Superyacht Eclipse, tre anni fermo in porto ma i motori non si sono mai spenti
Il superyacht di Roman Abramovich è rimasto fermo per quasi tre anni in Turchia, ma i generatori hanno continuato a consumare gasolio per mantenerlo operativo
Per quasi tre anni è rimasto fermo in porto, ma l’Eclipse non è rimasto davvero spento. Il superyacht di Roman Abramovich, lungo 162,5 metri e stimato in oltre 600 milioni di dollari, ha continuato a consumare gasolio durante la lunga permanenza in Turchia. Non per navigare, ma per mantenere operative le sue complesse infrastrutture e proteggere gli interni dall’azione del caldo e dell’umidità.
Una situazione che mostra quanto possa essere elevato il consumo energetico necessario anche soltanto per conservare in condizioni ottimali un’imbarcazione di questo tipo.
Tre anni a motori accesi per la manutenzione
L’Eclipse era ormeggiato dal 2022 nel porto di Muğla. Per circa trenta mesi la sua attività è stata quindi quasi esclusivamente legata alla manutenzione. I generatori hanno continuato a funzionare per alimentare un enorme sistema di climatizzazione, necessario a mantenere temperatura e umidità sotto controllo.
L’obiettivo non era soltanto garantire condizioni confortevoli a bordo. La climatizzazione serviva soprattutto a preservare gli interni di lusso, caratterizzati dalla presenza di materiali delicati, e le apparecchiature elettroniche installate sul superyacht.
La fonte sottolinea come il funzionamento continuo fosse indispensabile per evitare che il clima turco, particolarmente caldo e umido, potesse danneggiare le finiture e compromettere i sistemi tecnologici. Il consumo di gasolio diventa così una conseguenza della necessità di mantenere operativo un mezzo che, nonostante fosse fermo, continuava ad avere esigenze energetiche paragonabili a quelle di una struttura complessa.
Un gigante con dotazioni fuori dal comune
Il motivo di una richiesta energetica tanto elevata è legato anche alle dimensioni e alle dotazioni dell’Eclipse. Non si tratta infatti di un semplice yacht di lusso, ma di una fortezza galleggiante equipaggiata con tecnologie e sistemi estremamente sofisticati.
A bordo ci sono due eliporti, un mini-sottomarino capace di raggiungere i 50 metri di profondità, vetri antiproiettile e un sistema di difesa antimissile. Gli ambienti interni comprendono invece piscine, cinema, discoteca e suite.
A gestire questa macchina complessa è presente un equipaggio di circa 60 persone, anche durante la permanenza in porto. Una presenza che aggiunge ulteriori esigenze operative a quelle necessarie per la conservazione della nave.
Il risultato è un’imbarcazione che, pur senza muoversi, necessita di energia per mantenere funzionanti e protetti i suoi numerosi sistemi.
Ora l’Eclipse lascia la Turchia
Dopo quasi tre anni di permanenza a Muğla, l’Eclipse ha finalmente lasciato il porto turco. Il superyacht è diretto verso il cantiere navale di Tuzla, a Istanbul, dove sarà sottoposto a un importante refit.
Si tratta di una revisione profonda che può comprendere interventi sugli interni, sugli impianti e sui sistemi di bordo. Su una nave di 162,5 metri, un’operazione di questo genere richiede naturalmente una struttura industriale adeguata e il lavoro coordinato di numerosi tecnici e specialisti.
La partenza chiude quindi una permanenza durata anni e caratterizzata da una situazione particolare: un superyacht praticamente immobile, ma tutt’altro che inattivo. L’Eclipse ha continuato a richiedere gasolio ed energia per preservare ciò che si trova a bordo, mentre il suo proprietario multimiliardario non poteva utilizzarlo normalmente.
È forse questo l’aspetto più sorprendente della vicenda: anche quando resta fermo, un superyacht di queste dimensioni continua ad avere un costo operativo enorme. Per una macchina lunga oltre 160 metri e piena di tecnologia, il semplice fatto di non navigare non significa affatto smettere di consumare.