Riforma Bollo Auto, cosa cambia e perché la partita è ancora aperta
Scopri tutte le novità sulla riforma del bollo auto: tempistiche, impatti per gli automobilisti, ruolo delle Regioni e cosa aspettarsi dal 2027
Il percorso verso una revisione sostanziale della riforma bollo auto italiana subisce una nuova battuta d’arresto. La tanto attesa trasformazione della tassa di possesso sui veicoli, infatti, non entrerà in vigore prima del 2027. La decisione di posticipare il provvedimento nasce da una serie di ostacoli legislativi e dalla mancata acquisizione del parere vincolante della Conferenza unificata, l’organo che garantisce il coordinamento tra Stato, Regioni ed enti locali.
L’obiettivo è chiaro
L’obiettivo dichiarato della riforma è ambizioso: introdurre una gestione più equa, moderna e sostenibile della tassazione automobilistica, rispondendo sia alle esigenze dei cittadini sia agli indirizzi europei in materia di mobilità e sostenibilità ambientale. Ma quali sono le novità concrete che si prospettano per il futuro del bollo auto e perché questo cambiamento appare così complesso da realizzare?
La revisione del sistema, inizialmente calendarizzata per il 1° gennaio 2026, è stata rallentata da complicazioni amministrative e politiche. Il governo, trovandosi nell’impossibilità di rispettare la scadenza originaria della delega fiscale, ha richiesto e ottenuto una proroga. Tuttavia, lo schema di decreto relativo alla riforma bollo auto resta valido e si prevede che l’iter parlamentare possa concludersi nel corso del 2026, permettendo così l’entrata in vigore della nuova normativa l’anno successivo.
Semplificazioni delle procedure
Un elemento centrale di questa riforma riguarda la semplificazione delle procedure burocratiche e la progressiva digitalizzazione dei processi. L’obiettivo è quello di rendere più trasparente e accessibile la gestione della tassa di possesso, riducendo le attuali disparità tra le diverse Regioni italiane. In molte aree del Paese, infatti, il pagamento del bollo auto è caratterizzato da criteri e aliquote differenti, generando confusione e disparità di trattamento tra gli automobilisti.
Uno dei nodi principali riguarda la ridefinizione dei parametri di calcolo dell’imposta. La nuova impostazione, in linea con le direttive europee, prevede l’introduzione di criteri maggiormente legati all’impatto ambientale dei veicoli. In concreto, ciò significa che chi possiede auto a basse emissioni potrebbe beneficiare di una riduzione del bollo auto, mentre per i proprietari di vetture più datate e inquinanti si prospettano aumenti anche consistenti. Questo cambiamento, oltre a promuovere la transizione verso una mobilità più sostenibile, punta a incentivare il rinnovo del parco circolante nazionale, storicamente tra i più anziani d’Europa.
Le buone intenzioni
Nonostante le buone intenzioni, la strada verso una piena uniformità nazionale resta in salita. Da un lato, il governo mira a standardizzare la normativa su tutto il territorio, dall’altro molte Regioni continuano a rivendicare una maggiore autonomia nella determinazione delle aliquote e delle esenzioni. Questa tensione istituzionale trova nella Conferenza unificata il suo punto di snodo: il parere di questo organismo è infatti imprescindibile per procedere all’approvazione definitiva del testo. Il rischio, come già accaduto in passato, è che il testo finale possa essere significativamente diverso rispetto alla bozza attuale, in funzione delle richieste provenienti sia dal Parlamento sia dalle assemblee regionali.
Nel frattempo, il settore automobilistico osserva con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione. La prospettiva di un aumento delle imposte per i veicoli più vecchi potrebbe avere effetti negativi sulle vendite di auto nuove, già in difficoltà a causa di una ripresa economica lenta e incerta. Gli automobilisti, dal canto loro, attendono chiarezza sulle modalità operative della riforma e sulle tempistiche effettive di attuazione.
Non va sottovalutato, però, il potenziale positivo derivante dalla maggiore digitalizzazione dei servizi: l’introduzione di piattaforme informatiche dedicate al pagamento e alla gestione della tassa di possesso potrebbe semplificare notevolmente la vita dei cittadini, riducendo i tempi di attesa e il rischio di errori amministrativi. L’opinione pubblica sembra accogliere con favore questa prospettiva, nella speranza che la tecnologia possa finalmente rendere più efficiente e trasparente un sistema da tempo considerato obsoleto.