Accise carburanti, conto alla rovescia: senza proroga diesel più caro d’Europa

Il 1° maggio scade il taglio delle accise da 24,4 centesimi: senza proroga il diesel in Italia rischia di diventare il più caro d’Europa

Accise carburanti, conto alla rovescia: senza proroga diesel più caro d’Europa
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Renato Terlisi
Pubblicato il 27 apr 2026

La data è cerchiata in rosso: il 1° maggio scade il taglio delle accise sui carburanti da 24,4 centesimi al litro, introdotto dal governo guidato da Giorgia Meloni per contenere l’impatto dei rincari su famiglie e imprese.

Una misura tampone, già prorogata una volta, che ora torna al centro del dibattito. Da più parti si chiede un’estensione, ma il margine di manovra si assottiglia, stretto tra esigenze di bilancio e pressioni sociali.

Diesel verso il record europeo

I numeri raccontano meglio di qualsiasi slogan. Senza lo sconto, secondo le stime de Il Sole 24 Ore, la benzina salirebbe intorno a 1,98 euro al litro, restando in linea con la media europea.

È il diesel, però, a far tremare: 2,30 euro al litro. Una soglia che porterebbe l’Italia in cima alla classifica dei prezzi più alti in Europa.

Secondo Codacons, senza il taglio delle accise il nostro Paese supererebbe nettamente realtà già care come Paesi Bassi, Finlandia e Francia. Un primato poco invidiabile, costruito più sulla pressione fiscale che sulle dinamiche di mercato.

Governo diviso, Salvini apre alla proroga

Dentro l’esecutivo il confronto è aperto. Il vicepremier Matteo Salvini non chiude alla proroga, ma avverte: “Da sola non basta”.

Il punto è che il taglio delle accise, pur alleggerendo il prezzo alla pompa, non sempre si traduce in un reale sollievo per settori chiave come l’autotrasporto, dove i costi continuano a correre più veloci degli aiuti.

Lo spettro dello sciopero e il rischio paralisi

Non è solo una questione di prezzi, ma di tenuta del sistema. Il 25 maggio è già stato fissato l’inizio di uno sciopero degli autotrasportatori: cinque giorni che potrebbero bloccare il Paese.

Uno scenario che evoca ricordi recenti, tra scaffali vuoti e filiere in affanno. Il caro-gasolio, in questo senso, è molto più di un problema energetico: è una miccia economica e sociale.

I conti pubblici e il muro dell’Europa

C’è poi il grande elefante nella stanza: i conti pubblici. Il taglio delle accise è costato finora circa 45 miliardi di euro. Prolungarlo significherebbe trovare nuove coperture, senza sforare i vincoli europei.

La linea di Bruxelles, rappresentata dalla presidente Ursula von der Leyen, è chiara: gli strumenti ci sono già, dai fondi energetici alle nuove flessibilità sugli aiuti di Stato. Ma una sospensione del Patto di Stabilità non è sul tavolo.

Tra emergenza e strategia: una scelta inevitabile

Il governo è davanti a un bivio: prorogare ancora, guadagnando tempo ma appesantendo i conti, oppure lasciare che i prezzi trovino il loro equilibrio, con il rischio di un impatto immediato su cittadini e imprese.

Nel mezzo, come spesso accade, c’è la realtà: un Paese che si muove ancora a diesel, e che ogni volta che il prezzo sale scopre quanto la transizione energetica sia ancora lontana dall’essere compiuta.

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