Com’è il nuovo Hurricane 4 Turbo di Stellantis

Jeep presenta l'Hurricane 4 Turbo, un motore 2 litri da 342 CV con Turbulent Jet Ignition, VGT, Ciclo Miller, doppia candela e iniezione mista. Debutta sulla Grand Cherokee 2026

Com’è il nuovo Hurricane 4 Turbo di Stellantis
G C
Giorgio Colari
Pubblicato il 12 mar 2026

Il mondo dell’automotive è in costante fermento, soprattutto quando si parla di propulsori che riescono a coniugare performance di alto livello e attenzione all’efficienza. In questo scenario si inserisce il nuovo Hurricane 4 Turbo, la punta di diamante tecnologica che Jeep ha scelto per equipaggiare la futura Grand Cherokee 2026. Si tratta di un motore 2 litri turbo che promette numeri da primato: ben 342 cavalli e 480 Nm di coppia, valori che fino a poco tempo fa erano appannaggio di unità di cilindrata ben superiore o di modelli destinati alle competizioni e ai segmenti di lusso.

Una rivoluzione

Alla base di questa rivoluzione c’è un concentrato di soluzioni ingegneristiche di ultima generazione, che traggono ispirazione dal motorsport e dalle esigenze sempre più stringenti in tema di consumi ed emissioni. Il cuore tecnologico del propulsore è rappresentato dal sistema Turbulent Jet Ignition, una sofisticata pre-camera di combustione progettata per ottimizzare la miscelazione tra aria e carburante. Questo accorgimento, unito alla presenza di una doppia candela per cilindro – una posizionata nella pre-camera e una nella camera principale – consente un’accensione estremamente affidabile e una significativa riduzione degli inquinanti, proiettando il nuovo motore Jeep verso standard ambientali di riferimento.

Ciclo Miller

L’approccio alla combustione è ulteriormente raffinato dall’adozione del Ciclo Miller, una scelta tecnica che prevede un rapporto di compressione particolarmente elevato (12:1). Questo consente al propulsore di lavorare in modo efficiente anche con carburanti a basso numero di ottano (fino a 87), senza incorrere nel rischio di detonazione. La presenza di un turbocompressore a geometria variabile, meglio noto come VGT, permette di modulare in tempo reale le palette della turbina: il risultato è una spinta vigorosa ai bassi regimi e un’efficienza ottimale quando si sale di giri, con una pressione di sovralimentazione che può raggiungere i 2,4 bar.

La gestione del carburante è affidata a una strategia a doppio binario che vede la iniezione diretta ad alta pressione (350 bar) lavorare in sinergia con un sistema di iniezione indiretta nel collettore di aspirazione. Questa combinazione, frutto di anni di ricerca, permette di adattare la formazione della miscela aria-carburante alle diverse condizioni operative, riducendo i depositi carboniosi e limitando la produzione di ossidi di azoto. A completare il quadro, l’adozione di un intercooler acqua aria che raffredda e densifica la carica aspirata, garantendo una combustione più efficiente e prestazioni costanti anche sotto sforzo.

Dal punto di vista della costruzione, il motore si distingue per l’utilizzo di blocco e testata in alluminio, con rinforzi strutturali che assicurano il miglior compromesso tra leggerezza e rigidità. La testata è dotata di quattro valvole per cilindro e di scarichi riempiti di sodio, una soluzione mutuata dalle competizioni che consente una dissipazione termica superiore e una maggiore affidabilità anche in condizioni di utilizzo gravose.

Una grande passo avanti

Il nuovo propulsore di Jeep non è solo un esercizio di stile ingegneristico, ma rappresenta un vero salto generazionale rispetto al precedente 2.0 DOHC I-4. I dati parlano chiaro: consumi ridotti del 10% e potenza incrementata del 20%, con una piattaforma pronta ad accogliere evoluzioni ibride e plug-in, in linea con le future strategie di elettrificazione del marchio.

Nonostante le indubbie qualità, non mancano perplessità tra gli addetti ai lavori e i potenziali clienti. L’elevata concentrazione di tecnologie avanzate – dalla pre-camera di combustione alla doppia accensione, dalla doppia iniezione alla turbina a geometria variabile – porta inevitabilmente a una maggiore complessità meccanica ed elettronica. Questo aspetto potrebbe tradursi in costi di manutenzione e diagnosi più elevati, oltre a richiedere una fase di validazione su strada per verificare i reali benefici in termini di consumi, al di là dei dati ottenuti in laboratorio.

Con il Hurricane 4 Turbo, Jeep lancia una sfida decisa all’intero settore, portando tecnologie tipiche dei motori racing e premium su un modello destinato a un pubblico più ampio. È una scelta coraggiosa, che mira a prolungare la competitività del motore termico tradizionale proprio mentre l’industria accelera verso l’elettrificazione. La partita è appena iniziata, ma le premesse fanno ben sperare per chi cerca il perfetto equilibrio tra innovazione, prestazioni e attenzione all’ambiente.

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