Rincaro carburanti, quanto costa in più un pieno di gasolio

In 10 giorni il gasolio sale del 14,3% e la benzina del 7%. Codacons chiede taglio accise di 15 cent per attenuare i rincari, Governo valuta opzioni e legge 2023

Rincaro carburanti, quanto costa in più un pieno di gasolio
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Giorgio Colari
Pubblicato il 10 mar 2026

Gli automobilisti italiani stanno vivendo un periodo di grande difficoltà a causa dei recenti rincari dei carburanti, che hanno registrato aumenti record nell’arco di appena dieci giorni. Secondo le ultime rilevazioni, il prezzo del gasolio è salito del 14,3%, mentre la benzina ha visto un incremento del 7%. Questi dati si traducono in un impatto economico rilevante: chi utilizza l’auto per spostamenti quotidiani e fa due pieni al mese si trova a dover affrontare una spesa aggiuntiva di circa 300 euro all’anno. L’associazione dei consumatori Codacons lancia l’allarme e suggerisce un taglio dell’accisa per arginare la crescita dei prezzi, legata soprattutto alle recenti tensioni geopolitiche in Iran.

Quanto costa oggi un pieno di carburante

La situazione per chi si mette al volante è diventata insostenibile. Il prezzo del gasolio in modalità self-service è passato da 1,723 a 1,970 euro al litro, con un aggravio di 12,3 euro ogni volta che si riempie il serbatoio. Questo rincaro si riflette in modo significativo sulle spese annue degli automobilisti che utilizzano regolarmente la propria vettura: per chi effettua almeno due rifornimenti al mese, il costo aggiuntivo può raggiungere i 300 euro su base annua. Anche la benzina non è immune da questa ondata di aumenti: il suo rincaro del 7% corrisponde a un esborso extra di circa 5,8 euro per ogni pieno, con un impatto annuale che sfiora i 140 euro.

Disparità territoriali: Nord e Sud a confronto

L’aumento dei prezzi dei carburanti non si manifesta in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Alcune regioni, in particolare quelle settentrionali e le isole, sono colpite da tariffe più elevate rispetto alla media. Bolzano detiene il primato negativo, con il gasolio a 2,008 euro al litro, seguita da Calabria (1,993 euro), Sicilia (1,990 euro) e Valle d’Aosta (1,985 euro). Queste differenze regionali aggravano ulteriormente la pressione economica sulle famiglie e su tutti quei settori che dipendono fortemente dal trasporto su strada.

La proposta del Codacons: taglio dell’accisa

Per fronteggiare questa situazione critica, il Codacons ha presentato una proposta concreta: ridurre l’accisa di 15 centesimi al litro. Secondo l’associazione, questa misura permetterebbe di riportare i prezzi dei carburanti ai livelli precedenti la recente crisi internazionale. Il Governo, da parte sua, sta valutando l’eventuale applicazione della normativa sulle accise mobili introdotta nel 2023 come soluzione temporanea. Tuttavia, questa opzione sembra essere meno prioritaria rispetto a un intervento strutturale e duraturo sul sistema delle accise.

Le finanze pubbliche tra esigenze dei consumatori e responsabilità fiscali

Ridurre l’accisa comporterebbe inevitabilmente una diminuzione delle entrate fiscali per lo Stato. Per questo motivo, l’esecutivo sta prendendo in considerazione misure alternative, come interventi limitati nel tempo o circoscritti a specifiche aree geografiche, per ridurre l’impatto sui conti pubblici. Il vero nodo da sciogliere resta quello di trovare un equilibrio tra la tutela del potere d’acquisto dei cittadini e la necessità di mantenere stabile il bilancio statale.

Il ruolo dell’Iran nella volatilità dei prezzi

L’impennata dei prezzi dei carburanti trova le sue radici nella crisi geopolitica in Iran. Le tensioni nell’area hanno alimentato timori su possibili squilibri nell’offerta energetica globale. In un mercato del petrolio già molto sensibile ai fattori internazionali, anche la sola percezione di un aumento del rischio può generare forti oscillazioni dei prezzi alla pompa, a prescindere dall’effettivo verificarsi di blocchi nelle forniture.

Prospettive future: cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Gli analisti del settore energetico sono concordi: l’evoluzione della situazione in Iran sarà determinante per il futuro andamento dei prezzi dei carburanti. Una riduzione delle tensioni potrebbe favorire una stabilizzazione dei listini, mentre un aggravarsi della crisi porterebbe probabilmente a ulteriori aumenti. Nel frattempo, gli automobilisti italiani cercano di limitare i danni cambiando le proprie abitudini di consumo e orientandosi verso i distributori che offrono condizioni più vantaggiose.

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