Sei in coda? Non cambiare corsia: la scienza spiega perché rischi di arrivare dopo
Quando il traffico si blocca, la tentazione è sempre la stessa, ma gli studi sul traffico raccontano una storia diversa: nella maggior parte dei casi, cambiare continuamente corsia non fa guadagnare tempo.
Quando il traffico si blocca, la tentazione è sempre la stessa: guardare la corsia accanto, vederla scorrere appena più velocemente e buttarsi dentro. Ma gli studi sul traffico raccontano una storia diversa: nella maggior parte dei casi, cambiare continuamente corsia non fa guadagnare tempo e può persino contribuire a peggiorare la coda.
È una delle situazioni più frustranti per chi guida durante l’esodo estivo. Chilometri di autostrada davanti, traffico intenso e la sensazione che, guarda caso, la propria corsia sia sempre quella più lenta. Basta osservare quella accanto per qualche secondo e sembra arrivare la conferma: le auto avanzano, mentre noi siamo praticamente fermi. A quel punto parte la manovra. Freccia, controllo degli specchi, cambio di corsia e finalmente qualche metro guadagnato. Il problema è che, molto spesso, quella soddisfazione dura pochissimo.
La corsia accanto sembra sempre migliore
Il fenomeno è talmente comune da essere diventato quasi un riflesso automatico. Quando la fila rallenta, l’automobilista tende a interpretare la situazione in modo molto semplice: se la corsia vicina si muove, allora bisogna andarci. Ma il traffico non funziona come una gara tra due file indipendenti. Quando una strada raggiunge livelli elevati di saturazione, ogni veicolo influenza direttamente quelli che lo circondano. Una piccola frenata può quindi produrre conseguenze molto più grandi qualche decina di metri più indietro. Ecco perché può capitare di vedere una coda quasi inspiegabile anche quando non ci sono incidenti, cantieri o restringimenti.
Come nasce un ingorgo dal nulla
Uno degli aspetti più sorprendenti della fisica del traffico è proprio questo: non serve necessariamente un ostacolo per creare una coda. Basta una piccola variazione nella velocità di un automobilista. Un conducente rallenta leggermente, quello dietro reagisce frenando un po’ di più, il successivo aumenta ulteriormente la frenata e così via. In pochi istanti l’effetto si amplifica fino a generare un vero e proprio rallentamento.
È una sorta di onda che viaggia all’indietro lungo la colonna di automobili, mentre le vetture continuano, almeno in parte, a muoversi nella direzione opposta. Il risultato è il classico traffico a fisarmonica: accelerazioni, frenate, nuovi rallentamenti e ripartenze. Quando il traffico è già vicino alla saturazione, cambiare corsia significa introdurre un’ulteriore perturbazione in un sistema che è già estremamente instabile.
Un’auto che si sposta deve trovare spazio, il conducente che la lascia entrare può essere costretto a frenare e chi arriva dietro deve a sua volta reagire. Il singolo cambio di corsia può sembrare insignificante, ma molte manovre consecutive possono amplificare le oscillazioni del traffico. È anche per questo che il vantaggio percepito può essere ingannevole. Se in quel momento la fila accanto avanza di qualche metro, il cambio sembra aver funzionato. Ma non significa necessariamente che, dopo qualche minuto, il tempo complessivo del viaggio sarà inferiore.
La sorpresa arriva dagli studi sul traffico reale
A mettere alla prova questa convinzione sono state anche analisi condotte osservando il comportamento dei veicoli direttamente sulle autostrade. Uno studio basato sulle traiettorie dei veicoli sulla M1 di Sydney ha analizzato proprio l’effetto dei cambi di corsia sulla velocità. Il risultato è tutt’altro che favorevole agli automobilisti che passano continuamente da una fila all’altra: nella maggior parte delle situazioni il cambio non produce un vantaggio significativo.
È emersa una particolare fascia di velocità, intorno ai 45-50 km/h, nella quale la manovra poteva offrire un margine più favorevole. Ma si tratta di una condizione specifica, molto diversa dall’idea secondo cui basta saltare da una corsia all’altra per attraversare più rapidamente una coda. In sostanza, la strategia del continuo zig-zag non sembra avere quella convenienza che molti automobilisti le attribuiscono.
Il paradosso: più cerchiamo di scappare dalla coda, più la alimentiamo. Congestione e cambi di corsia possono infatti creare una sorta di circolo vizioso. Più il traffico rallenta, maggiore diventa la tentazione di cercare una corsia più veloce. Più automobili effettuano queste manovre, più aumentano frenate, accelerazioni e interazioni tra veicoli. È il motivo per cui, durante un esodo estivo, può capitare di vedere una corsia apparentemente più veloce per qualche centinaio di metri e poi ritrovarsi nuovamente nella stessa situazione, se non addirittura più indietro rispetto a chi è rimasto nella fila iniziale.
La strategia migliore? Pazienza e regolarità
Naturalmente questo non significa che cambiare corsia sia sempre sbagliato. Se una corsia termina, se un ostacolo obbliga a spostarsi o se la segnaletica impone una diversa direzione, la manovra è necessaria. Il discorso riguarda soprattutto il continuo passaggio da una corsia all’altra con il solo obiettivo di guadagnare qualche posizione. In una situazione di traffico intenso, mantenere una velocità regolare, rispettare le distanze e limitare le manovre non necessarie può essere una strategia molto più efficace.
La prossima volta che sarete fermi in autostrada e vedrete la fila accanto muoversi, quindi, forse conviene pensarci due volte prima di spostarsi. Perché quella corsia che sembra improvvisamente miracolosa potrebbe essere semplicemente la stessa coda, qualche metro più avanti.