Parte col piede giusto la nuova Chevrolet Camaro in USA: con 6000 ordini accumulati nelle prime due settimane di carriera, non si può certo dire che la rediviva muscle-car abbia deluso.
Del resto, la grossa coupé americana ha tutti i numeri per riuscire a conquistare i cuori degli automobilisti: una linea decisa, un listino praticamente da saldo e una gamma motori completa di alternative meno “assetate”.
La sorpresa però, viene proprio dai propulsori più grossi: complice un accenno di discesa dei prezzi del carburante, gli americani hanno preferito alla stragrande i V8 della Camaro SS ai V6 della LS, con i primi che hanno rappresentato addirittura l’84% di queste primissime immatricolazioni.
Continua a leggere: Chevrolet Camaro già a quota 6000 ordini: l'84% sono V8
Al prossimo Salone di Los Angeles avremo l’opportunità di vedere in prima mondiale la nuova Mini E, versione elettrica della piccola anglo-tedesca che verrà realizzata in soli 500 esemplari.
Per quelli di voi che fossero interessati a conoscerla più da vicino (anche per la semplice curiosità di guidare un’auto elettrica), e avessero l’occasione di recarsi in USA prossimamente, segnaliamo che la casa offrirà l’opportunità di provare la Mini E anche a noi europei.
Le modalità dell’iscrizione ai test drive, che si svolgeranno nel sud della California, a New York e nello stato del New Jersey, sono descritte nel dettaglio sul sito MiniSpace.
Fiat ha presentato oggi i risultati trimestrali. Tante cifre, parole, considerazioni, chiacchiere e previsioni sul futuro (”siamo attrezzati per fronteggiare un 2009 difficilissimo”) che poco hanno a che fare con la notizia più importante.
Qui riportiamo testualmente quanto si leggeva sulle slides di presentazione, testo riproposto fedelmente da BorsaItaliana: “I fondamentali del piano 2007-2010 non sono influenzati dalle deviazioni temporanee previste nel 2009, eccetto che per il ritorno dell’Alfa Romeo sul mercato USA, posticipato al 2011 […]”.
Basta così, non leggiamo oltre. Alfa Romeo non festeggerà i suoi cento anni con l’attesissima e ambitissima “ri-conquista” dell’America, rimandando ancora una volta un appuntamento cruciale con la storia. Un gran peccato.
JP Morgan Securities, secondo quanto riportato ieri da Reuters, ha rivisto al ribasso le proiezioni riguardo GM e Ford Motor Company per l’ultimo quarto del 2008, aggravando il quadro delle già previste perdite e citando tra le cause l’attuale, critica situazione del credito.
“GM e Ford sopravviveranno, ma bruceranno molti miliardi in borsa nel corso dell’anno prossimo” scrive JPM, che ritocca anche le previsioni sull’andamento azionario delle due multinazionali, per le quali ci si attende un deprezzamento molto significativo nel corso dei prossimi 12 mesi.
In quello che si annuncia come un anno di sangue per l’intero comparto, anche gli automotive suppliers sono coinvolti: JPM prevede che dai ribassi a due cifre che vedranno molte aziende (sia in fatto di risultati commerciali che di entrate), non si scapperà facilmente, e che c’è da aspettarsi conseguenti difficoltà borsistiche su ambedue le sponde dell’Atlantico.
Continua a leggere: JP Morgan: peggiori del previsto le proiezioni per l'industria automobilistica
Un altro grande nome dell’automotive mondiale entra a far parte della lista di quelli che negli ultimissimi giorni hanno reso noti tagli all’attuale produzione: Nissan annuncia una correzione per gli obiettivi industriali di Murano e Rogue (modello non importato in Italia), in seguito al vero e proprio tonfo subito dai due modelli sul mercato nordamericano.
Dopo il comunicato di settimana scorsa, in cui si ufficializzava un simile provvedimento riguardante lo stabilimento spagnolo che produce il Pathfinder, l’annuncio di oggi riguarda la produzione giapponese e prevede un rallentamento da novembre a marzo per le linee di assemblaggio dei modelli destinati agli USA.
In America, fino a tutta la prima metà di quest’anno, i due SUV si erano comportati molto bene, ma l’impennata del prezzo dei carburanti prima, e l’incerta situazione economica poi, hanno reso quasi drammatici i mesi di agosto e settembre, che hanno portato le perdite al 37% rispetto all’anno scorso. Ikue Matsuura, portavoce della casa, ha aggiunto che i tagli riguarderanno anche la produzione di alcuni modelli Infiniti.
Continua a leggere: Nissan taglia la produzione di Murano e Rogue destinati agli USA
Obama o McCain? Il senatore afroamericano o l’eroe del Vietnam? Quesiti da quattro novembre; prima, infatti, va sbrigata la “pratica” relativa alla fusione fra General Motors. Un affaire da miliardi di dollari, mica bruscolini, sbrigato in meno di due settimane.
Infatti, secondo quanto riporta l’edizione on line del quotidiano Usa Today, i due ex colossi sarebbero in trattative per ottenere aiuti governativi con cui scavalcare la crisi. In particolare, Gm non riuscirebbe a veder approvati i prestiti tramite i quali avanzare l’offerta decisiva. Il The Journal, però, è il primo a parlare di numeri: la fusione dovrebbe generare risparmi pari ad oltre 10 miliardi di dollari, considerati anche i 40 mila esuberi (limite massimo). Insomma, il quarantaquattresimo presidente avrà una “grana” in meno cui pensare.
Via | Il Sole 24 Ore (Grazie a derek per la segnalazione)

I piani dei costruttori di tutto il mondo per ampliare l’offerta dei modelli diesel negli USA stanno andando avanti a vele spiegate: dopo il lancio dei BlueTEC Mercedes, il Gruppo Volkswagen ha reagito dapprima presentando la gamma diesel Audi, ed ora anche per la casa madre sembra giunto il momento di impegnarsi più concretamente.
VW offre già la Jetta TDI al di là dell’oceano, ma in futuro (non prima del 2011) ci sarà l’introduzione di un secondo modello spinto da una motorizzazione diesel. Con ogni probabilità si tratterà di una seconda berlina di classe media che verrà realizzata presso il nuovo stabilimento di Chattanooga in Tennessee.
Presso il medesimo impianto produttivo, dovrebbe poi vedere la luce un terzo modello, più piccolo della Jetta, per il quale sembra altresì probabile l’offerta di un motore TDI. Ma c’è dell’altro.
James E. Taylor è stato nominato da GM nuovo amministratore delegato del marchio Hummer, la casa più a rischio dell’intero colosso statunitense.
Taylor ha finora prestato la sua opera in Cadillac, dove ha lavorato per riportare il marchio sulla “retta via” in termini di prodotto e percezione dell’immagine a livello globale. Ora il suo compito sarà molto probabilmente quello di traghettare Hummer verso la cessione: il documento ufficiale diramato da General Motors comunica infatti che “questo spostamento rappresenta un passo importante nella strategia di revisione del ruolo di Hummer”.
Visto che GM ha chiaramente fatto intendere i suoi propositi per Hummer, l’interpretazione corretta sembra proprio questa. Martin Walsh, attuale general manager, dovrà occuparsi dei rapporti con i concessionari USA durante questa critica fase di passaggio.
Via | Autoblog.com
Non c’è pace per la GT-R. Dopo le continue schermaglie fra Nissan e Porsche sui tempi al Nurburgring (e chissà quante nuove puntate ci saranno…) piove come un macigno una notizia che arriva direttamente dal forum della vettura in oggetto (North American GT-R Owner’s Club).
In pratica, stando a quanto è possibile ricavare da una discussione iniziata da un proprietario della GT-R, se si insiste troppo con la procedura del Launch Control che disattiva il controllo di trazione VDC, la meccanica viene stressata a tal punto da creare dei problemi alla trazione integrale. Ovviamente la procedura di Launch Control è l’unico modo per riuscire a ottenere e replicare lo strepitoso tempo di 3,5 secondi nel classico 0-100.
La GT-R usata come “missile terra-terra” comincia a manifestare un’anomala rumorosità dal posteriore e viene portata presso il concessionario Nissan e qui il proprietario ha l’amara sorpresa di scoprire che la Casa non garantisce l’auto se viene utilizzata troppe volte in quel modo apparentemente poco ortodosso. Ovviamente ci è dato sapere solo la versione del proprietario che comunque, se venisse confermata, è significativa anche perché a “studiare” il caso sono persino arrivate appositamente due persone dal Giappone.
In questi casi è difficile stabilire torti o ragioni e ormai le centraline delle auto registrano qualsiasi dato sull’uso e abuso del mezzo. Per esempio, già quasi dieci anni fa, seguendo sui vari forum le notizie di un’altra auto sportiva come la BMW M3 E46 con il cambio SMG II ci si poteva imbattere in proprietari che al tagliando gli veniva notificato il numero esatto delle volte che era stato usato il Launch Control un pò per curiosità statistica un po’ per monito a non abusare. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma.
Però questo caso è piuttosto delicato perché tocca un’auto che ha alimentato aspettative altissime (come le sue prestazioni) e anche una certa invidia e/o insofferenza nella concorrenza, soprattutto teutonica, che ha sempre visto le sportive di Nissan come degli innocui parvenues esotici di basso prezzo e livello. Se tutto fosse vero e confermato, attendiamoci sviluppi e richiami sulle GT-R perché Nissan a questo punto non può permettersi un clamoroso autogol sull’affidabilità della vettura e replicabilità delle prestazioni dichiarate.
Via | duemotori
Sono partiti ieri lunedì 13 ottobre gli ordini in USA per la nuova Chevrolet Camaro: il prezzo, come vuole la “filosofia-muscle-car”, è molto molto invitante. I listini partono infatti da 22.245 dollari.
Con questo corrispettivo più che ragionevole ci si porta a casa la Camaro LS, versione “entry-level” equipaggiata con il V6 da 300 CV. Il gradino superiore è rappresentato dal V8 da 400 CV, che “viene via” per 30.245 dollari.
Per fare un paragone, la nuova Dodge Challenger SRT-8 da 425 CV costa invece 39.280 dollari. Tutto insomma fa pensare ad una buona riuscita commerciale per la proposta Chevrolet, che può contare peraltro su consumi inferiori rispetto alle concorrenti.
Continua a leggere: Chevrolet Camaro: via agli ordini in USA con prezzi da $ 22.245
Delle primissime voci sul clamoroso matrimonio tra General Motors e Chrysler vi avevamo già dato conto sul finire di settimana scorsa. Oggi, praticamente in concomitanza con l’avvio della settimana di contrattazioni a Wall Street, siamo in grado di aggiungere nuovi dettagli e qualche conferma. E ad abbozzare i contorni di uno scenario inedito per gli assetti futuri dell’automotive americano.
Cerberus Capital Management, il fondo di private equity che detiene il controllo di Chrysler dopo la cessione da parte di Mercedes-Benz, sarebbe intenzionato ad assumere il controllo dell’intero pacchetto azionario di GMAC (General Motors Acceptance Corporation), la società che si occupa dei servizi finanziari del colosso di Detroit. GMAC è attualmente nelle mani di Cerberus per il 51%, con il restante 49 controllato da General Motors stessa.
Alcuni analisti sostengono che nel caso in cui la manovra dovesse prendere forma, Cerberus potrebbe decidere una riduzione della propria quota in Chrysler LLC. Questo passo sarebbe il preludio alla cessione tout court di Chrysler -a GM stessa o a contraenti terzi-, che segnerebbe di fatto l’uscita di Cerberus dalla malandata industria automobilistica americana. Una mossa sorprendente sì, ma non per gli analisti, che la vanno pronosticando ormai da mesi.
Via | LeftLane
Infelici e compiaciuti: colpiti ai fianchi dalla recessione si rifugiano nella mutua assistenza. Così, fra qualche anno, la “casta” dei big three si potrebbe ridurre ad un duopolio. Secondo un’anticipazione fornita dalle maggiori agenzie di stampa mondiali, General Motors e Chrysler potrebbero diventare ben presto un’unica entità.
Tale decisione, manco a dirlo, va imputata alle perduranti difficoltà economiche e commerciali: l’unica via d’uscita consiste nel sacrificare la propria indipendenza. Il New York Times, a tal proposito, parla di colloqui in fase avanzata (si è parlato addirittura del 50% di possibilità) fra Gm e Cerberus Capital Management, il fondo d’investimenti proprietario del brand originario di Auburn Hills. Unico inconveniente: questi abboccamenti non si concretizzeranno in alcun accordo proprio a causa della crisi finanziaria. Ironia della sorte.
Il colosso risultante da questa cooperazione avrebbe in mano il 35% del mercato statunitense, con picchi di quasi monopolio fra le utilitarie, sportive e SUV.
Via | Repubblica