Stellantis rilancia Termoli con il cambio eDCT e i motori a combustione
Stellantis investe 41 milioni a Termoli per trasmissioni eDCT e conferma la produzione di motori; sospesi i piani per la gigafactory batterie, valutata alternativa in Spagna con CATL
Il futuro dell’industria automobilistica italiana passa ancora, almeno in parte, dai motori tradizionali. La recente decisione di Stellantis di investire 41 milioni di euro nello stabilimento di Termoli segna una svolta strategica: se da un lato il gruppo punta su una nuova linea di trasmissioni elettrificate, dall’altro congela il progetto della gigafactory per le batterie, scegliendo una strada più prudente e riflessiva rispetto alle aspettative del mercato.
La strategia annunciata dal colosso automobilistico si concretizza in tre pilastri principali: il lancio della produzione delle trasmissioni eDCT (Electrified Dual Clutch Transmission), il mantenimento di tre famiglie di motori a combustione interna e l’assunzione di circa 300 nuovi lavoratori. Tuttavia, l’assenza della tanto attesa gigafactory – nata dalla collaborazione con ACC – lascia spazio a interrogativi e riflessioni sul futuro della filiera italiana delle batterie.
Investimento serio
L’investimento, che prevede l’avvio della nuova linea di trasmissioni elettrificate entro aprile 2026 e la produzione dei primi esemplari a partire dal 15 settembre dello stesso anno, garantirà allo stabilimento una capacità produttiva di 300.000 unità annue. Un elemento cruciale, questo, per salvaguardare la continuità occupazionale in un territorio storicamente legato all’industria automobilistica.
Accanto alla novità delle trasmissioni, Termoli continuerà a essere un polo produttivo di riferimento per il gruppo, mantenendo in attività la produzione dei motori GSE FireFly (già aggiornati secondo la normativa Euro 7), del propulsore GME a benzina e del potente V6 destinato ai marchi premium Alfa Romeo e Maserati. Una gamma di soluzioni che testimonia la volontà di Stellantis di mantenere una proposta diversificata, capace di rispondere alle esigenze di un mercato ancora in transizione tra tradizione e innovazione.
Cambio di strategia
Il nodo più controverso riguarda però il ridimensionamento del progetto gigafactory. Invece di puntare sulle batterie prodotte in Italia, il gruppo guarda oltreconfine e valuta partnership strategiche, come quella potenziale con il colosso cinese CATL in Spagna per la realizzazione di batterie LFP (litio-ferro-fosfato). Una scelta pragmatica, motivata dalla necessità di concentrare le risorse sugli ambiti dove la competitività è già consolidata e dove le catene di fornitura sono più mature, riducendo così l’esposizione a ingenti investimenti e alle incertezze legate alla domanda di veicoli elettrici.
Questa decisione, però, non manca di sollevare perplessità tra gli addetti ai lavori. Analisti e osservatori temono che un rallentamento nella corsa all’elettrificazione possa tradursi in un vantaggio competitivo per quei costruttori che stanno investendo massicciamente proprio sulle batterie e sulle infrastrutture dedicate. Il rischio, secondo molti, è quello di perdere terreno nella sfida tecnologica che determinerà i leader del settore nei prossimi anni.
Nuove assunzioni
Dal punto di vista sociale, l’annuncio delle 300 nuove assunzioni è stato accolto con cauto ottimismo dai sindacati, che però chiedono garanzie contrattuali solide e una roadmap trasparente per l’inserimento del personale e per le prospettive di medio termine. Anche le istituzioni locali vedono nella scelta di Stellantis un’opportunità da cogliere, ma invitano a mantenere un dialogo costante per evitare future incertezze.
La strategia adottata riflette un modello ormai consolidato nel settore automotive: sostenere lo sviluppo di motorizzazioni a combustione interna migliorate e soluzioni ibride, in particolare nei mercati dove le infrastrutture di ricarica sono ancora insufficienti, mentre le scelte sulle batterie vengono progressivamente delocalizzate verso altri scenari europei. Una visione complessa, che tiene conto delle normative, dei costi delle materie prime, della domanda diversificata e delle dinamiche geopolitiche che caratterizzano il comparto.
Aggiornamento a Euro 7
Gli esperti del settore riconoscono che la produzione di motori aggiornati alla normativa Euro 7 e delle nuove trasmissioni elettrificate consentirà a Stellantis di mantenere una posizione commerciale solida nel prossimo biennio, soprattutto nei mercati dove il full-electric fatica ancora a imporsi. Tuttavia, la sospensione – o il riorientamento – delle iniziative sulle batterie richiama l’attenzione sulla necessità di non perdere competitività tecnologica nel lungo periodo e di ridurre la dipendenza da fornitori internazionali come CATL.
In definitiva, la scelta di Stellantis su Termoli appare come una mossa pragmatica, che valorizza le produzioni consolidate e garantisce occupazione, mentre la sfida delle batterie viene affrontata su altri fronti. Resta però aperta una domanda cruciale: questa strategia sarà sufficiente per mantenere la competitività nella corsa all’elettrificazione che caratterizzerà il futuro dell’auto?