Tre decenni con la patente revocata e auto piena di fermi: uomo da "record"

A Bovisio Masciago un 60enne guidava da 30 anni con patente revocata. Peugeot 207 sequestrata, multe per 1.984 e 354 euro, denuncia e riflessioni su enforcement

Tre decenni con la patente revocata e auto piena di fermi: uomo da "record"
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 gen 2026

Trent’anni sulle strade senza una patente revocata, quindici fermi amministrativi ignorati, una multa non pagata nel 2024 e, infine, un sequestro auto che arriva come epilogo inevitabile. Questo il quadro che emerge dall’operazione condotta dai carabinieri a Bovisio Masciago, dove un uomo di sessant’anni residente a Cesano Maderno è stato fermato alla guida di una Peugeot 207 senza alcuna copertura legale. Il caso, per la sua eccezionalità e per la lunga durata delle violazioni, getta una luce inquietante sull’efficacia reale dei sistemi di controllo e deterrenza che dovrebbero garantire la sicurezza sulle nostre strade.

Una serie di infrazioni infinite

Durante il controllo, l’automobilista ha potuto esibire solo il libretto del veicolo: nessun documento di guida, nessuna assicurazione. Le verifiche dei militari hanno svelato una storia di guida senza patente protratta per decenni. L’uomo, con sorprendente candore, ha ammesso che la sua patente revocata risaliva a trent’anni prima, confermando come la provincia di Monza si sia trasformata, suo malgrado, in un laboratorio di illegalità stradale prolungata. Un dato che fa riflettere: già nel 2024, il soggetto era stato fermato e sanzionato dai carabinieri di Nova Milanese per la stessa infrazione, senza che ciò avesse avuto alcun effetto deterrente.

La risposta delle autorità, seppur articolata, arriva tardivamente. All’uomo sono stati comminati una multa di 1.984 euro e una denuncia per guida senza patente, mentre la moglie, intestataria della vettura, dovrà pagare 354 euro. A ciò si aggiunge il sequestro auto della Peugeot 207, provvedimento che sancisce l’inevitabile fine di una lunga serie di illeciti. Tuttavia, il vero danno appare più profondo: il sistema di controllo e riscossione coattiva mostra tutte le sue fragilità, incapace di trasformare i provvedimenti amministrativi in strumenti realmente efficaci.

Il fermo impone il divieto di circolazione

Dal punto di vista normativo, la guida senza patente comporta sanzioni severe, che possono arrivare alla reclusione in caso di recidiva o, come in questo caso, all’applicazione di pesanti multe. I fermi amministrativi rappresentano un vincolo teoricamente insormontabile: la legge impone il divieto assoluto di circolazione fino alla rimozione del fermo, con il sequestro auto garantito in caso di inosservanza. Eppure, la realtà dimostra che la moltiplicazione dei provvedimenti amministrativi si traduce spesso in una semplice formalità, priva di un reale riscontro operativo sul territorio.

La vicenda mette in evidenza responsabilità condivise. Da un lato, l’automobilista ha scelto consapevolmente di violare la legge, proseguendo nella sua condotta illegale per trent’anni. Dall’altro, le istituzioni hanno mostrato una preoccupante sottovalutazione del fenomeno, limitandosi a sanzionare senza mai intervenire in modo incisivo. L’intestazione della vettura a un soggetto diverso dal conducente, come in questo caso, crea ulteriori zone grigie: colpire il proprietario con una multa può non essere sufficiente se non esistono strumenti tecnologici di blocco e sistemi integrati tra le banche dati dei fermi amministrativi.

Serve una svolta radicale

Gli esperti di sicurezza stradale e gli analisti del settore automotive sono concordi: occorre una svolta radicale nell’enforcement. La soluzione passa attraverso l’introduzione di blocchi telematici alla circolazione, procedure di riscossione accelerate e un potenziamento dei sistemi di lettura targhe, in grado di accedere in tempo reale ai registri dei vincoli. Le campagne informative e i controlli mirati rappresentano solo una parte della strategia; la vera sfida è rendere le sanzioni strumenti realmente dissuasivi, superando la logica delle semplici iscrizioni contabili.

Il sequestro auto della Peugeot 207 a Bovisio Masciago non è soltanto l’ennesimo episodio di cronaca locale, ma il simbolo di una sicurezza stradale ancora troppo fragile. Le norme esistono, ma la loro applicazione concreta resta il vero nodo irrisolto. In un contesto dove la recidiva non viene efficacemente contrastata e dove i fermi amministrativi rimangono spesso inapplicati, il rischio è che l’illegalità continui a prosperare, minando la fiducia dei cittadini e la credibilità delle istituzioni.

Il caso di Cesano Maderno e Bovisio Masciago richiama quindi l’urgenza di modernizzare i processi di controllo, rafforzare la cooperazione tra enti e investire in tecnologie avanzate per garantire che episodi simili non possano più ripetersi. Solo così la sicurezza sulle nostre strade potrà diventare una realtà tangibile e non restare una semplice aspirazione normativa.

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