Rubano Kia e Hyundai per challenge folle su TikTok

I limiti educativi e culturali ci sono sempre stati, ma i social li hanno messi in evidenza, amplificandoli.

Su TikTok ogni tanto vengono lanciate delle sfide assurde e poco educative. Rientra in questa fattispecie la pericolosa e biasimabile “challenge” di cui vi raccontiamo oggi, che spinge al furto di auto Kia e Hyundai. Gli autori della stupida iniziativa – partita negli Stati Uniti d’America – hanno guadagnato molti seguaci. TikTok è il canale da loro scelto come cassa di risonanza e come strumento di viralità dei contenuti.

Alcuni promuovono delle pessime abitudini

Il nostro post non intende concorrere alla causa di questi tizi, ma vuole soltanto far riflettere sul livello di decadimento culturale e valoriale del mondo in cui viviamo. Sembra che oggi tutto sia legittimato, sull’altare della presunta libertà espressiva e della ricerca dei like. Una tendenza molto triste, da cui non possono derivare buoni frutti. Ogni giorno, purtroppo, ne abbiamo delle triste conferme.

I social come cassa di risonanza

La “challange” in esame sfrutta l’hashtag #KiaBoys come binario operativo di questo treno della follia. Oggetto della sfida è il furto di auto Kia e Hyundai, scelte fra quelle in listino dal 2010. Il tutto usando un cavo USB per i collegamenti. L’azione si deve svolgere in un tempo brevissimo. Superfluo dire come questo abbia portato a un’impennata di sottrazioni illecite di veicoli dei due marchi, almeno oltreoceano. Autori dei furti sono spesso dei giovanissimi, più permeabili alle strampalate manipolazioni che giungono dal web. Ci si chiede dove andremo a finire di questo passo.

Kia e Hyundai le auto prese di mira

I protagonisti della “challenge” devono pubblicare online i video del furto dell’auto e della successiva guida, usando il già citato hashtag #KiaBoys che, purtroppo, spopola in rete, con decine di milioni di visualizzazioni su TikTok. Le vetture, dopo la bravata, vengono lasciate al loro destino in mezzo alla strada. Singolare il fatto che l’iniziativa abbia spinto alcuni a criticare la facilità con cui i modelli presi di mira dai ladri possono essere sottratti ai legittimi proprietari, lasciando indenni i social da ogni forma di contestazione, nonostante offrano la base per stimolare simili malefatte.

Fonte | Corriere dello Sport

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