Jody Scheckter, il sogno bio diventa un incubo: l'ex Ferrari perde la causa milionaria

L'ex campione del mondo di Formula 1 aveva investito 55 milioni di sterline in una grande azienda agricola dedicata al biologico

Jody Scheckter, il sogno bio diventa un incubo: l'ex Ferrari perde la causa milionaria
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Fabrizio Caratani
Pubblicato il 16 set 2026

Dalla gloria mondiale con la Ferrari a una lunga battaglia con il fisco britannico. Jody Scheckter, campione del mondo di Formula 1 nel 1979 con il Cavallino Rampante, ha perso una causa fiscale che potrebbe costargli 1,4 milioni di sterline. Al centro della vicenda c’è un progetto imprenditoriale nato dalla passione per l’agricoltura biologica, trasformato però nel tempo in una fonte di pesanti perdite economiche.

L’ex pilota sudafricano aveva deciso di investire una parte consistente del patrimonio accumulato dopo la carriera sportiva in una grande azienda agricola nel Regno Unito. Un’iniziativa che avrebbe dovuto diventare un modello di produzione sostenibile e alimentazione di alta qualità, ma che si è invece trasformata in uno dei capitoli più difficili della sua vita da imprenditore.

Il maxi investimento da 55 milioni di sterline

Dopo il trasferimento in Inghilterra insieme alla moglie, Scheckter aveva acquistato una vasta proprietà agricola e circa 3.000 acri di terreno, investendo complessivamente 55 milioni di sterline.

L’obiettivo era costruire un’attività dedicata alla produzione di cibo biologico di altissima qualità, un settore nel quale l’ex Ferrari credeva profondamente. La passione, però, non è bastata a garantire il successo economico dell’iniziativa.

Nel corso degli anni l’azienda ha accumulato perdite significative, registrando risultati negativi praticamente in modo costante. Un quadro che ha attirato l’attenzione dell’amministrazione fiscale britannica.

L’accusa del fisco britannico

La controversia riguarda il periodo compreso tra il 2008 e il 2010. Secondo l’Agenzia delle Entrate del Regno Unito, Scheckter avrebbe compensato in modo improprio le perdite generate dall’attività agricola con i profitti provenienti da altre società di sua proprietà.

Una contestazione che ha dato origine a una lunga battaglia legale, culminata con il ricorso davanti al Tribunale di primo grado.

Alla fine i giudici hanno dato ragione al fisco britannico, confermando la richiesta relativa a un debito fiscale pari a 1,4 milioni di sterline. Una cifra importante che rappresenta il conto più pesante di un progetto imprenditoriale mai riuscito a raggiungere la redditività sperata.

Le parole del giudice

La sentenza è stata accompagnata da considerazioni particolarmente significative da parte del giudice Tony Beare, che ha riconosciuto l’impegno personale profuso dall’ex campione del mondo nel progetto.

Secondo il magistrato, è impossibile analizzare la vicenda senza provare una certa amarezza per l’esito finale. Beare ha sottolineato come Scheckter fosse profondamente convinto della bontà dell’iniziativa e desiderasse trasformarla in un esempio di eccellenza nel settore agricolo.

Il giudice ha inoltre ricordato che lo stesso ex pilota ha ammesso di aver commesso errori di valutazione, convinto di poter replicare nel mondo agricolo il successo ottenuto in altri ambiti imprenditoriali.

Dal titolo mondiale al difficile ruolo di imprenditore

La carriera di Scheckter è sempre stata caratterizzata da sfide fuori dal comune. Dopo aver conquistato il Mondiale di Formula 1 con la Ferrari nel 1979, il sudafricano aveva costruito una seconda vita professionale negli Stati Uniti fondando Fats, azienda specializzata nella simulazione di sistemi d’arma.

Il progetto agricolo britannico rappresentava però qualcosa di diverso: una scelta legata più alla passione personale che alla ricerca del profitto. Proprio per questo la sconfitta in tribunale assume un significato particolare, chiudendo uno dei capitoli più ambiziosi e complicati della vita dell’ultimo campione del mondo Ferrari prima dell’era Schumacher.

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