L’uragano Trump scuote l’Europa: dazi al 25% sulle auto

Dalla Motor Valley all'export via Germania: il piano di Trump rischia di paralizzare l'automotive italiano proprio mentre cresce la tensione su Nato e Iran

L’uragano Trump scuote l’Europa: dazi al 25% sulle auto
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Renato Terlisi
Pubblicato il 4 mag 2026

Il panorama del commercio globale è stato investito da una nuova ondata di incertezza a seguito della dichiarazione di Donald Trump riguardante l’imposizione, a partire dalla prossima settimana, di dazi al 25% su autovetture e autocarri provenienti dall’Unione Europea. Questo annuncio, giunto inaspettatamente tramite i canali social, non rappresenta solo una disputa commerciale isolata, ma si inserisce in un quadro di profonde tensioni geopolitiche che toccano la permanenza delle truppe americane nei paesi NATO e le divergenze sulle politiche verso l’Iran.

L’impatto sul sistema Italia

Per l’economia italiana, la minaccia del tycoon si traduce in un rischio sistemico di enormi proporzioni. Il settore dell’automotive, già gravato dall’impennata dei costi del carburante che colpisce l’autotrasporto, vedrebbe compromesso uno dei suoi mercati di sbocco principali. I dati del 2025 evidenziano la gravità della situazione: l’Italia ha esportato verso gli Stati Uniti mezzi di trasporto per un valore di 9,3 miliardi di euro, di cui ben 2,9 miliardi sono costituiti esclusivamente da autoveicoli.

Le tariffe colpirebbero in modo chirurgico le eccellenze della Motor Valley, con Ferrari e Lamborghini in prima linea, ma il danno si estenderebbe a cascata su tutta la filiera della componentistica. Quest’ultima è particolarmente esposta poiché gran parte della produzione italiana raggiunge il mercato statunitense transitando attraverso i canali industriali della Germania.

Il conflitto normativo

Dal punto di vista legale, l’amministrazione Trump poggia le basi di questa manovra sulla Sezione 310 del Trade Act. Tale norma autorizza la Casa Bianca ad agire contro pratiche commerciali straniere ritenute “sleali”, un appiglio che Bruxelles considera tuttavia “debole e contestabile”. Ufficialmente, Trump accusa l’Ue di violare l’accordo di Turnberry, ma la Commissione Europea respinge ogni addebito, rivendicando di agire secondo la propria “prassi legislativa standard” e nel pieno rispetto degli impegni assunti.

Scenari negoziali e risposte politiche

La reazione politica in Europa è stata decisa. Il presidente della commissione Commercio dell’Eurocamera, Bernd Lange, ha definito la mossa “inaccettabile”, ribadendo che l’Ue non legifera per decreto. In Italia, il dibattito si è spostato sulle misure di sostegno interno, con la richiesta del Partito Democratico di reintegrare i fondi per l’automotive recentemente tagliati.

La tensione è ora focalizzata sul 6 maggio, data del prossimo round negoziale. Al centro delle discussioni c’è il “trilogo” (Commissione, Consiglio e Parlamento europeo) per l’accordo commerciale Ue-Usa, reso ancora più complesso dall’inserimento della clausola “sunrise”. Questa clausola, che subordina le agevolazioni tariffarie al rispetto degli impegni americani, ha finora rallentato i colloqui ma sembra ora trovare nuova legittimazione proprio nelle minacce di Trump. Bruxelles, pur mantenendo aperta la via del dialogo tramite il commissario Maros Sefcovic, si prepara ad attivare lo strumento anti-coercizione per tutelare occupazione e commercio.

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