Auto & Turismo: Tailandia con la Land Rover Discovery tra Buddismo, Wat, e sorrisi

Testo a cura di Matteo Morichini - seconda parte

Buddismo, Wat, lusso e sorrisi; viaggio in Tailandia con la Land Rover Discovery

Continuando a parlare di Auto & Turismo, vi proponiamo oggi un report completo di uno splendido viaggio compiuto in Tailandia: un'impresa portata a termine a bordo di una Land Rover Discovery. Vogliamo condividere con voi l'affascinante racconto del nostro Matteo, corredato da un nutrita gallery fotografica.

Buddismo, Wat, lusso e sorrisi; viaggio in Tailandia con la Land Rover Discovery

Per raccontare nel dettaglio tutte le emozioni vissute in Tailandia con la Land Rover Discovery – probabilmente tra i fuoristrada più iconici e conosciuti al mondo che quest’anno celebra il suo 25° compleanno – dovrei scrivere un libro, ma quello che posso affermare con sicurezza è che pochi altri posti al mondo possono vantare un tale equilibrio tra armonia percepita, bellezze naturali, benessere, cultura, lusso, cortesia, storia, architettura ed un grande, grandissimo cibo. E dopo averla vissuta, senza guide o tour organizzati, ma stando a stretto contatto con la popolazione ed i costumi locali, ho capito perché molti occidentali scelgono di cambiare vita trasferendosi in questo meraviglioso paese. Quel che segue è un itinerario copia e incolla di 12 giorni e 2000 chilometri in auto da Bangkok al confine con la Birmania, e poi giù al sud in aereo verso le tonalità verdi smeraldo di Krabi e le sue isole nel Mare delle Andamane. Seguite questo viaggio alla lettera per lasciare il “paese dei sorrisi” con l’anima carica di vita, dolcezza e memorie.

Buddismo, Wat, lusso e sorrisi; viaggio in Tailandia con la Land Rover Discovery

Giorno 1: Indirizzi Cool di Bangkok - Arrivo a Bangkok alle 06:00 con volo Thai Airways, vettore impeccabile in economica e regale nella classi business e first. Prendete un taxi (costo 15/20 euro) fino a The Siam Hotel by Sukosol, l’indirizzo più intimo e chic (ma davvero tanto tanto chic) della capitale tailandese con tanto di maggiordomo personale e lancia privata per muoversi lungo il fiume Chao Praya. Dopo un riposino per assorbire il jet-lag prima tappa street-food con noodles in brodo ed il loro magistrale equilibrio tra dolce, piccante, aspro e salato. Le quattro colonne portanti della cucina Thai. Al pomeriggio, quando il sole diventa meno impetuoso, prendete un long-tail boat e scoprite i canali perpendicolari al fiume e concludete la gita con un bel tramonto sul Wat-Arun. Tempio simbolo del turismo tailandese. Cena al Celadon - lo squisito ristorante del Sukhothai, parte dei The Leading Hotels of the World – poi due passi nella bieca e abbastanza orripilante trasgressione di Pat Pong (così potete dire di averla vista) e nanna perché sarete cotti come copertoni.

Buddismo, Wat, lusso e sorrisi; viaggio in Tailandia con la Land Rover Discovery

Giorno 2: Palazzo Reale, Mercati e Movida - Visita al mercato di Samrong, al Buddha Sdraiato e quindi al meraviglioso Palazzo Reale per ammirare la sublime convivenza tra architetture Khmer, birmane e tailandesi con affreschi dove si affrontano demoni e divinità buddiste che vi aiuteranno a conoscere meglio la storia del Siam, e quindi ad apprezzare di più tutto ciò che vedrete durante il viaggio. Parentesi movida; Bangkok è una città vibrante, cosmopolita, all’avanguardia e come offerta ha poco o nulla da invidiare a Londra, Shanghai, Parigi e New York. Viverla by-night è quasi un obbligo. Cominciate dall’alto; nelle terrazze dei grattacieli che ospitano lo Sky Bar o il Vertigo. Due posti molto “cool”; entrambi pieni di graziose fanciulle, musica abbastanza giusta ed un interessante amalgama di turisti, expats e locali. Anche se a me non è piaciuto per niente (servizio così e così, cibo un filino pretenzioso, salato e intrugliato), una guida redatta da un’acqua minerale ha eletto il Nahm migliore ristorante d’Asia, è quindi direi che l’esperienza cena tra i piatti dello Chef David Thompson all’interno del Metropolitan Hotel by Como ci può anche stare. Anche se un pasto completo con un paio di drinks vi costerà come ottanta (80!!!) cene a base di street-food, che per la cronaca in Tailandia è il migliore al mondo.

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Giorno 3: procediamo verso le antiche capitali del Siam - Sveglia presto, colazione con vista Chao Praya e l’impeccabile concierge ci informa che Jaguar Land Rover Tailandia ha consegnato la Discovery. Foto di rito davanti al The Siam Hotel e partiamo con la sezione OnTheRoad. In Tailandia si guida a destra e si tiene la sinistra ed il traffico di Bangkok è qualcosa di soprannaturale. Quindi le prime fasi al volante sono un filino concitate, ma ci si abitua presto ed in poco più di un’ora siamo ad Ayutthaya; la seconda capitale del Siam e splendido parco storico con templi costruiti tra i Frangipane. Ayutthaya è distante circa 70km da Bangkok e per vederla bene serve almeno una giornata. Ma il nostro programma è serrato ed alle cinque del pomeriggio saliamo sulla comoda e spaziosa Land Rover, armati solo della cara e vecchia mappa cartacea, ed inizia il viaggio verso Sukhothai. Che diventerà un incubo, e non certo per colpa della Discovery, che trasforma i chilometri in metri e dove si viaggia alti, protetti e avvolti da comfort, sicurezza e tecnologia. Davanti abbiamo un tragitto di 260 chilometri. Quisquiglie, rifletto, ma viaggiando non si finisce mai d’imparare e dopo un paio d’ ore alla guida, scopro il perché l’unità di misura delle distanze in Tailandia è in tempo (minuti, ore) e non in miglia o chilometri. Le autostrada non solo hanno i semafori, ma la corsia interna, dove pascolano tuk-tuk e scooter a 30 orari, sfiora abitazioni e mercati mentre in quella di sorpasso ti sfrecciano accanto pick-up imbufaliti. Bisogna guidare con attenzione ed i posti di blocco a imbuto della polizia, molti dei quali non presidiati, obbligano a frequenti cali di velocità. In più le mappe fanno zero distinzione su qualità e dimensioni. Ciò che viene segnalata come autostrada può essere, a tratti, un valico mentre una provinciale può avere quattro corsie. Insomma calma, sangue freddo e pazienza. Dopo tre ore cala la notte. Ci fermiamo lungo la strada a mangiare un mango (costo 20 centesimi). Quando mancano meno di 20km da Sukthothai ecco le gioie del viaggio OnTheRoad. Gomma bucata in mezzo al nulla. Per fortuna i tailandesi sono persone affabili e gentile. Si ferma qualcuno in soccorso; è un meccanico e arrancando raggiungiamo l’officina. Cambia la gomma con il suo cric e in meno di mezz’ora siamo nuovamente in marcia. Vorrei pagare la manodopera. Rifiuta con un sorriso. Insisto ma non c’è niente da fare. Gli regaliamo degli ovetti di Pasqua (siamo nella seconda metà di Aprile) di una eccellente cioccolateria torinese portati con noi dall’Italia. Il signore si commuove. L’energumeno che gli è accanto e che lo ha aiutato a smontare le gomma pure. Seguiamo a ruota (per rimanere in tema) ed arriviamo a Sukhothai a notte fonda. C’è un baracchino dove mangiare lungo la strada: Pad-thai e insalata di papaya (costo complessivo 70 centesimi di euro a persona) e finalmente a letto nel grazioso Thai Thai Sukhothai (30 euro una doppia).

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Giorno 4: L’Onirico Parco Storico di Sukhothai – Immaginate un parco perfettamente mantenuto (altro che Villa Borghese) con al suo interno rovine, templi e reperti di 1500 anni fa. Ecco, Sukhothai è questo e molto altro. In termini di storia e cultura infatti, la prima capitale del Siam o il Regno di Sukhothai, è il posto più straordinario di tutta la Tailandia. Un parco storico – da esplorare a piedi, in bici o scooter - simile a quello di Ayutthaya ma più speciale, perché più affascinante e monumentale. Un luogo senza tempo, con Buddha giganti incorniciati tra il giallo degli alberi di teak, laghi, natura tropicale e fiori di loto. Le pietre, scolpite da sole, piogge e vento, indossano i segni dei secoli ed in qualche modo narrano storie e trasferiscono sensazioni da pelle d’oca. L’atmosfera non è solo poetica, ma ha un qualcosa di magico. In fondo, se il primo regno siamese ha scelto questo luogo per venerare i propri Dei ed edificare il sacro, un motivo c’è. E come spesso accade con le civiltà antiche questo motivo a molto a che vedere con gli astri e con l’universo, da cui gli Khmer in particolare erano profondamente sedotti. Concludiamo la visita con un set fotografico d’eccezione e un pranzetto veloce (Tom Yam, pollo con curry verde, costo totale 1 euro) con vista templi e rotta verso il Triangolo d’Oro. Ci perdiamo immediatamente addentrandoci in una provinciale deserta. Ritrovata la retta via, la strada diventa pian piano più tortuosa con curve disegnate senza alcuna cognizione di causa. Ogni tanto l’asfalto concede una tregua ma sono solo attimi. I destra sinistra si susseguono in sequenza e solo gli ultimi 100 dei 380 chilometri sono di autostrada vera e propria. Meno male che la Discovery annulla buche e avvallamenti ed i sedili sostengono bene i lombi. Quando passiamo accanto a Chiang Rai è notte fonda e siamo stravolti, ma non esiste lenitivo migliore che il check-in al Phu Chaisai Mountain Resort ed una bella dormita tra i monti del Triangolo D’Oro.

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Giorno 5: Il Phu Chaisai Mountain Resort e il Triangolo D’Oro – Camere di bamboo con vista montagne, massaggi d’autore, silenzio ed eco-compatibilità sono le parole d’ordine di questo albergo tra il rustico e lo chic lunga la strada che unisce Chiang Rai a Mae Salong. Il Phu Chaisai è anche un ottimo punto di partenza per scoprire il Triangolo D’Oro; uno dei posti più sopravvalutati della Tailandia. Bello è bello per carità, ma niente in zona vale il viaggio fino all’estremo nord del paese. Il Triangolo D’Oro è il punto in cui Laos, Birmania e Tailandia s’incontrano lungo il fiume Mekong ed è finito sulle mappe e nell’immaginario per il commercio d’oppio, promosso dagli’imperi coloniali (Gran Bretagna su tutti) con il benestare del Governo siamese e poi diventato fuori legge negli anni 50’.

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Giorno 6: Oppio? Quale Oppio? Il Papaver Somniferum non abita più qui perché negli ultimi vent’anni Il Governo tailandese ha estirpato ogni traccia dello stupefacente sostituendolo con coltivazioni di thè e frutta e poi costruito un’interessante museo che spiega nel dettaglio le origini del suo commercio ed i danni permanenti che provoca alla salute. Il Museo dell’Oppio è forse la cosa più interessante del Triangolo d’Oro, che poi è un cartello con i nomi dei paesi che convergono in questo punto. Se proprio non potete farne a meno, con 15 euro circa una long-tail boat scalcinata vi porterà nell’isoletta dall’altra parte del fiume e così potrete avere un timbro del Laos sul passaporto. Nell’isola c’è un mercato con cianfrusaglie turistiche, sigarette ed un chiosco con i noodle in brodo tipici del paese (vengono serviti con carne di maiale tritata ed un tripudio di spezie ed erbe odorose, strepitosi e costo di 60 centesimi a scodella). Finita la gita acquatica saliamo sulla Land Rover Discovery e finalmente la mettiamo alla prova off-road tra risaie, foreste, sassi e mulattiere. La Discovery fa un sol boccone di ogni superficie, con il Terrain Response che consente di tarare erogazione, cambio e sospensioni a seconda del percorso affrontato. Rientriamo al Phu Chaisai al tramonto e camminiamo a valle tra le lucciole (mai viste così tante lucciole tutte insieme) fino ad arrivare ad un ristorantino lungo la strada che oltre a servire piatti squisiti è il luogo d’elezione per il karaoke. Tutto molto pittoresco e nessuna traccia del turismo di massa.

La seconda parte del viaggio

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Giorno 7: Coltivazioni e Kuonmintang: Dopo la colazione torniamo a bordo della Land Rover Discovery e ci addentriamo nelle montagne verso Mae Salong; rifugio del Kuonmintang dopo l’ascesa al potere di Mao e zona a maggioranza cinese provenienti dalla Yunan. Più facciamo rotta verso nord-ovest più fisionomie e architetture si avvicinano alla Cina. La strada, spesso incastonata nella prorompente vegetazione con rami e vegetazione al posto dei guard-rail, offre scorci panoramici interessanti ma l’umidità ed i 40 gradi fissi creano una densa e perenne foschia. Molte colline sono coperte da geometriche coltivazioni di thè. Ci fermiamo da uno dei produttori più importanti per una degustazione. La bevanda viene preparata in più passaggi (altro che le bustine a cui siamo abituati) con travasi continui da alambicchi, tubi e teiere. Spezziamo la gastronomia Thai con i piatti di un ristorante di Mae Salong con cucina dello Yunan e ed al rientro, quando i monti cedono il passo alla pianura, sessioni di guida accanto alle risaie fluo tra i picchi carsici. Dopo un po’ di relax al Phu Chaisai con un massaggio Thai di quelli tosti, lasciamo il resort per vedere Chiang Rai by night e la sua Torre dell’Orologio tutta d’oro molto “bling bling”.

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Giorno 8: Lo splendore del 137 Pillars House – Carichiamo per l’ennesima volta le valige nella granitica Discovery utilizzando anche i sedili posteriori (nel bagagliaio c’è la famosa gomma bucata) e ci mettiamo in marcia verso la città più grande nel nord della Tailandia. Dopo una visita all’interessante Tempio Bianco a sud di Chiang Rai, recentemente danneggiato da un terremoto, la strada diventa parecchio tortuosa. E stretta. Qui, rifletto, l’ideale è una trazione posteriore con il baricentro basso tipo la Jaguar F-Type. Poi passo sopra dei crateri che neanche sulla luna e concludo che la Discovery va benone. Dopo circa quattro ore al volante e dei deliziosi wan-ton e spring-rolls (costo 25 centesimi) acquistati lungo la strada, arriviamo a Chiang Mai; circumnavighiamo le sue mure antiche (unica città in Tailandia ad averne ndr) da cui spuntano le pagode in stile Thai. Se dormite in città (nelle campagne adiacenti ci sono numerosi Resort a cinque stelle), c’è un solo albergo da scegliere ed il suo nome è il 137 Pillars House; un omaggio ai 137 pilastri di teak che sostengono la struttura principale costruita con il medesimo legno. L’albergo ha atmosfere coloniali, un giardino dai profumi soavi per una classe innata difficile da spiegare a parole. La piscina, per esempio, è protetta da un muro con 20,000 (20,000!!!) piante di edera, la colazione è d’autore e preparata al momento, le camere sono enormi, comode, raffinate e di un’eleganza sopraffina con tanto di doccia all’aperto. Chiang Mai, la città dei Wat, dove si gira in tuk-tuk e gli edifici sono tra i più interessanti di tutta la Tailandia, è davvero bellissima, ma se dormite al Pillars House, parte degli Small Luxury Hotels of the World come il The Siam di Bangkok, l’esperienza diventa automaticamente indimenticabile.

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Giorno 9: Teak, Elefanti e il Wat più sacro del Siam: E’ il nostro ultimo giorno con la Land Rover Discovery. Azzerato a Bangkok, il computer di bordo segna 2079 chilometri percorsi. La Discovery è stata un’eccellente compagna di viaggio e siccome in Tailandia la strada si lascia non a chi va più veloce ma a chi è più grande, non poteva esserci auto migliore per scoprire questo meraviglioso paese. In più la Discovery trasmette sicurezza e solidità, ed a velocità autostradali si riesce a viaggiare per ore ed ore senza infiammazioni alla schiena. Si parte verso i monti attorno a Chiang Mai; è una giornata bollente – 42 gradi per 90 percento di umidità – ed in trequarti d’ora arriviamo in un parco naturald con cascate, fiumi ed elefanti che fanno il bagno. Mangiamo del pollo arrosto con salsa chili lungo la strada. Roba da perdere il lume della ragione tanta è la bontà. Nel pomeriggio visita al Wat Phra That Doi Suthep; il tempio Buddista più sacro della Tailandia. La scalinata è costeggiata da un lunghissimo serpente ed in cima c’è il leggendario elefante bianco che ispirò la costruzione del Wat. Lastruttura dai riflessi dorati osserva la città sottostante ed i fedeli omaggiano il Buddha. Come al solito servirebbe più tempo ed indecisi se goderci il più possibile Pillars House o visitare i Wat dentro le mura optiamo per la seconda opzione a bordo di un tuk-tuk. Un’altra cosa da non perdere a Chiang Mai è il massaggio Thai eseguito da non vedenti. Il posto è semplice, nascosto e un po’ dimesso, ma il massaggio è in assoluto il migliore del viaggio. E costa 2 euro per un’ora. Un po’ rimbambiti dalle manipolazioni che stimolano e liberano i nostri intorpiditi flussi energetici, concludiamo l’esperienza Chiang Mai con una camminata lungo la pittoresca Walking Street, dove oltre al sempre presente street-food si possono acquistare tessuti e artigianato locale.

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Giorno 10: Krabi e il Rayavadee Resort: Rayavadee significa Terra della Principessa ma forse la definizione più adatta è Paradiso Terrestre. Il Rayavadee, che occupa per metà il Parco Nazionale di Krabi (l’altra metà se la dividono altri 6 alberghi ndr) è senza ombra di dubbio uno dei 10 alberghi più belli del mondo. Atterriamo all’aeroporto di Krabi e ad attenderci c’è il lussuoso shuttle dell’albergo che ci porta fino ad un moletto. Saliamo s’un motoscafo privato ed in poco meno di mezz’ora s’un mare agitato approdiamo ai Railey East; la spiaggia che da accesso all’esclusività del Rayavadee Resort; un posto tanto magico quanto unico con una vegetazione rigogliosa e rami pieni di fiori profumati dove zompettano scimmie di tutte le taglie. La piscina, incorniciata tra la spiaggia di Railey West e faraglioni di granito e palme, è un’opera d’arte. Tutte e ottanta le specie di piante tropicali presenti nel parco dell’albergo sono contrassegnate e descritte nell’opuscolo che farebbe la felicità di ogni botanico. Il Rayavadee ha vie private che conducono a Railey e Phra Nang Beach, da apprezzare la mattina presto quando la spiaggia è vuota, oppure al tramonto, dove esplosioni di indigo, fucsia, viola, cobalto, azzurri e rosa colorano rocce, nuvole e mare. Ceniamo al Krua Phranang, probabilmente il ristorante più scenografico del Rayavadee con vista Phra Nang ed uno dei migliori posti dove mangiare in Tailandia. Rientrati nel Bungalow dall’architettura circolare , elegante, spazioso, curato, con camera sopra e salotto al piano terra, un giardino privato e tutti i comfort moderni (il Rayavadee ha anche un servizio di noleggio gratuito di film e libri) sensazioni di benessere, aspettative e felicità prendono il sopravvento su tutto e rifletto che raramente mi sono sentito così felice.

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Giorno 11: C’era Una volta The Beach – Ci aspettano acque smeraldo, grotte, insenature, palme, pesci tropicali e arcipelaghi. La sveglia di buon ora è accompagnata dai suoni della natura. Aperte le tende si delineano i contorni della piscina e del mare. La stanza viene inondata di luce e l’anima sorride. Il cammino di dieci minuti nel parco del Rayavadee verso la sala colazioni è puro piacere. La moltitudine di cibi e bevande esposte anche. Alle otto saliamo s’un motoscafo che ci porterà a Phi Phi Le, tra cui c’è l’isola finita sulle mappe grazie al film The Beach. Anni fa doveva essere uno spettacolo; adesso turismo e barche che occupano ogni centimetro di spiaggia prevaricano il paesaggio. Visitiamo varie insenature delle isole adiacenti; bellissime alla vista ma meno godibili rispetto alle nuotate del Mediterraneo. Il mare è piuttosto caldo e non offre alcun refrigerio, il sole picchia fortissimo e la scarsa visibilità dell’acqua non rende giustizia allo snorkeling. La sosta più spettacolare è Coco Island; un cerchio di sabbia con le palme al centro ed una laguna turchese intorno. Rientriamo al Rayavadee nel tardo pomeriggio per nuove memorabili sessioni di chill-out e una cena nel ristorante Home Made Cuisine che utilizza solo prodotti biologici dove mangiamo un pesce fritto con salsa chili che ricorderemo a lungo.

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Giorno 12: Magica Tailandia: Se visitate Krabi e il suo parco nazionale – famoso per la sua rigogliosa natura, il mare verde e le scalate su roccia - senza dormire al Rayavadee perderete molto dell’esperienza. Le spiagge di Railey e Phra Nang sono meravigliose ma per apprezzarle al meglio bisogna svegliarsi al mattino presto e poi avere un rifugio dove trascorrere le ore più calde. Il Rayavadee, con accesso diretto ad entrambe, offre la possibilità di godersi il meglio del Parco Nazionale di Krabi con l’aggiunta di servizi da cinque stelle lusso come una Spa sontuosa per estetica e trattamenti, un mangiare eccellente, escursioni guidate, la possibilità di giocare a tennis o squash e di prendere un kayak per ammirare da vicino le frastagliate rocce di granito, simili a salici piangenti di pietra, che si riflettono nel mare. Lasciare questo paradiso è stato un colpo al cuore. Il Rayavadee Resort vale da solo il viaggio fino in Tailandia; un paese che come avrete capito ha una lunga serie di cose memorabili e speciali da vivere, vedere e raccontare. Non senza malinconia, prendiamo il motoscafo e poi lo shuttle per l’aeroporto di Krabi. Inizia il lungo rientro verso l’Italia, reso più lieve dall’ospitalità e dai servizi Thai Airways, come la sala massaggi nell’aeroporto di Bangkok per chi viaggia in Business o First. La Tailandia starà anche affrontando una situazione politica delicata, ma per i turisti non c’è davvero niente da temere. Scopritela come ha fatto OnTheRoad; copiate questo itinerario, dormite negli stessi alberghi, visitate il Palazzo Reale e la Bangkok by Night, mangiate tanto street-food, cavalcate gli elefanti tra cascate e parchi nazionali, ascoltate i silenti racconti delle pietre millenarie di Aytutthaya e Sukhothai e concludete con la maestosità di Krabi vista attraverso il lusso del Rayavadee. Vi garantisco che sarà il viaggio più bello della vostra vita ed al rientro, purtroppo, tutto vi sembrerà tremendamente grigio e insapore.

in collaborazione con On The Road

Land Rover Discovery, la mia compagna di viaggio

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Iconica e rassicurante, solida e pragmatica, lussuosa ma al tempo stesso “very understated” come cultura inglese comanda, la Land Rover Discovery 4 che abbiamo utilizzato per la Tailandia OnTheRoad è stata un’eccezionale compagna di viaggio. E non lo dico perché caval donato non si guada in bocca (a questo proposito grazie Jaguar Land Rover Italia e JLR Tailandia per il supporto tecnico-logistico) quanto perché nel corso degli oltre 2000km percorsi da soli – senza guide locali o gps ma armati solo della cara e vecchia mappa cartacea - tra strade spacca schiena, valichi tropicali, piogge bibliche e terreni di varia tenuta e natura, l’auto non ha avuto mai un sussulto o un indecisione. E siccome correre nelle strade tailandesi sarebbe masochismo e autodistruzione (leggete perché nel diario di viaggio) la Discovery 4 equipaggiata con il motore 3000 V6 da 211 cavalli collegato al cambio ad 8 rapporti ha consumato circa 10 km al litro tra autostrade, città e strade di montagna. Niente male per un fuoristrada con 4 ruote motrici, capacità di carico da furgone ed un’abitabilità paragonabile ad un appartamento.

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In un mondo dove i Suv non competono più sulle capacità off-road quanto su design, prestazioni e tecnologie, la Discovery, che quest’anno celebra il suo 25esimo anniversario, è rimasta fedele a se stessa conservando il fascino e il Dna del primo modello, reinterpretando il tutto in chiave contemporanea. Gli interni, comodi e spaziosi, antepongono la funzionalità al lusso, la posizione di guida è dominante (quindi anche i passeggeri possono godersi al meglio i panorami attraverso i generosi cristalli) con sospensioni tarate per rendere l’assetto vellutato e confortevole. Aspetto impagabile sulle scalcinate strade nelle montagne del nord della Tailandia, dove più di una volta abbiamo selezionato l’impostazione rocce o fango sul Terrain Response per evitare magagne con piccoli ostacoli. Che a onor del vero, probabilmente avremmo superato anche con una city car. Ma non è questo il punto; perché in un viaggio distante e remoto (e in tutte le situazioni di guida), dove non si conosce bene la qualità dei percorsi affrontati, poter contare sulle abilità fuoristradistiche di un Suv come la Land Rover trasmette sicurezza e serenità e rende l’esperienza più rassicurante e piacevole.

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Oltre che nei fuoristrada duri e puri, la Discovery esprime il suo meglio nelle strade a scorrimento veloce, con i chilometri che scorrono via in fretta minimizzando la fatica di chi è al volante. Nei percorsi misti, specie se stretti e tortuosi, l’auto soffre un po’ a causa del baricentro alto ed ha un cambio tarato sul comfort che a volte si addormenta e fatica a trovare la marcia ideale. Ma tanto questo già lo sapete perche la Discovery non è certo stata costruita per derapare nei tornanti quando per rispondere presente ad ogni richiesta avventurosa. Il modello utilizzato in Tailandia, aveva 100,000 km e un bel po’ di anni di onorata attività. Nel frattempo le Discovery sono progredite da tutti i punti di vista, ma ciò che resterà sempre immutato, conoscendo la filosofia Land Rover, è l’intramontabile classe e l’indiscutibile fascino di un mezzo a suo agio tra i ghiacci, nei deserti, sulle pietre dei canyon ma anche per arrivare con innato stile al Teatro dell’Opera e in alberghi super chic come il The Siam di Bangkok o il 137 Pillars House di Chiang Mai.

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