Bologna, il TAR annulla la Città 30: nuovo stop ai limiti
Il TAR annulla il piano Città 30 di Bologna per motivazioni ritenute troppo generiche. I tassisti ottengono ragione; il Comune dovrà rivedere le ordinanze con analisi tecniche e motivazioni più solide
La recente sentenza che ha annullato il piano Città 30 di Bologna rappresenta un vero spartiacque nel dibattito italiano sulla sicurezza stradale e sulle politiche di moderazione del traffico urbano. L’intervento del TAR dell’Emilia-Romagna, che ha giudicato illegittime le ordinanze comunali istitutive del limite 30 km/h su larga parte del territorio cittadino, riporta sotto i riflettori la complessità delle scelte amministrative in materia di mobilità e solleva interrogativi profondi sulle modalità con cui le città possono coniugare tutela dei cittadini, efficienza economica e sostenibilità urbana.
Una sentenza che cambia le regole del gioco
Il provvedimento del TAR ha accolto le istanze presentate dai tassisti, che si erano fatti portavoce delle difficoltà operative ed economiche generate dalla misura. Secondo la magistratura amministrativa, il Comune di Bologna non ha fornito una motivazione adeguata e documentata per giustificare una scelta così radicale e generalizzata, mancando di dimostrare la necessaria proporzionalita tra l’obiettivo di riduzione degli incidenti e gli impatti sulle attività economiche e sulla fruibilità urbana.
La sentenza sottolinea un aspetto fondamentale: ogni intervento sulla mobilità cittadina deve poggiare su solide basi tecniche e analitiche. In questo caso, le ordinanze comunali non hanno chiarito i presupposti oggettivi che giustificassero l’estensione indiscriminata del limite 30 km/h, né hanno fornito una valutazione puntuale delle ricadute su servizi, commerci e trasporto pubblico. Il TAR ha così riconosciuto la legittimità delle contestazioni, sottolineando che un provvedimento di tale portata non può essere adottato senza una riflessione approfondita e partecipata.
Un percorso giudiziario articolato
La vicenda giudiziaria che ha portato a questa decisione è stata tutt’altro che lineare. Il primo ricorso era stato infatti dichiarato inammissibile nel novembre 2024, ma il Consiglio di Stato ha successivamente ribaltato la situazione, riconoscendo la fondatezza delle critiche mosse dai tassisti e rimandando la questione al TAR per una nuova valutazione nel luglio 2025. La sentenza odierna rappresenta dunque solo il primo atto di una partita ancora aperta, che potrebbe avere ulteriori sviluppi nei prossimi mesi.
È importante sottolineare che la decisione del TAR non chiude definitivamente la porta a misure di moderazione del traffico. Il Comune di Bologna mantiene la facoltà di riproporre il limite 30 km/h e altre strategie di gestione della mobilità, ma dovrà farlo attraverso una progettazione più rigorosa. Sarà necessario produrre documentazione tecnica dettagliata, avviare sperimentazioni sul campo, coinvolgere i cittadini attraverso consultazioni pubbliche e condurre analisi costi-benefici che dimostrino in modo inequivocabile la proporzionalità degli interventi rispetto agli obiettivi di sicurezza stradale e qualità della vita urbana.
Un dibattito che coinvolge tutta l’Italia
La vicenda bolognese si inserisce in un contesto nazionale ed europeo di crescente attenzione verso la sostenibilità e la vivibilità degli spazi urbani. Da un lato, gli operatori del trasporto pubblico e privato evidenziano le criticità economiche e operative derivanti da limiti stringenti alla circolazione; dall’altro, urbanisti e associazioni per la sicurezza stradale ricordano i vantaggi in termini di riduzione degli incidenti, tutela dei soggetti vulnerabili e miglioramento della convivenza tra diversi utenti della strada.
La tensione tra esigenze di mobilità e obiettivi di sostenibilità riflette un confronto più ampio che interessa molte città italiane ed europee, impegnate a trovare un equilibrio tra innovazione, tutela dell’ambiente e salvaguardia delle attività economiche. Il caso del Comune di Bologna rappresenta un laboratorio privilegiato per osservare come la giustizia amministrativa possa influenzare le scelte di policy locale, ponendo l’accento sulla necessità di fondare ogni decisione su dati concreti, trasparenza e partecipazione pubblica.
In conclusione, la sfida lanciata dal TAR di Bologna non riguarda solo il futuro del limite 30 km/h, ma tocca le fondamenta stesse della governance urbana: come costruire città più sicure, inclusive e sostenibili senza sacrificare l’efficienza e la vitalità del tessuto economico e sociale. Il dibattito resta aperto e la soluzione, come spesso accade, richiederà equilibrio, ascolto e una visione condivisa del bene comune.