L'impatto della guerra in Iran su benzina e gasolio in Italia

L'attacco contro l'Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz gonfiano il Brent e il gas: in Italia benzina e gasolio rischiano aumenti fino a 40 centesimi al litro

L'impatto della guerra in Iran su benzina e gasolio in Italia
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Giorgio Colari
Pubblicato il 3 mar 2026

La recente crisi energetica che si è abbattuta sul Golfo Persico sta mettendo in allarme l’Italia e l’intera Europa. Gli automobilisti italiani potrebbero infatti dover affrontare rincari alla pompa fino a 40 centesimi al litro nelle prossime settimane. Alla base di questo scenario preoccupante ci sono le tensioni geopolitiche che coinvolgono Stati Uniti, Israele e Iran, e che hanno già scatenato un’ondata di volatilità sui mercati internazionali dell’energia. Il rischio è che la pressione sui prezzi di benzina e gasolio si traduca in una stangata per famiglie, imprese e tutto il settore dei trasporti.

Carburante e gas passano da qui

Il cuore della crisi è lo Stretto di Hormuz, un canale strategico largo appena 40 chilometri ma cruciale per il flusso globale di petrolio e gas naturale. Attraverso questo passaggio obbligato transita circa il 20% della produzione mondiale di greggio e oltre il 30% del gas naturale liquefatto destinato ai mercati internazionali. In seguito all’inasprirsi delle tensioni nella regione, le autorità iraniane hanno imposto il blocco del traffico navale, fermando circa 150 petroliere e costringendo le principali compagnie di navigazione a sospendere le proprie attività. Questa mossa ha immediatamente fatto schizzare verso l’alto le quotazioni sui mercati globali, gettando nuove ombre sulla stabilità energetica mondiale.

La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Il 2 marzo il prezzo del Brent, il riferimento europeo per il petrolio, ha raggiunto quota 80 dollari al barile, segnando un picco che non si vedeva da mesi. Parallelamente, il prezzo del gas ad Amsterdam ha registrato un balzo del 40% rispetto ai livelli precedenti la crisi. In Italia, la conseguenza più immediata è stata l’aumento del costo del gasolio self-service, che ha toccato 1,728 euro al litro, il livello più alto degli ultimi dodici mesi. Anche se le variazioni di prezzo alla pompa non sono sempre istantanee – grazie alle scorte disponibili e ai contratti di fornitura di lungo periodo – gli esperti stimano che gli effetti di questa impennata arriveranno a farsi sentire nel giro di una o tre settimane.

Prospettive poco serene

Le prospettive per il prossimo futuro sono tutt’altro che rassicuranti. Nello scenario più favorevole, che prevede un conflitto rapido e circoscritto, gli aumenti dei prezzi alla pompa potrebbero rimanere contenuti tra il 10 e il 15%. Tuttavia, se le ostilità dovessero protrarsi, il prezzo del petrolio potrebbe salire ulteriormente di 5-20 dollari al barile, amplificando gli effetti negativi per i consumatori. Il rischio maggiore, però, riguarda una possibile chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz: in questo caso il prezzo del greggio potrebbe facilmente superare la soglia dei 100-130 dollari al barile, con conseguenti rincari fino a 30-40 centesimi al litro sulle pompe italiane.

L’impatto di questa crisi non si limita però ai soli automobilisti. L’intero sistema industriale nazionale rischia di subire contraccolpi pesanti. Secondo il Ministro della Difesa Guido Crosetto, i costi legati ai trasporti potrebbero aumentare fino al 30-40% nel breve periodo, incidendo sui prezzi finali dei beni e sull’inflazione. Anche Confindustria ha lanciato l’allarme, sottolineando la crescente volatilità dei mercati energetici e la necessità di garantire sicurezza e competitività alle imprese europee, che già oggi devono confrontarsi con un contesto globale sempre più incerto.

Pressione costante

Questa situazione mette in luce la fragilità dell’attuale modello energetico, fortemente dipendente da poche aree strategiche e vulnerabile a ogni shock geopolitico. Per i cittadini e le aziende italiane, il risultato è una pressione crescente sui bilanci, che rischia di minare la ripresa economica e la stabilità sociale. Nel settore automotive, questa crisi rappresenta un ulteriore stimolo verso l’efficienza energetica e l’elettrificazione dei veicoli, mentre le imprese di trasporti sono costrette a rivedere le proprie strategie, valutando soluzioni alternative per contenere i costi e garantire la continuità dei servizi.

Gli operatori del settore raccomandano di monitorare costantemente le quotazioni internazionali, pianificare con attenzione gli approvvigionamenti e valutare tutte le opzioni disponibili per la mobilità alternativa. Lo sguardo resta puntato sul Golfo Persico, dove ogni evoluzione dello scenario potrebbe cambiare radicalmente il panorama dei carburanti e dell’energia in Italia. In questo contesto, il ruolo dell’OPEC e la capacità di risposta delle istituzioni europee saranno determinanti per evitare che la crisi si trasformi in un’emergenza di lunga durata.

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