Le auto ibride plug-in sono così ecologiche? I dubbi di uno studio
Analisi dei dati reali: senza una ricarica regolare le auto ibride plug in mostrano emissioni superiori alle attese; implicazioni per aziende, utenti e politiche fiscali
Il tema della sostenibilità delle auto ibride plug in è più complesso di quanto si possa pensare a una prima analisi, soprattutto se si considera il comportamento reale degli utenti. Un recente studio condotto a Shanghai, che ha monitorato per tre mesi le abitudini di 500 conducenti, ha portato alla luce un dato che fa riflettere: molti proprietari di PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle) non si impegnano in una ricarica regolare dei loro veicoli. Questa mancanza di costanza nell’utilizzo della componente elettrica rischia di annullare i benefici ambientali di una tecnologia che, almeno sulla carta, promette un impatto positivo sul fronte delle emissioni reali.
Una contraddizione che emerge
La ricerca, pubblicata su una rivista specializzata in politiche dei trasporti, ha indagato il legame tra i cicli di ricarica effettivamente praticati dai conducenti e le emissioni misurate su strada. I risultati mettono in evidenza una contraddizione che potrebbe sorprendere molti: quando la batteria delle PHEV viene sfruttata in modalità elettrica pura, ovvero in modalità Charge Depleting (CD), la riduzione degli inquinanti è notevole e tangibile. Tuttavia, nel momento in cui il veicolo passa in modalità Charge Sustaining (CS), a causa della mancata ricarica, le emissioni aumentano in modo significativo, arrivando spesso a superare quelle di un’auto tradizionale a combustione interna.
Questo fenomeno risulta particolarmente critico nel settore delle flotte aziendali, dove le auto ibride plug in vengono scelte soprattutto per i vantaggi fiscali offerti dai governi locali. Senza una ricarica regolare, però, il potenziale di riduzione delle emissioni reali viene vanificato e i veicoli si trasformano in un paradosso: automobili che, pur godendo di agevolazioni pensate per favorire la transizione ecologica, finiscono per inquinare più delle controparti tradizionali. In sostanza, il rischio concreto è quello di incentivare la diffusione di soluzioni solo apparentemente “verdi”, che nei fatti non apportano alcun reale beneficio ambientale.
Una proposta valida
Per i costruttori, la tecnologia delle PHEV continua a rappresentare una proposta interessante e valida, almeno dal punto di vista teorico. Tuttavia, per i responsabili delle flotte aziendali – i cosiddetti fleet manager – la questione si fa più delicata: è necessario interrogarsi sulla reale disponibilità di infrastrutture di ricarica e sull’effettiva possibilità, per i dipendenti, di adottare una routine di ricarica regolare. Senza questi presupposti, l’investimento rischia di rivelarsi poco efficace sia dal punto di vista economico che ambientale.
Dal lato dei consumatori privati, la scelta tra auto ibride plug in e altre soluzioni diventa più complessa. Chi non dispone di una colonnina di ricarica domestica o di facile accesso sul luogo di lavoro potrebbe non riuscire a sfruttare appieno la modalità elettrica delle PHEV, finendo per utilizzare il veicolo quasi esclusivamente in modalità Charge Sustaining. In questi casi, una vettura ibrida tradizionale – la cosiddetta Full Hybrid – potrebbe risultare una scelta più coerente con le proprie esigenze e con le aspettative in termini di sostenibilità.
Il nodo della questione
Il vero nodo, tuttavia, è di natura normativa e culturale. Gli incentivi fiscali legati all’acquisto di PHEV spesso non tengono conto dell’effettivo utilizzo della modalità elettrica. Questo disallineamento tra regolamentazione e comportamento reale degli utenti rischia di produrre effetti opposti rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni reali. È quindi fondamentale promuovere una comunicazione più trasparente e onesta verso i consumatori, spiegando chiaramente quali siano i requisiti per ottenere i benefici promessi e quali siano le condizioni necessarie per un impatto ambientale positivo.
Serve infine una riflessione più ampia sulle politiche di incentivazione: solo criteri che premiano la ricarica regolare e l’effettivo utilizzo della componente elettrica possono garantire che le auto ibride plug in rappresentino una reale soluzione alla sfida della mobilità sostenibile. In caso contrario, il rischio è quello di perpetuare una narrazione fuorviante, che attribuisce alle PHEV meriti che, senza un cambio di paradigma, rimangono purtroppo solo sulla carta.