Lamborghini Countach: 50 anni fa il debutto al Salone di Ginevra

L’11 marzo 1971, alla rassegna internazionale delle novità automotive, veniva presentata ufficialmente la capostipite della degna erede della altrettanto iconica Miura: fu il primo capitolo di una storia che, modello dopo modello, continua ancora oggi.

Vacca boia!”. Si può battezzare un’automobile con un’espressione di assoluto stupore? Se il termine utilizzato appartiene alla ricchezza culturale del dialetto, secondo la ben nota potenza delle lingue locali che… in una parola dicono tutto, si può eccome. Ed ecco spiegata l’origine del nome “Countach” conferito, all’alba degli anni 70, dai vertici di Sant’Agata Bolognese, all’allora nascente nuova supercar del “Toro”.

L’origine del nome: storia o leggenda?…

Come leggenda vuole, il modello chiamato a raccogliere il testimone di vettura di punta dell’azienda dalla leggendaria Miura – ed il cui disegno era anch’esso stato affidato a Marcello Gandini, direttore del Centro Stile della Carrozzeria Bertone – era, nelle fasi di assemblaggio finali, stato nascosto in una rimessa di macchinari agricoli in una cascina nei pressi di Grugliasco (TO) per evitare possibili fermi al lavoro legati alle agitazioni sindacali. Un contadino (o forse, secondo altre fonti, un guardiano), che purtroppo la storia manterrà per sempre anonimo, “scoprì” la vettura, ed in un impeto di stupore e di entusiasmo esclamò: “Countach!”, termine che in arcaico piemontese significa, appunto, “Accidenti!”.

Fa lo stesso…

Il fatto è che, in quell’occasione, lo stesso Marcello Gandini, informato dell’avvenimento, avvertì in questa esclamazione un che di potente, di esotico, di enormemente comunicativo. In effetti, dal punto di vista onomatopeico, somiglia ad uno schiocco di frusta, una autentica sferzata capace di esprimere anche nel nome il carattere immaginifico della vettura. Nuccio Bertone venne convinto della bontà di questo nome, e così furono anche Ferruccio Lamborghini e Paolo Stanzani, responsabile del progetto. E fu Lamborghini Countach.

Il debutto internazionale

Esattamente 50 anni fa (era l’11 marzo 1971), al Salone di Ginevra faceva ufficialmente bella mostra di se la nuova potentissima “arma” del marchio di Sant’Agata Bolognese: una Countach LP500 di colore giallo. Il “taglio del nastro” avvenne alle 10 del mattino: nello stand espositivo della Carrozzeria Bertone, raccontano gli archivi Lamborghini, il prototipo veniva svelato per la sua prima apparizione al grande pubblico. La scelta di presentare la concept presso lo stand dell’atelier torinese venne motivato dal fatto che lo “spazio” Lamborghini a Ginevra ’71 ospitava la novità Miura SV, massima espressione del progetto che vide la luce a cinque anni dall’esordio in produzione della iconica biposto a motore centrale la cui meccanica portava la firma di Gianpaolo Dallara e dello stesso Stanzani.

Un successo immediato

Il successo del prototipo Countach fu in ogni caso immediato, tanto che da parte della stessa Lamborghini iniziò una vera e propria corsa contro il tempo per accontentare le richieste degli appassionati, e trasformare l’idea della “show car” in una produzione in piccola serie. Con la doppia novità Miura SV e Countach (che nei mesi successivi al “vernissage” del Salone di Ginevra apparve su tutte le riviste internazionali di settore), Lamborghini – che aveva da pochi mesi dato il via alla produzione della Gran turismo Jarama e di lì a poco avrebbe avviato il progetto Urraco – diede ulteriore prova della sua forza creativa e produttiva, ma soprattutto innovativa.

I grandi nomi

All’origine del “programma” Countach, nato con il nome in codice di fabbrica “LP112” (dove “la sigla indica il posizionamento “Longitudinale Posteriore” del motore, e la sua architettura a dodici cilindri a V), c’era in effetti una precisa idea, da parte di Ferruccio Lamborghini, nel creare un modello che potesse mantenere l’immagine di azienda all’avanguardia tecnologica già espressa – con successo mondiale – da Miura. A capo del programma di sviluppo della parte meccanica venne incaricato Paolo Stanzani, che era entrato in Lamborghini nel 1963 e dal 1968 era direttore generale e direttore tecnico. Autore della linea del veicolo – netta, pulita, avveniristica anche a mezzo secolo: in due parole, senza tempo – fu, come si indicava qui sopra, Marcello Gandini. Allo stilista torinese (in possesso anche di solide basi tecniche) si deve altresì la decisione di utilizzare le porte con apertura a forbice, che, da allora, caratterizzeranno la produzione delle 12 cilindri Lamborghini.

Era differente dal modello che sarebbe entrato in produzione

Lamborghini racconta che sebbene fosse già definita, nell’impostazione esteriore, rispetto al modello che negli anni successivi avrebbe fatto bella mostra di se nell’immaginario collettivo di milioni di appassionati in tutto il mondo, quella prima Lamborghini Countach LP500 presentava, nella propria sostanza, alcune differenze di rilievo rispetto alla Countach che entrò in produzione nel 1974: il telaio era in effetti a pianale e non in tubi, la motorizzazione V12 aveva una cilindrata di 4.971 cc (esemplare unico), le prese d’aria sul motore avevano un disegno “a branchie di squalo” e la strumentazione faceva affidamento ad un sofisticato pannello elettronico.

Nelle mani di Bob Wallace

Dopo il “battesimo” di Ginevra 1971, la prima Countach LP500 venne provvista di un più affidabile motore da 4 litri di cilindrata ed utilizzata dall’allora capo collaudatore Lamborghini (il mai dimenticato neozelandese Bob Wallace) in ogni prova su strada possibile. Dopo tre anni di continuo affinamento, la carriera della straordinaria “prima” Countach si concluse all’inizio del 1974, quando servì per le prove di crash test necessarie per l’omologazione del modello di produzione ed in seguito venne demolita.

Sedici anni di carriera

Il resto è storia: Lamborghini Countach, degna continuatrice della stirpe iniziata con Miura e proseguita via via con Diablo, Murciélago e Aventador, rimase in produzione fra il 1974 ed il 1990, in cinque serie successive, per un totale di 1.999 esemplari. Al di là delle “aride cifre”, a Lamborghini Countach – che nella prima metà di marzo 2021 celebra cinquant’anni dallo storico “vernissage” del Salone di Ginevra 1971 -, ritratta sui muri delle camere di un’intera generazione di giovani “enthusiast” ed utilizzata in numerosi film, va il merito di avere contribuito alla sopravvivenza di Lamborghini negli anni più difficili della propria storia automobilistica, e di entrare nella leggenda in maniera definitiva.

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