Benzina e diesel, il governo valuta lo stop agli sconti sulle accise
Il governo potrebbe non prorogare il taglio delle accise: rincari di circa 5 cent/l su benzina e 10 cent/l su diesel dal 7 giugno 2026. Effetti su consumatori e autotrasporto
Nuove preoccupazioni per gli automobilisti italiani. Il taglio delle accise su benzina e diesel introdotto dal governo per contenere gli effetti della crisi energetica potrebbe infatti arrivare al capolinea. La misura, attualmente in vigore fino al 6 giugno 2026, non ha ancora ricevuto una nuova proroga e per la prima volta negli ultimi mesi dall’esecutivo arrivano segnali che lasciano aperta la possibilità di uno stop agli sconti.
La decisione definitiva non è stata ancora ufficializzata, ma le dichiarazioni arrivate nelle ultime ore mostrano come il tema sia ormai strettamente legato alla sostenibilità dei conti pubblici. Per milioni di automobilisti e imprese di trasporto si tratta di una questione particolarmente importante, visto che l’eventuale ritorno alle accise ordinarie potrebbe tradursi in un immediato aumento dei prezzi alla pompa.
Cosa succede dopo il 6 giugno
L’attuale riduzione delle accise era stata confermata dal Consiglio dei ministri lo scorso 22 maggio con l’obiettivo di contenere l’impatto del caro carburanti e scongiurare le proteste del settore dell’autotrasporto. La proroga ha mantenuto in vigore gli sconti fino al 6 giugno, introducendo però alcune modifiche rispetto alle versioni precedenti del provvedimento.
Attualmente gli automobilisti beneficiano di uno sconto di circa 5 centesimi al litro sulla benzina e di circa 10 centesimi al litro sul diesel. Per il gasolio si tratta di una riduzione inferiore rispetto ai mesi precedenti, quando il taglio aveva raggiunto anche i 20 centesimi al litro.
La misura è stata introdotta per limitare gli effetti delle tensioni internazionali sui mercati energetici e per evitare che gli aumenti delle quotazioni petrolifere si trasferissero completamente sui consumatori finali. Con la scadenza ormai imminente, il settore guarda ora alle decisioni del governo per capire se il sostegno verrà confermato oppure se si tornerà al regime fiscale ordinario.
Governo diviso sulla proroga degli sconti
Le recenti dichiarazioni dei rappresentanti dell’esecutivo non hanno ancora chiarito quale sarà la scelta finale. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha spiegato che, allo stato attuale, non sarebbe previsto un nuovo provvedimento di proroga. Una posizione che ha immediatamente alimentato i timori di un possibile aumento dei prezzi dei carburanti.
Alla base delle valutazioni del governo ci sono soprattutto ragioni economiche. Il taglio delle accise ha infatti richiesto risorse significative, finanziate attraverso diverse coperture straordinarie tra cui l’extragettito IVA e altri introiti eccezionali.
Con il protrarsi delle tensioni internazionali e dei rincari energetici, il costo complessivo dell’operazione è progressivamente aumentato, rendendo sempre più complessa la ricerca delle risorse necessarie per proseguire con gli sconti. Nonostante ciò, la partita resta aperta. Dal Ministero dell’Economia arrivano infatti posizioni più prudenti. Il viceministro Maurizio Leo ha sottolineato che il governo continua a monitorare l’evoluzione del mercato e non esclude eventuali interventi qualora la situazione dovesse peggiorare. Per questo motivo la decisione definitiva potrebbe arrivare soltanto a ridosso della scadenza prevista.
Quanto aumenterebbero benzina e diesel senza l’intervento
Se non dovesse essere approvata una nuova proroga, dal 7 giugno le accise tornerebbero ai livelli ordinari e l’impatto sui distributori sarebbe pressoché immediato. Secondo le stime attualmente disponibili, la benzina potrebbe registrare un aumento di circa 5 centesimi al litro, ai quali andrebbe aggiunta l’IVA. Per il diesel, invece, il rincaro potrebbe arrivare a circa 10 centesimi al litro, sempre oltre all’imposta sul valore aggiunto.
Per comprendere meglio l’effetto sulle tasche degli automobilisti basta fare un esempio pratico. Un pieno da 50 litri potrebbe costare circa 2,5 euro in più per un’auto a benzina e circa 5 euro in più per una vettura diesel. Si tratta naturalmente di stime teoriche che potrebbero variare in base all’andamento delle quotazioni internazionali del petrolio, dei carburanti raffinati e delle dinamiche del mercato energetico nelle prossime settimane.
L’incertezza resta quindi elevata. Da una parte il governo deve fare i conti con la necessità di contenere la spesa pubblica, dall’altra famiglie e imprese continuano a fare i conti con costi energetici ancora elevati. La decisione che arriverà nei prossimi giorni sarà determinante per capire quale sarà l’andamento dei prezzi dei carburanti all’inizio dell’estate e quale impatto avrà sulla mobilità degli italiani.