Nuova Mini: la nostra prova su strada [FOTO]

Dopo il primo contatto per le strade di Portorico, abbiamo messo di nuovo alla frusta la piccola evergreen, sulle strade di montagna.

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Come sapete abbiamo parlato in diverse occasioni della nuova Mini, giunta alla sua terza generazione hatchback. Accompagnatrice di una intera generazione, dopo un primo contatto tra le strade di Portorico, che potete leggere nelle pagine successiva a questo articolo, l'abbiamo messa alla prova tra le strade nostrane intorno la capitale.

Saliamo quindi a bordo e analizziamo questa terza generazione Mini. Le novità sono evidenti a bordo del nostro 'ponte di comando'. Come avevamo visto fin dal lancio mondiale, la prima grande volontà da parte degli ingegneri di casa Mini, era quella di migliorare lo spazio interno, migliorato sopratutto per i passeggeri posteriori.

Certo è che, qualora chi si trovi alla guida superi i 170 cm di altezza di chi ha provato questa macchina, parlare di spazio comodo risulta un pò eccessivo. Quel che è certo è sicuramente quel senso di feeling avvolgente che attornia chi si trova al volante, abbinato ad una sensazione di stile anni '70 'futuribile', in una fusione tra classicismo british tipicamente Mini e l'impatto moderno della tecnologia dei giorni nostri. Riprova ne è anche una migliore qualità dei materiali: le plastiche ora risultano migliori al tatto.

L'ergonomia di contro, è promossa con riserva. Coniugare alla perfezione stile e praticità può risultare non sempre facilissimo, ed in effetti, sopratutto in riferimento al manettino del computer di bordo di chiara estrazione BMW, il posizionamento è risultato 'poco naturale' e istintivo. Non si tratta tanto del posizionamento in sè, sul tunnel centrale, dietro la leva del cambio, quanto nella disposizione longitudinale, forse leggermente troppo arretrata. In altre situazioni, di contro, l'ergonomia è stata comunque migliorata: via le levette a bilancere degli alzacristalli sulla console centrale, tanto per fare un esempio, e largo a dei bottoni posti sugli appoggiabraccia delle portiere.

Convince un cambiamento 'epocale' di questa terza generazione Mini: non c'è più il grande tachimetro centrale con funzione classica da contachilometri, ed al suo posto rimane sempre un oblò centrale, ma ora con funzione di computer di bordo, figlio del BMW ConnectedDrive, veramente veloce ed efficiente con il suo schema a 'tendina' a sviluppo orizzontale, e con un software veloce e immediato.

Che fine ha fatto il tachimetro? E' stato spostato proprio di fronte al guidatore, in un piccolo quadro circolare classico, affiancato da una mezzaluna ancor più piccola che indica il numero di giri. Molto efficace per il design, forse un pochino meno per quanto riguarda la visibilità.

Il punto nodale riguarda un'esperienza decisamente coinvolgente, ma al contempo raccolta. Se da un lato, avere tutto a portata di mano risulta efficace come soluzione, dall'altra può diventare fin troppo 'piena' per via dei tantissimi pulsanti, sia al volante che nella plancia centrale. Ovviamente poi, il concetto curvilineo tende a rendere ancor di più l'idea di 'pienezza' dell'ambiente. A rendere il tutto però più vivo, colorato e 'fashion' ci pensano le luci colorate a led del Driving Excitement, che spiccano a fianco del tachimetro. E' vero, sono un optional, ma noi lo consigliamo: illuminano di vari colori a seconda dei diversi paramentri scelti da chi guida, ed offre un tocco di vivacità in più all'ambiente.

La posizione di guida risulta facile e ideale, con varie possibilità di regolazione che permettono di trovare la perfetta triangolazione. Comodi i sedili, anche se con qualche piccola riserva: sicuramente non ci troviamo di fronte ad un livello di comodità pari a quello di un SUV o di una monovolume, ma il loro lavoro lo svolgono egregiamente, anche dopo qualche ora nel traffico.

E' chiaro che, però, il punto nodale è proprio il comportamento dinamico di questa nuova Mini. Se nel traffico, una cittadina, può mostrare i propri punti di forza nell'abitabilità, nella comodità o comunque nella facilità di poter effettuare le manovre, oltre che la buona luce a terra, il piacere di guida è un concetto assimilabile principalmente in una prova fuori-porta. Proprio questa è stata l'idea di Mini che, dopo averci portato in un bunker 'inaccessibile' in cima ad una montagna, lontani da occhi indiscreti, abbiamo messo alla prova il nostro esemplare, equipaggiato con il nuovo TwinPower Turbo a benzina da 136 cavalli, lungo le strade che costeggiavano il lungolago di Anguillara, vicino Roma.

Strade e percorsi decisamente variegate, con allunghi decisi, curve impegnative e tratti anche dissestati. Partiamo immediatamente dal motore che, nonostante il suo frazionamento tre cilindri, mostra tutta la sua grinta e la sua piacevolezza di guida. E' un propulsore pieno, in grado di spingere lungo tutto il suo arco di erogazione e non solo tirandole il collo. Sorprende principalmente la sua ripresa, anche con rapporti più alti. Il piacere di guida, sopratutto in uscita di curva, risulta evidente anche se non si indovina perfettamente il rapporto e si esce leggermente bassi di giri. Il merito è da ricondursi con il sistema di sovralimentazione messo a punto da Mini che, abbinato con sterzo e assetto, creano un feeling immediato con la macchina. Già, perchè lo sterzo risulta leggero ma al contempo 'ben piantato', morbido ma comunque diretto, veloce, immediato e sopratutto, preciso.

L'assetto è il classico Mini, con quella sensazione di go-kart che rimane chiara e inalterata. Già, perchè la nuova Mini rimane rigida, secca, con trasferimenti di carico sostanzialmente nulli, o, perlomeno, brevi e secchi, mantenendo quindi la vettura in assetto sempre e lasciando al pilota il compito di guidare al meglio, lasciando scorrere in curva la propria macchina. E' chiaro che, per chi non è abituato, bisogna predere le misure a questo tipo di assetto. I freni, ad esempio, hanno mordente e attaccano bene, ma proprio in virtù di questa 'durezza' di assetto, rischiano di non "sembrare" sufficienti. In realtà come detto, se si vuole spingere un pò di più e forzare la mano, non conviene "spigolare" ma lasciar scorrere la vettura che tiene l'asse perfettamente. Nota positiva riguarda i consumi che, alternando momenti di foga a momenti ben più tranquilli, ha registrato un valore approssimativamente pari a 6 litri/100 km.

A conti fatti quindi, Mini continua nella sua strada dell'evoluzione nel segno della continuità. Sembra quasi un controsenso, ma in realtà questa è stata la fortuna del marchio di sua Maestà la regina. L'innovazione ha un legame chiaro ed evidente a doppia mandata con la tecnologia BMW, sopratutto a livello elettronico. I punti di forza sono rimasti immutati, se non migliorati. Chiaro, è una vettura che non può essere accostata ad una vettura di pari segmento, nel bene e nel male. Lo spazio a bordo ad esempio, è stato effettivamente migliorato, ma comunque non si è arrivati a dei livelli di comodità assoluta, sopratutto per chi siede dietro. Stesso discorso dicasi per la capienza del serbatoio.

Se da un lato, questi possono esser visti come difetti, per chi sceglie Mini, per chi si identifica con questo stile, è indubbio che si tratta di scelte tecniche che possono esser messe quasi in secondo piano. D'altro canto, Mini è cosi: semplice, innovativa, tradizionale e con pochi compromessi. Prendere o lasciare!

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