Le normative UE pesano sul costo finale delle auto
Katrin Adt (Dacia) afferma che il 40% dell'aumento prezzi auto è dovuto alle regolamentazioni europee; pressioni su ricerca e sviluppo e dubbi sui crediti CO2 per le M1E
Nel cuore del dibattito sull’evoluzione del settore automobilistico europeo, emergono numeri che fotografano una realtà in rapida trasformazione: il aumento dei prezzi delle vetture, la crescita delle risorse allocate per l’adeguamento normativo e l’arrivo imminente di nuove regole. È quanto mette in evidenza Katrin Adt, CEO di Dacia dal settembre 2025, che con una visione lucida sottolinea come le regolamentazioni europee stiano ridefinendo non solo i listini, ma anche le strategie di investimento e innovazione delle case automobilistiche.
Il costo è aumentato
Negli ultimi cinque anni, il costo medio delle auto è aumentato del 40%, mentre ben il 25% delle risorse di ricerca e sviluppo viene oggi destinato all’adeguamento alle nuove normative. Sullo sfondo, si stagliano 107 nuove regolamentazioni che nei prossimi cinque anni investiranno il comparto, costringendo le aziende a ripensare le proprie priorità e i propri processi produttivi. Non si tratta di una sfida isolata per Dacia, ma di un trend che interessa l’intero settore, dove la crescente complessità delle regole su sicurezza ed emissioni si traduce in un impatto diretto su costi, margini e tempi di commercializzazione.
Il paradosso messo in luce da Katrin Adt è emblematico: mentre l’Europa insegue obiettivi sociali e ambientali sempre più ambiziosi, i costruttori si trovano costretti a destinare una quota crescente delle proprie risorse al rispetto delle regolamentazioni europee, spesso a discapito dell’innovazione orientata al cliente. Questa situazione genera veicoli indubbiamente più sicuri e puliti, ma anche più costosi e, in molti casi, più pesanti, sollevando interrogativi sulla reale sostenibilità economica di questo modello di sviluppo.
Rivedere il proprio portafogli
La pressione normativa si riflette in scelte strategiche che riguardano l’intera filiera. Molti produttori stanno rivedendo i propri portafogli per contenere il aumento dei prezzi, con effetti evidenti sulla varietà dei modelli disponibili, sulle dotazioni standard e sui tempi di immissione sul mercato. L’introduzione di sistemi di sicurezza avanzati, i nuovi criteri di omologazione e le tecnologie per la riduzione delle emissioni rappresentano costi che difficilmente possono essere assorbiti dalle aziende senza ripercussioni sui consumatori finali.
Uno degli elementi di maggiore incertezza riguarda il futuro delle piccole vetture elettriche, identificate con la sigla M1E, ovvero quei veicoli sotto i 4,2 metri che potrebbero rientrare in un sistema di crediti di CO2. In teoria, questa novità potrebbe rappresentare un vantaggio competitivo per marchi come Dacia, da sempre focalizzati su volumi elevati e prezzi accessibili. Tuttavia, la mancanza di chiarezza normativa e la difficoltà di prevedere le modalità di applicazione rendono complessa qualsiasi pianificazione strategica a medio termine. Per i costruttori che operano su margini ridotti, questa imprevedibilità rappresenta un ostacolo concreto agli investimenti sostenibili e alla programmazione di nuovi modelli.
L’impatto è immediato per il consumatore
Per il consumatore, l’impatto è immediato: i listini crescono e riflettono in modo diretto i costi dell’adeguamento normativo. Tuttavia, il bilancio non è solo negativo. Grazie ai sistemi di sicurezza di ultima generazione, la mortalità stradale è in costante diminuzione e le emissioni complessive continuano a calare. La vera sfida per i prossimi anni sarà trovare un equilibrio tra l’implementazione delle norme e la salvaguardia della competitività delle imprese europee, evitando di penalizzare sia i cittadini che il tessuto industriale.
Le reazioni del settore e delle istituzioni comunitarie convergono su un punto: non si discute la legittimità degli obiettivi di sicurezza e sostenibilità, ma si invoca maggiore prevedibilità e periodi transitori più lunghi per l’adozione delle nuove regole. I costruttori chiedono un quadro normativo stabile e tempi adeguati per adeguarsi, mentre gli enti europei ribadiscono l’urgenza di centrare i target climatici. In questo contesto, le case automobilistiche stanno adottando strategie alternative: ottimizzazione dei processi produttivi, economie di scala sui componenti chiave, nuovi modelli di business e una partecipazione sempre più attiva ai tavoli decisionali europei, con l’obiettivo di rendere le regolamentazioni europee più efficienti e applicabili anche per chi produce su larga scala.