Chariot for Women: passaggi in stile Uber, per sole donne

Per rispondere ai problemi di sicurezza del ridesharing, un autista di Uber fonda un servizio per sole donne.

Chariot For Women è un servizio di passaggi in stile Uber, per sole donne con passeggeri e autisti tutti appartenenti al gentil sesso. L’idea è venuto a Michael Pelletz, autista di Uber, Chariot sarà attivo a Boston a partire dal 19 aprile e solamente il tempo saprà dirci se sarà un successo e se veramente il mondo aveva bisogno di un servizio così specifico. “Le premesse sono le stesse di tutti gli altri servizi di ridesharing“, spiega Pelletz in un’intervista, “abbiamo app per autisti e per clienti, come tutti gli altri, ci differenzia un’attenzione alla sicurezza che gli altri non anno“.

Il fondatore si riferisce ad un codice numero, che dopo la prenotazione è fornito al cliente. Per salire a bordo, la persona dovrà poi identificarsi con questo codice presso chi guida. Non finisce qui, esiste anche un aspetto legato alla beneficienza, il 2% di ogni corsa è destinato alla charity e non sono previsti aumenti di tariffe in stile Uber.

391112 01 : FILE PHOTO: An unidentified woman uses a headset while driving in a undated photo. New York Legislature voted June 25, 2001 to pass a ban, which Gov. George Pataki is expected to sign, against driving and using a cell phone without a headset. (Photo by Getty Images)

Oltre alla restrizione legata alle sole donne, la startup utilizza Safer Places per un controllo sulla persona al volante. Chariot richiede anche che ogni driver abbia superato il Massachusetts’ Criminal Offender Record Information (CORI) in grado di verificare eventuali pendenze e passati criminali, a questo s’aggiungerà in futuro un controllo sulle impronte digitali della persona alla guida. Considerato il livello di sicurezza, il servizio è aperto anche ai bambini di ogni sesso d’età inferiore ai 13 anni.

Il fondatore non sembra preoccupato riguardo ad eventuali conseguenze legali che l’esclusione dei maschi dal servizio può avere, “vogliamo dimostrare che non c’è equità per quanto riguarda la sicurezza nella nostra industria. Siamo pronti per confermare davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti che quando c’è di mezzo la sicurezza, non c’è nulla di sbagliato in un servizio per sole donne“, dichiara Pelletz.

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Un’altra questione riguardo a Chariot for Women in merito a  riguarda le donne e la loro emancipazione, se servizi come questo siano in grado d’avere effetti positivi o meno al riguardo. “Ci siamo dati cinque anni, per fare in modo che i fatti rispondano a queste domande“, racconta il founder, “speriamo che qualcuno ci segua sul terreno della sicurezza, perché al momento siamo i soli“. Molto si è detto e scritto riguardo alla sicurezza dei sistemi come Uber, il problema esiste, Chariot For Women restringe parecchio il numero dei possibili utenti e rischia di perdersi nel mucchio dei servizi di ridesharing, ma l’idea è buona, le possibilità ci sono in particolare se veramente Pelletz non avrà incidenti di percorso e sarà veramente in grado di far diventare la sicurezza un valore aggiunto della sua strar up rispetto ai concorrenti, cosa non facile. In alternativa, con lo spettro di una scarsa affidabilità, le chances di successo diminuiscono notevolmente.

 

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