Nissan Sunderland a rischio chiusura per le regole UE 'Made in Europe'

L'Industrial Accelerator Act richiede 70% componenti UE e assemblaggio in UE per gli incentivi. Sunderland, 6.000 posti, rischia se il Regno Unito non è considerato equivalente

Nissan Sunderland a rischio chiusura per le regole UE 'Made in Europe'
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Giorgio Colari
Pubblicato il 6 mar 2026

La recente proposta di Bruxelles rischia di scuotere profondamente il panorama dell’industria automobilistica britannica. In gioco ci sono oltre Nissan Sunderland, lo stabilimento simbolo del settore, e migliaia di posti di lavoro che rappresentano il cuore pulsante della produzione di auto nel Regno Unito. La bozza dell’Industrial Accelerator Act (IAA), presentata il 4 marzo 2026, si configura come una potenziale minaccia per la competitività delle aziende d’oltremanica, innescando un acceso dibattito tra le istituzioni europee e il governo britannico.

La questione “made in Europe” tiene banco

Mike Hawes, amministratore delegato della SMMT (Society of Motor Manufacturers and Traders), non ha usato mezzi termini: “Si tratta di una vera e propria discriminazione nei confronti dei produttori britannici.” La sua denuncia si concentra su una normativa che, qualora entrasse in vigore senza riconoscere il Regno Unito come partner normativamente equivalente, escluderebbe i veicoli prodotti a Nissan Sunderland dai benefici fiscali e dalle sovvenzioni europee destinate alle auto elettriche e ibride plug-in. Una decisione che rischia di isolare il più grande impianto automobilistico del Regno Unito dal mercato continentale, con oltre 6.000 lavoratori direttamente coinvolti.

Al centro della questione c’è la nuova strategia “Made in Europe”, pilastro dell’IAA, che mira a concentrare gli incentivi UE esclusivamente su veicoli assemblati all’interno dell’Unione Europea e composti almeno per il 70% da componenti di origine europea, incluse le batterie. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la sovranità industriale e garantire la resilienza delle catene del valore continentali, riducendo la dipendenza da fornitori esterni. Tuttavia, questa soglia di contenuto europeo rischia di escludere in automatico la produzione britannica, compromettendo la sostenibilità economica di uno stabilimento che vanta una capacità produttiva annua di ben 600.000 vetture.

Le ripercussioni

Le ripercussioni non si limiterebbero al solo sito produttivo di Nissan Sunderland. L’intera UK automotive verrebbe coinvolta in una crisi a catena: la supply chain britannica, fatta di fornitori di componenti, centri di ricerca e sviluppo e infrastrutture logistiche, rischierebbe di subire una drastica riduzione della domanda e degli investimenti. Gli analisti del settore paventano una possibile migrazione delle attività produttive verso joint venture situate all’interno dell’Unione Europea, unica via per mantenere l’accesso agli incentivi UE e alle agevolazioni fiscali.

In risposta a questa situazione critica, il governo britannico ha messo in campo una strategia diplomatica per salvaguardare gli interessi nazionali. Il Segretario per il Commercio, Peter Kyle, si è recato a Bruxelles con l’obiettivo di negoziare un riconoscimento di parità normativa tra Regno Unito e Stati membri UE. Dalla Commissione europea sono giunti segnali di apertura: tra le possibili soluzioni figurano esenzioni specifiche, criteri di equivalenza o accordi bilaterali. Tuttavia, la definizione dei dettagli tecnici rimane ancora oggetto di discussione e non è stata raggiunta alcuna intesa definitiva.

Tanti rischi

La posta in gioco va ben oltre i confini di Nissan Sunderland. Gli scambi commerciali tra Regno Unito e Unione Europea, stimati in quasi 70 miliardi di sterline all’anno, potrebbero subire un duro contraccolpo. L’introduzione della nuova normativa rischia inoltre di entrare in conflitto con il Trade and Cooperation Agreement siglato dopo la Brexit, aprendo un nuovo fronte di tensione tra Londra e Bruxelles. In questo scenario di incertezza, i prossimi mesi saranno decisivi: i tecnici della Commissione, i negoziatori britannici e i rappresentanti dell’industria automobilistica dovranno trovare un equilibrio che consenta di tutelare l’occupazione, mantenere gli investimenti e garantire la competitività del settore.

La questione si inserisce in un contesto più ampio di ridefinizione delle politiche industriali europee, con una crescente attenzione alla localizzazione delle produzioni strategiche e alla protezione delle filiere continentali. Il destino di Nissan Sunderland e della UK automotive diventa così emblematico di una sfida che coinvolge non solo il futuro del lavoro e dell’innovazione, ma anche la distribuzione degli investimenti nel mercato europeo delle auto elettriche e ibride plug-in. In attesa di sviluppi, resta alta la tensione tra esigenze di sovranità industriale e necessità di cooperazione internazionale, in un settore che più di altri è chiamato a guidare la transizione verso una mobilità sostenibile e integrata.

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