Suona l'allarme a Pomigliano, solo la Pandina non può bastare
Pomigliano in difficoltà: produzione Stellantis in Italia -37% nel 2025. UILM e FIM-CISL sollecitano piani concreti, nuovi modelli e risposte entro giugno per salvaguardare i posti di lavoro
La crisi che sta investendo lo stabilimento di Pomigliano rappresenta uno dei momenti più delicati per l’industria automobilistica italiana degli ultimi anni. Nel 2026, la produzione scenderà sotto la soglia delle 500.000 unità, segnando un punto di non ritorno per una realtà che per decenni è stata il cuore pulsante della manifattura nazionale. A pesare su questa situazione sono i dati impietosi: il calo produttivo di Stellantis in Italia ha raggiunto il 37% rispetto al 2024, coinvolgendo direttamente la fabbrica campana che, da sola, ha visto i propri volumi ridursi del 24%. Una contrazione che si riflette non solo nei numeri, ma anche nelle vite di migliaia di lavoratori.
Linee ferme per 91 giorni
La situazione all’interno dello stabilimento napoletano è diventata critica. La cassa integrazione ha colpito duramente: sono ben 91 i giorni di fermo sulla linea della Alfa Romeo Tonale e della Dodge Hornet, mentre la linea della Fiat Panda ha registrato 57 giorni di sospensione. Le ripercussioni sociali sono immediate e tangibili: tra 3.000 e 3.750 addetti hanno dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali, confermando le preoccupazioni sulla tenuta occupazionale che da mesi gravano non solo sulla fabbrica, ma su tutta la filiera locale.
L’analisi dei modelli prodotti rende ancora più evidente il quadro allarmante. La Dodge Hornet, che doveva rappresentare una svolta strategica per lo stabilimento, è praticamente scomparsa dalle catene di montaggio: nel corso dell’anno sono state prodotte appena 1.360 unità. Non va meglio per la Alfa Romeo Tonale, in calo del 32%, mentre la Fiat Panda – sebbene confermata in produzione fino al 2030 – ha registrato una flessione del 14%. Numeri che, secondo i sindacati, rendono urgente un cambio di passo per evitare ulteriori tagli e salvaguardare la tenuta dell’intero comparto.
Sindacati in allarme
In questo scenario, le organizzazioni sindacali hanno lanciato un grido d’allarme, chiedendo a gran voce interventi immediati e soluzioni concrete. La strada indicata passa per l’anticipazione dei due nuovi modelli compatti su piattaforma STLA Small, previsti originariamente per il 2028. Questa scelta viene considerata essenziale per garantire la continuità produttiva e mantenere la competitività rispetto ai costruttori cinesi, che avanzano rapidamente nel mercato europeo. Tuttavia, da parte della dirigenza aziendale non sono ancora arrivate le rassicurazioni attese: la situazione rimane sospesa in attesa del nuovo piano industriale.
Tutti gli occhi sono puntati sull’amministratore delegato Filosa, chiamato a presentare entro giugno una strategia chiara e credibile per il futuro di Pomigliano. La presentazione di questo piano sarà un passaggio cruciale: da esso dipenderà la volontà di Stellantis di investire realmente nella fabbrica campana o, al contrario, di lasciarla progressivamente svuotare. In un contesto in cui le recenti modifiche europee sugli obiettivi climatici al 2035 hanno creato nuove incertezze e vuoti normativi, la rapidità e la concretezza delle decisioni aziendali diventano ancora più determinanti.
Distanza evidente
La distanza tra le posizioni rimane evidente. Lavoratori e sindacati chiedono certezze: nuovi modelli, investimenti e volumi produttivi garantiti, non semplici promesse di continuità sulla Fiat Panda. Dal canto suo, Stellantis adotta un approccio cauto, legando ogni scelta a valutazioni strategiche su scala europea e globale, senza però fornire impegni specifici per il sito campano. Eppure, gli osservatori del settore sottolineano come Pomigliano sia un presidio industriale e tecnologico fondamentale per l’Italia: depotenziarlo significherebbe perdere un tassello chiave della capacità manifatturiera nazionale.
Le proposte in campo spaziano dall’accelerazione degli investimenti sulle piattaforme compatte, al riposizionamento su segmenti di mercato ad alta domanda, fino al consolidamento della filiera locale dei subfornitori. Per gli operai di Pomigliano, il tempo stringe: la speranza è che il confronto tra azienda, sindacati e istituzioni si traduca presto in soluzioni tangibili, capaci di trasformare i giorni di cassa integrazione in giorni di lavoro pieno, restituendo fiducia e prospettive a un territorio che non può permettersi di perdere il suo motore produttivo.