Stellantis, l'Algeria è una bella opportunità anche per i fornitori italiani

Stellantis apre a Tafraoui e punta a 90.000 veicoli entro il 2026, invitando fornitori italiani. I sindacati piemontesi denunciano rischi di delocalizzazione, salari più bassi e perdita di competenze; è prevista una protesta il 14 febbraio

Stellantis, l'Algeria è una bella opportunità anche per i fornitori italiani
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Giorgio Colari
Pubblicato il 3 feb 2026

Il recente annuncio della strategia di Stellantis per il Nordafrica ha acceso un acceso dibattito tra opportunità di crescita e timori per il futuro industriale torinese. L’obiettivo è ambizioso: realizzare ben 90mila vetture entro il 2026 nello stabilimento algerino di Algeria, con il coinvolgimento diretto di oltre cento aziende piemontesi. Tuttavia, a Torino si respira un clima di apprensione, complice anche una mobilitazione sindacale già fissata per il 14 febbraio, che sottolinea le criticità e le paure legate a questa espansione.

L’iniziativa nasce da una collaborazione strategica tra Unione Industriali Torino e il gruppo automobilistico, intenzionati a consolidare una solida alleanza tra i fornitori italiani e il nuovo sito produttivo di Tafraoui. Questo impianto, operativo dall’ultimo trimestre del 2023, rappresenta un tassello fondamentale nella visione industriale di Stellantis per l’area nordafricana, puntando su una rapida crescita dei volumi produttivi e su un rafforzamento della competitività internazionale.

Tanti modelli chiave

La produzione nello stabilimento di Tafraoui si focalizzerà su modelli chiave come Doblo Van, Doblo Panorama e Fiat Grande Panda. Si tratta di veicoli strategici sia per il mercato locale sia per quello europeo, la cui fabbricazione in Algeria è destinata a incrementare notevolmente nel corso dei prossimi mesi. Secondo quanto dichiarato da Stellantis, questo processo non andrebbe a sottrarre quote di mercato all’industria europea, ma piuttosto a rafforzare la filiera italiana attraverso una maggiore integrazione e sinergia tra i diversi operatori, sia locali che internazionali.

La strategia suggerita alle aziende piemontesi va ben oltre la semplice esportazione di componenti: si invita infatti a valutare investimenti diretti in attività di assemblaggio e industrializzazione proprio sul territorio algerino. Un passo che, nelle intenzioni del gruppo, dovrebbe generare nuove opportunità di crescita e innovazione, rafforzando la presenza italiana in un’area dal grande potenziale di sviluppo.

Nonostante le prospettive positive delineate da Stellantis, la reazione del mondo del lavoro non si è fatta attendere. I metalmeccanici torinesi hanno espresso forte preoccupazione per le ricadute occupazionali che potrebbero derivare da questa scelta strategica. Negli ultimi anni, il settore ha già registrato la perdita di circa 500 imprese e 35mila posti di lavoro nella sola area torinese. Il timore principale riguarda non solo lo spiazzamento industriale, ma anche il rischio di una competizione al ribasso su salari e tutele, dato che la normativa algerina è molto diversa e meno garantista rispetto a quella italiana.

Manifestazione pubblica

A fronte di questi rischi, le organizzazioni sindacali hanno organizzato una manifestazione pubblica, denominata Innamorati di Torino, con l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni e imprese sull’importanza di salvaguardare gli investimenti e l’occupazione locali. La manifestazione punta a sottolineare la necessità di garantire percorsi di formazione tecnica radicati nel territorio piemontese, rafforzando così le competenze e la competitività della manodopera locale.

Secondo numerosi osservatori del settore, la vera sfida sarà trovare un equilibrio tra l’apertura verso nuovi mercati internazionali e la tutela delle eccellenze industriali territoriali. Solo attraverso politiche di trasferimento tecnologico e l’introduzione di vincoli specifici a favore della filiera italiana sarà possibile evitare la frammentazione della rete produttiva e limitare le possibili ripercussioni negative sul tessuto industriale di Torino e del Piemonte.

 

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