Le auto del futuro potrebbe essere disegnate dall'IA

Citroen, Geely e MG integrano l'IA nel design automobilistico: accelerazione dei render, nuovi ruoli e il dibattito su creatività umana e omologazione stilistica

Le auto del futuro potrebbe essere disegnate dall'IA
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Giulia Darante
Pubblicato il 3 mar 2026

Nel panorama odierno del design automobilistico, l’avvento della intelligenza artificiale sta riscrivendo le regole del gioco, generando un dibattito acceso che va ben oltre le mere questioni tecniche. Tre marchi, tre filosofie: Citroen, Geely e MG rappresentano approcci distinti, eppure condividono un dilemma comune. La tecnologia, per quanto avanzata, resta un mezzo nelle mani dell’uomo: la vera sfida è preservare l’identità di marca e l’anima del prodotto in un’epoca in cui le forme possono nascere anche da un algoritmo.

Pierre Leclercq, direttore del design di Citroen, incarna la prudenza. Nei centri stile della casa francese, i sistemi di intelligenza artificiale sono rigorosamente isolati dalla rete globale. L’alimentazione avviene attraverso un flusso selezionato di immagini: non solo elementi automobilistici, ma anche suggestioni tratte dal mondo del design industriale, lampade iconiche e dettagli di hypercar. Da questo caleidoscopio di input, l’IA genera migliaia di varianti, ma il controllo rimane saldamente nelle mani del designer. «Sei tu ad alimentare l’IA, e i risultati sono tuoi», sottolinea Leclercq. «Il collega nella stanza accanto otterrà risultati completamente diversi.» Questo approccio protegge la proprietà intellettuale e garantisce che la creativita umana non venga diluita dall’influenza di dataset esterni e anonimi.

All’estremo opposto troviamo Geely, dove l’accelerazione è la parola d’ordine. Flavien Dachet, responsabile creativo del gruppo cinese, racconta di una rivoluzione silenziosa: ciò che un tempo richiedeva giorni, oggi si realizza in poche ore. I render fotorealistici sono il frutto di un dialogo continuo tra uomo e macchina. L’algoritmo propone, il designer interviene, affina, corregge. Si instaura così un ciclo virtuoso in cui l’efficienza cresce esponenzialmente senza sacrificare l’apporto umano. Il risultato è una produttività mai vista prima, con una gamma di proposte stilistiche che si moltiplica senza precedenti, pur mantenendo intatta la scintilla della creativita umana.

MG spinge ancora oltre i confini dell’integrazione digitale. Sotto la guida di Jozef Kaban, la casa automobilistica promuove un utilizzo intensivo della intelligenza artificiale. Vengono create figure professionali specifiche, incaricate di nutrire gli algoritmi con dataset selezionati e curati nei minimi dettagli. Eppure, anche in questo contesto, la selezione critica dell’uomo resta imprescindibile: l’algoritmo può suggerire, ma è il designer a scegliere, filtrare e perfezionare. Il rischio, avverte Kaban, è che l’automazione prenda il sopravvento, ma il vero valore aggiunto rimane la sensibilità e la visione dell’essere umano.

Non mancano le voci critiche. Peter Stevens, storico progettista della McLaren F1, mette in guardia: la intelligenza artificiale non è sinonimo di visione, ma di sofisticazione tecnica. Il pericolo più grande, secondo Stevens, è che i designer si allontanino dalla manualità del disegno e dal proprio linguaggio visivo, aprendo la strada a una pericolosa omologazione estetica. In questo scenario, le auto rischiano di perdere la loro anima, diventando prodotti efficienti ma privi di personalità.

Questa trasformazione non è solo tecnologica, ma anche culturale. Nei centri stile di tutto il mondo stanno emergendo nuove figure professionali, processi ibridi e discussioni etiche sulla formazione delle future generazioni di designer. L’evoluzione è inarrestabile, ma la domanda centrale rimane: come mantenere l’equilibrio tra la spinta innovativa della intelligenza artificiale e la tutela di quella creativita umana che ha reso memorabili le automobili del passato? È qui che si gioca il futuro del design automobilistico: non nella semplice adozione di nuove tecnologie, ma nella capacità di integrare, con intelligenza e sensibilità, la macchina e l’uomo in un dialogo fecondo e mai scontato.

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