Perché i prezzi dei carburanti sono rapidi a salire e lenti a scendere

La crisi Usa-Iran ha spinto il prezzo del petrolio e causato forti rincari di benzina e diesel in Italia; emergono dinamiche di speculazione e criticità nella struttura del mercato

Perché i prezzi dei carburanti sono rapidi a salire e lenti a scendere
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Giorgio Colari
Pubblicato il 10 mar 2026

La recente impennata dei prezzi dei carburanti in Italia ha riacceso il dibattito sulla trasparenza e sulla reale formazione dei costi alla pompa. Il nuovo shock che ha colpito il settore trae origine dalla crescente instabilità nello Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il traffico mondiale di petrolio. In questo scenario, la crescita dei listini si è rivelata ben superiore all’incremento del valore del greggio, alimentando il sospetto di speculazione lungo tutta la filiera. Analisi di mercato hanno infatti messo in luce come il rincaro del diesel abbia raggiunto il 25,8% in una sola settimana, portando il prezzo da 1,59 a 2,00 euro al litro, mentre il Brent si è fermato a un +24%. Tuttavia, ciò che preoccupa maggiormente è la componente di prezzo non giustificata dai reali costi di produzione, con margini extra che vanno da 8 a 50 centesimi al litro.

Le cause della nuova crisi del petrolio

Tutto parte dall’escalation tra Stati Uniti e Iran, che ha reso lo Stretto di Hormuz un vero e proprio punto nevralgico per la sicurezza energetica globale. Sebbene il corridoio non sia stato ufficialmente chiuso, la paura di attacchi ha di fatto paralizzato il passaggio delle navi cisterna. Alcuni mercantili sono stati colpiti, con conseguenze tragiche anche per gli equipaggi. Questo blocco ha avuto effetti immediati sui mercati finanziari, facendo schizzare i futures sul greggio fino a un +36% in una sola settimana su alcuni listini.

La distorsione della filiera italiana: quando il costo reale si dissolve

In Italia, la situazione si complica ulteriormente. Secondo quanto denunciato da Unimpresa, il carburante distribuito nei primi giorni di marzo era stato raffinato quando il Brent oscillava tra 70 e 77 dollari al barile. Eppure, i prezzi alla pompa sono stati ritoccati quasi in tempo reale, come se quel diesel fosse stato prodotto con il petrolio a 93 dollari. Questo meccanismo ha generato margini aggiuntivi compresi tra 8 e 20 centesimi al litro, che arrivano fino a 35-50 centesimi nelle stazioni autostradali, senza alcun legame con i costi effettivamente sostenuti.

Il fenomeno rocket and feather: prezzi che volano e scendono a rilento

Un’altra distorsione tutta italiana è rappresentata dal cosiddetto fenomeno rocket and feather. Quando il petrolio aumenta, i prezzi di benzina e diesel alle pompe si adeguano in 24-72 ore; quando invece il greggio scende, il ribasso arriva solo dopo 2-4 settimane. Questa asimmetria genera ogni anno un trasferimento di ricchezza dagli automobilisti e dalle imprese di trasporto agli operatori petroliferi, stimato tra 3 e 7 miliardi di euro. Una situazione che penalizza pesantemente i consumatori e l’intero sistema produttivo nazionale.

Le peculiarità del mercato italiano e la vulnerabilità agli shock

L’Italia si trova in una posizione particolarmente delicata. La presenza di pochi grandi player, una rete autostradale con listini elevati e una domanda di diesel poco elastica, soprattutto per il settore degli autotrasporti, rendono il mercato estremamente sensibile a ogni crisi internazionale. Ogni tensione geopolitica si traduce rapidamente in aumenti dei prezzi, mentre i ribassi, quando arrivano, sono solo parzialmente trasferiti ai consumatori.

Scenario globale e possibili vie d’uscita

Rispetto agli shock degli anni Settanta, il contesto globale è oggi più resiliente: gli Stati Uniti sono diventati esportatori di petrolio, le fonti rinnovabili stanno crescendo e gli scambi internazionali sono più diversificati. Tuttavia, molte economie europee, Italia in primis, restano esposte alle oscillazioni del mercato. Le associazioni dei consumatori e gli operatori del trasporto chiedono maggiore trasparenza nei listini e interventi regolatori per limitare le distorsioni di prezzo asimmetrico.

Le istituzioni stanno valutando diverse misure: dall’aumento delle riserve strategiche a controlli più stringenti sui prezzi, fino agli incentivi per favorire la transizione verso flotte meno dipendenti dai carburanti fossili. Nel breve termine, l’unica strategia per gli automobilisti resta quella di monitorare attentamente i prezzi e preferire le stazioni meno soggette a rincari automatici. Il rischio più grave rimane comunque una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, che potrebbe portare a interruzioni strutturali nell’offerta e a ulteriori pressioni sui bilanci di famiglie e imprese.

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