Perché a Cuba è emergenza benzina? Mesi per fare un pieno

La carenza di carburante a Cuba, aggravata dal calo delle forniture venezuelane e dalle tensioni geopolitiche, provoca razionamenti, mercato nero e rincari dei prezzi

Perché a Cuba è emergenza benzina? Mesi per fare un pieno
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 gen 2026

L’isola di Cuba sta vivendo una delle sue fasi più critiche, intrappolata in una crisi energetica senza precedenti che sta paralizzando trasporti, commercio e la quotidianità di milioni di cittadini. L’epicentro di questa emergenza è il prezzo della benzina, che sul mercato nero ha raggiunto livelli astronomici: fino a 900 pesos al litro, mentre il prezzo ufficiale, già quintuplicato, si attesta a 132 pesos. Un quadro che racconta non solo di rincari insostenibili, ma anche di un sistema economico e sociale sull’orlo del collasso.

Colpa del petrolio venezuelano

La radice del problema affonda nella storica dipendenza di Cuba dal petrolio venezuelano. Negli ultimi mesi, le forniture provenienti dal Venezuela sono crollate drasticamente: dai 50.000 barili al giorno del passato a una forbice tra 10.000 e 30.000, una contrazione che ha mandato in tilt la fragile rete di approvvigionamento dell’isola. A peggiorare la situazione, l’operazione militare statunitense del 3 gennaio 2026, culminata con l’arresto del presidente Nicolás Maduro, ha interrotto bruscamente i tradizionali canali di rifornimento, lasciando l’economia cubana senza ossigeno energetico.

Le conseguenze sono tangibili e immediate. Le stazioni di servizio della capitale e delle principali città hanno smesso di erogare benzina oppure funzionano solo tramite prenotazione su app, con liste d’attesa che possono durare settimane, se non mesi. La mobilità urbana e interurbana è tornata indietro di decenni: flotte di autobus e taxi fermi, corse cancellate e cittadini costretti a riscoprire biciclette e mezzi trainati da animali per spostarsi.

Spartiacque è il prezzo del carburante

Il vero spartiacque, però, resta il prezzo del carburante. L’aumento del prezzo ufficiale della benzina da 25 a 132 pesos al litro, pari a un balzo del 500%, ha reso il carburante un bene di lusso. Ma è sul mercato nero che la situazione diventa drammatica: qui la benzina viene venduta a cifre proibitive, fino a 900 pesos al litro, alimentando una spaccatura sociale profonda e accentuando le disuguaglianze tra chi può permettersi il carburante e chi è costretto a rinunciarvi.

Le ripercussioni si fanno sentire su tutta la filiera produttiva. Per le imprese di trasporto, gli agricoltori e i lavoratori autonomi, i rincari dei carburanti significano un aumento esponenziale dei costi operativi, ritardi nelle consegne e una spirale inflazionistica che coinvolge anche i beni di prima necessità. Il governo, dal canto suo, giustifica questi aumenti come misure necessarie per la stabilizzazione dei conti pubblici, ma la popolazione percepisce la situazione come una vera e propria stretta insostenibile.

Il nodo cruciale della dipendenza

Analisti internazionali mettono in evidenza il nodo cruciale della dipendenza da un unico fornitore: senza una reale diversificazione delle fonti energetiche, Cuba resta esposta a shock geopolitici e vulnerabile alle crisi internazionali. Dal fronte tecnico, si moltiplicano le proposte per uscire dall’impasse: investimenti nelle energie rinnovabili, miglioramento dell’efficienza delle raffinerie locali, conversione graduale a veicoli elettrici e biocarburanti, e l’implementazione di programmi di mobilità condivisa sono alcune delle strade indicate per ridurre la dipendenza dal petrolio straniero.

Nel breve termine, però, la realtà per la popolazione è fatta di code interminabili, prezzi alle stelle e un mercato nero che prospera sulle difficoltà diffuse. Il futuro del sistema dei trasporti e della stessa tenuta economica del Paese dipenderà dalla capacità di adottare soluzioni alternative e di pianificare una strategia energetica di lungo periodo. La sfida è enorme e l’orizzonte resta incerto: solo un mix di risposte politiche, investimenti tecnologici e una visione di sistema potranno restituire a Cuba la sicurezza energetica, oggi messa a dura prova da fattori esterni e da una dipendenza strutturale che non può più essere ignorata.

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