Jim Farley mette all’asta la sua De Tomaso Pantera restaurata

La De Tomaso Pantera legata a Ford negli anni ’70 e oggi di proprietà di Jim Farley torna all’asta. Una supercar V8 restaurata

Jim Farley mette all’asta la sua De Tomaso Pantera restaurata
R T
Renato Terlisi
Pubblicato il 21 apr 2026

C’è un’auto che più di altre riesce a raccontare un’epoca in cui l’industria automobilistica sperimentava senza troppi limiti. La protagonista è la De Tomaso Pantera, una supercar italo-americana che oggi torna sotto i riflettori perché messa all’asta dal CEO di Ford, Jim Farley. Non si tratta però di una Pantera qualunque: questa vettura ha vissuto una storia che attraversa tre mondi diversi — Italia, Stati Uniti e collezionismo d’epoca — diventando un pezzo unico nel suo genere.

Il suo fascino non è solo estetico o tecnico, ma soprattutto narrativo. È una delle rare auto sportive nate dall’incontro tra ingegneria italiana e potenza americana, e per decenni ha cambiato identità più volte, fino a diventare oggi un vero oggetto da collezione.

Una supercar italo-americana nata da una collaborazione unica

La De Tomaso Pantera nasce all’inizio degli anni ’70 da una collaborazione tra la casa modenese De Tomaso e Ford. L’idea era ambiziosa: creare una supercar dal design europeo ma con la robustezza e la disponibilità dei motori V8 americani.

Il risultato è una vettura dal carattere estremamente riconoscibile: linee firmate da Tom Tjaarda, telaio progettato con il contributo di Giampaolo Dallara e un motore V8 Ford capace di unire potenza e semplicità meccanica. Il modello protagonista di questa storia appartiene alla prima serie, spesso definita “Pre-L”, caratterizzata da dettagli più puri e meno filtrati rispetto alle versioni successive.

Ma ciò che la rende davvero unica è il suo utilizzo: negli anni ’70 questa Pantera non fu destinata a un collezionista o a un dirigente di alto livello, ma venne impiegata da Ford come auto aziendale. Un dettaglio quasi surreale oggi, che testimonia quanto il progetto fosse considerato un esperimento anche all’interno della stessa azienda americana.

Dalla Ford degli anni ’70 al museo, fino al restauro moderno

Dopo il periodo di servizio negli Stati Uniti, la Pantera viene immatricolata in California e inizia un lungo viaggio tra diversi proprietari e situazioni. Per anni sparisce dalla circolazione, fino a quando riappare come pezzo da esposizione in un museo, dove rimane per quasi due decenni.

La sua storia però non è lineare. Nel 2018 torna sul mercato ma durante una fase di prova subisce un danno in un incidente. L’episodio, fortunatamente non grave a livello strutturale, segna comunque una svolta nel percorso dell’auto, che viene successivamente restaurata.

Il vero rilancio arriva nel 2024, quando Jim Farley — appassionato di auto storiche e profondamente legato alla storia Ford — decide di acquistarla per circa 121.000 dollari. Da quel momento la Pantera entra in una nuova fase della sua vita: quella del restauro tecnico e della modernizzazione controllata.

Il V8 351 Cleveland viene completamente revisionato e aggiornato, arrivando a superare i 400 CV alle ruote. Anche sospensioni, freni e interni vengono aggiornati, ma senza stravolgere il carattere originale dell’auto. L’obiettivo è chiaro: mantenere l’anima analogica della Pantera, rendendola però utilizzabile anche oggi.

Perché questa Pantera è così importante per i collezionisti

Oggi questa De Tomaso Pantera è di nuovo protagonista perché messa all’asta su una piattaforma specializzata. Le offerte hanno già superato i 128.000 dollari e il valore potrebbe crescere ulteriormente.

Per i collezionisti non è solo una supercar d’epoca. È un oggetto che racchiude più livelli di significato: il legame tra Ford e De Tomaso, l’uso aziendale negli anni ’70, il passaggio attraverso museo e incidenti, fino al restauro moderno voluto dal CEO del marchio.

In un mercato dove le supercar storiche sono sempre più ricercate, questa Pantera rappresenta qualcosa di raro: non solo un’auto potente e affascinante, ma un frammento autentico della storia industriale tra Europa e Stati Uniti.

E proprio questa combinazione di fattori — storia, rarità e identità doppia — è ciò che la rende una delle Pantera più interessanti mai apparse sul mercato negli ultimi anni.

Ti potrebbe interessare: