2026, registrando un calo del 15%. In ottobre sono state programmate fermate temporanee per adeguare la produzione all’andamento degli ordini.

Il gruppo Renault ha fissato un obiettivo di riduzione dei costi industriali di almeno il 20%, con l’ambizione di raggiungere il 30%. Per Pitesti la sfida è particolarmente delicata, considerando la concorrenza degli impianti in Marocco e Turchia e l’aumento dei costi energetici in Romania. Non è ancora stata definita la sede delle future generazioni di Duster e Bigster.

Nel frattempo la Sandero rimane uno dei pilastri del marchio: in Francia parte da 13.990 euro e dovrebbe essere rinnovata all’inizio del 2028, con una variante elettrica. La partita con i costruttori cinesi si giocherà quindi su due fronti: mantenere accessibili i listini e dimostrare, con confronti verificabili, la convenienza rivendicata nell’utilizzo quotidiano.

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