Maserati in crisi, Porsche vende 36 volte tanto il Tridente

Maserati registra 7.900 vendite nel 2025, fatturato in calo e margini negativi. Stellantis punta su edizioni limitate e personalizzazione per recuperare redditività

Maserati in crisi, Porsche vende 36 volte tanto il Tridente
G C
Giorgio Colari
Pubblicato il 27 feb 2026

Il 2025 si profila come un anno di svolta drammatica per Maserati, il marchio del Tridente che sta attraversando la crisi più profonda dal 2012. La storica casa automobilistica italiana ha chiuso l’anno con una performance a dir poco allarmante: solo 7.900 vetture consegnate a livello globale, segnando un calo del 30% rispetto alle 11.300 unità dell’anno precedente. Un crollo verticale che assume toni ancora più cupi se paragonato ai principali concorrenti: Porsche, ad esempio, ha consegnato ben 279.449 auto, quasi 36 volte il volume di Maserati, sottolineando il gap sempre più ampio tra il Tridente e i leader del segmento premium.

I nodi di una crisi profonda

Alla base di questa debacle ci sono decisioni strategiche discutibili e un contesto di mercato avverso. La sospensione della produzione di due pilastri della gamma, il Levante e la berlina Ghibli, ha lasciato scoperto il portafoglio prodotti proprio nel momento in cui gli incentivi statali, pensati per stimolare la domanda, hanno iniziato a erodere i margini di redditività. Non è tutto: dazi americani sulle importazioni e una Cina sempre più instabile sul fronte dei beni di lusso – mercato chiave per i brand premium – hanno contribuito a minare ulteriormente la posizione del marchio.

Il tentativo di rilancio affidato al nuovo Grecale, presentato nel 2022 come modello ponte verso una nuova era, si è rivelato finora insufficiente: appena 14.500 unità vendute nel primo anno completo, un risultato ben lontano dai fasti del 2017, quando la gamma Maserati toccava le 51.500 vetture grazie al traino delle sue due icone.

La strategia Stellantis: esclusività come nuova rotta

Per risollevare le sorti del marchio, la casa madre Stellantis ha avviato una trasformazione radicale, puntando a convertire Maserati da costruttore di volumi a produttore di nicchia ad alta marginalità. In quest’ottica, il programma Bottega Fuoriserie assume un ruolo centrale: un’offerta dedicata a personalizzazioni esclusive e modelli rari, pensata per rafforzare l’aura di esclusività e attrarre una clientela disposta a investire cifre elevate per la propria auto su misura.

Tuttavia, questa strategia non è priva di rischi. Restringere ulteriormente l’offerta potrebbe infatti accelerare la perdita di appeal nei mercati dove il prestigio si misura anche attraverso la presenza diffusa. In un contesto dove la concorrenza è feroce e i tempi di reazione sono sempre più stretti, la sfida di Maserati è duplice: mantenere la propria identità e al contempo restare rilevante agli occhi di un pubblico internazionale sempre più esigente.

Il confronto impietoso con Porsche e le insidie del lusso globale

Anche se Porsche ha registrato un calo globale del 10%, il marchio tedesco mantiene una forza commerciale invidiabile: il SUV Macan ha raggiunto 84.328 unità vendute, mentre la leggendaria 911 ha addirittura segnato una crescita. Va però sottolineato che anche per Porsche il mercato cinese si è rivelato insidioso, con una contrazione del 26% e una riduzione del 30% della rete dei concessionari regionali.

Questi dati evidenziano una vulnerabilità trasversale all’intero comparto del lusso automobilistico: la domanda premium in Cina si sta riducendo, gli Stati Uniti impongono nuove barriere tariffarie e l’Europa si conferma un’arena dove sopravvive solo chi innova e sa adattarsi rapidamente. Il mercato del lusso, insomma, non è più un rifugio sicuro, ma un terreno minato da rischi geopolitici e cambiamenti strutturali della domanda.

Quale futuro per il Tridente?

Il destino di Maserati si gioca ora su un crinale sottile: da una parte la possibilità di riposizionarsi come marchio di nicchia, capace di generare margini elevati grazie all’esclusività; dall’altra, il rischio concreto di una progressiva marginalizzazione, fino all’irrilevanza. Nei prossimi trimestri, la capacità di Stellantis di orchestrare investimenti mirati, strategie di comunicazione efficaci e una rete distributiva agile, senza mai perdere di vista la sostenibilità economica, sarà il vero banco di prova per la sopravvivenza del brand.

Il fatturato dimezzato – passato da 1,04 miliardi a 726 milioni di euro – e il margine operativo corretto in profondo rosso (-27,3%) sono numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: per Maserati è il momento della verità. Solo una strategia coraggiosa e una visione di lungo termine potranno restituire lustro e competitività a un marchio che, oggi più che mai, rischia di vedere il proprio mito scivolare nell’oblio.

Ti potrebbe interessare: