Polestar 5 svela l'impronta carbonica: solo 23,8 tCO2e
Polestar pubblica la LCA completa della Polestar 5: 23,8 tCO2e cradle-to-gate. Riduzioni grazie ad alluminio sostenibile, energia rinnovabile e materiali riciclati
La transizione verso una mobilità più sostenibile si gioca anche sulla trasparenza e sulla capacità delle case automobilistiche di rendere misurabili e comprensibili i propri impatti ambientali. In questo contesto, la Polestar 5 si pone come un esempio pionieristico, grazie alla pubblicazione della sua prima valutazione completa del ciclo di vita, un’operazione che offre una visione chiara e dettagliata dell’impronta ambientale generata dalla produzione di questa gran turismo elettrica. Un passo che va ben oltre il semplice greenwashing e si traduce in dati concreti, numeri che aiutano a misurare – e dunque a ridurre – le emissioni di CO₂ legate alla realizzazione di un’auto elettrica di nuova generazione.
Il dato che emerge
Il dato che emerge dalla valutazione cradle-to-gate – ovvero dal momento dell’estrazione delle materie prime fino alla consegna del veicolo al cliente – parla chiaro: l’impronta carbonica della Polestar 5 ammonta a 23,8 tonnellate di CO₂ equivalente. Questo valore, frutto di una metodologia trasparente e rigorosa, posiziona il costruttore svedese come leader nella LCA (Life Cycle Assessment), aprendo la strada a una nuova era di disclosure nel settore automotive.
Analizzando la suddivisione delle emissioni, si nota come la maggior parte del peso sia da attribuire alla produzione dei materiali e alla loro raffinazione, che rappresentano il 60% del totale (14,4 tCO2e). Segue il contributo delle batterie, responsabili del 29% delle emissioni (6,9 tCO2e), mentre le attività legate alla produzione e alla logistica incidono per l’11%. Un dato sorprendente riguarda lo stabilimento di assemblaggio: grazie all’impiego esclusivo di energia rinnovabile, il suo contributo all’impronta carbonica è inferiore all’1%, dimostrando come la scelta delle fonti energetiche possa fare la differenza.
Il merito è dell’alluminio sostenibile
Ma quali sono le strategie concrete adottate da Polestar per ridurre l’impatto ambientale? Il primo fronte riguarda l’approvvigionamento di alluminio sostenibile. Ben il 13% dell’alluminio utilizzato nella Polestar 5 proviene da materiale riciclato, mentre l’83% arriva da fonderie alimentate da energia rinnovabile. Questo mix virtuoso consente una riduzione superiore a 14 tCO2e per ogni veicolo rispetto ai metodi tradizionali, confermando come la selezione dei fornitori e delle tecnologie di produzione sia cruciale nella corsa verso la decarbonizzazione. In particolare, le strutture produttive situate nella provincia cinese di Chongqing operano interamente con energia da fonti rinnovabili, un approccio che viene esteso anche all’intera filiera delle batterie.
Sul fronte degli interni, Polestar punta su materiali innovativi e a basso impatto: troviamo compositi a fibre naturali Bcomp, moquette Econyl ottenuta dal riciclo di reti da pesca e tessuti in PET rigenerato. Queste scelte non solo riducono l’impatto ambientale, ma conferiscono agli interni della vettura un’identità unica e sostenibile, dimostrando come sia possibile coniugare estetica, funzionalità e responsabilità ambientale.
Non rinuncia alle prestazioni
Dal punto di vista tecnico, la Polestar 5 non rinuncia alle prestazioni: con una potenza di 650 kW (884 CV), una coppia di 1.015 Nm e un’autonomia WLTP che raggiunge i 678 km, questa gran turismo elettrica si posiziona ai vertici della categoria. Impressionante anche la velocità di ricarica: bastano soli 22 minuti per passare dal 10% all’80% della batteria, grazie a una potenza di ricarica fino a 350 kW. Questi numeri testimoniano come sostenibilità e performance possano convivere senza compromessi.
Non mancano, tuttavia, osservazioni critiche da parte della comunità scientifica. L’analisi cradle-to-gate, pur rappresentando un passo avanti in termini di trasparenza, non include ancora la fase d’uso del veicolo, la manutenzione e il fine vita. Aspetti che possono incidere in modo significativo sull’impatto ambientale complessivo, soprattutto considerando la variabilità delle reti elettriche locali da cui dipende la ricarica delle auto. Anche la percentuale di alluminio riciclato, sebbene in crescita, resta inferiore rispetto alle potenzialità del riciclo su scala industriale, segnalando la necessità di ulteriori progressi.
Il peso specifico delle batterie
Le batterie, con il loro peso specifico del 29% sulle emissioni totali, rappresentano ancora il nodo critico per la riduzione dell’impronta carbonica delle auto elettriche. Secondo molti esperti, il vero salto di qualità potrà avvenire solo attraverso una collaborazione più stretta tra costruttori, fornitori e istituzioni, al fine di accelerare sia l’innovazione nei processi di riciclo che la transizione verso una supply chain globale alimentata da energia rinnovabile.
La Polestar 5 dimostra che è possibile unire trasparenza, innovazione e performance in un’unica proposta. Tuttavia, il percorso verso la piena sostenibilità richiede ancora sforzi congiunti e una visione di lungo termine, in cui ogni attore della filiera automobilistica dovrà fare la propria parte.