Jeep compie 80 anni: dalla prima MB ai nuovi modelli elettrificati

1941-2021: un arco di tempo lunghissimo nel quale il marchio che per accezione comune identifica uno dei modi di definire il fuoristrada ha costruito un percorso di costante evoluzione.

Da veicolo progettato per impieghi militari, a marchio-simbolo dell’offroad “a stelle e strisce”. In mezzo, un lunghissimo, costante e quanto mai ampio percorso storico che dagli Stati Uniti si è via via esteso in tutto il mondo, tanto da avere travalicato il “normale” concetto di autoveicolo per far assumere all’azienda un ruolo di fenomeno di costume.

Il racconto dell’evoluzione Jeep è uno dei più articolati nell’intera storia dell’automobile, e – per inciso – culmina a luglio 2021, con gli 80 anni dalla firma di un primo accordo di programma, nell’ideale esposizione di una lineup in cui le nuove tecnologie di elettrificazione vengono individuate dai vertici dell’azienda come base di partenza ottimale per garantire a tutti gli appassionati ulteriori livelli delle peculiari doti di manovrabilità, handling e versatilità da sempre in primo piano in ciascun “capitolato” di progetto Jeep.

Una continua evoluzione

In chiave “green” (concetto che si sposa benissimo con la filosofia fuoristrada), Jeep porta avanti la propria mission di proposte ad elevata elettrificazione, iniziata a metà 2020 con l’esordio delle declinazioni ibride plug-in (4xe) dei vendutissimi compact-SUV Jeep Renegade e Compass, e proseguita con il lancio di Jeep Wrangler 4xe, dove l’alimentazione ibrida ricaricabile sposa l’offroad “duro e puro”.

Riflettori puntati su Grand Cherokee 4xe

E c’è un’ulteriore sorpresa, annuncia Christian Meunier, amministratore delegato di Jeep in una dichiarazione dove, in parallelo ai programmi di rafforzamento della propria lineup di modelli, viene messa sotto i riflettori l’imminente presentazione di un quarto veicolo Plug-in Hybrid:

“Festeggiamo il nostro ottantesimo anniversario all’insegna di una crescita e di una evoluzione continua. Stiamo ampliando il nostro portafoglio verso nuovi segmenti, con Jeep Grand Cherokee L a tre file di sedili, e stiamo gettando basi solide per la nostra presenza nel mercato dei SUV premium con le nuove Wagoneer e Grand Wagoneer. Il prossimo tassello di questa entusiasmante gamma di prodotti sarà l’introduzione della nuova Jeep Grand Cherokee, che per la prima volta sarà equipaggiata con la tecnologia plug-in 4xe. E perseguiamo con convinzione la visione di un futuro elettrificato”.

Jeep Grand Cherokee L, così come le proposte Wagoneer e Grand Wagoneer “new gen”, non sono disponibili per l’Europa. Riguardo alla versione ibrida ricaricabile che arricchisce la quinta generazione del SUV di fascia medio-alta (più di sette milioni, fa notare Stellantis, sono gli esemplari venduti in tutto il mondo dalla sua presentazione che avvenne nel 1992) e traghetterà lo Sport Utility di riferimento verso i trent’anni dal suo esordio, le prime immagini sono state svelate lo scorso 8 luglio, in occasione dell’EV Day Stellantis. L’anteprima al grande pubblico è fissata per l’imminente Salone di New York, in programma dal 20 al 29 agosto.

E Jeep riavvolge il nastro della sua storia

Per gli ottant’anni dall’atto che diede ufficialmente il via alla dinastia di Jeep, Stellantis ha idealmente aperto il “libro d’oro” dell’articolata storia che ha con il tempo reso Jeep un marchio di rilievo nell’immagine collettiva e nell’industria dell’auto, fino a diventare un vero e proprio fenomeno di costume che precorre, traccia e nello stesso tempo segue il costante sviluppo della tecnologia e del lifestyle.

Con 4xe arriva una nuova definizione di 4×4

L’excursus di Jeep nella sua storia inizia… con il più recente traguardo in ordine di tempo: appunto, l’evoluzione di immagine per il marchio attraverso l’approdo alla tecnologia ibrida ricaricabile, che assegna un ruolo-guida (per “icona” di marchio) a Jeep Wrangler 4xe, dove le capacità “4×4 Trail Rated” vengono assicurate dalla sigillatura ermetica (quindi a prova di acqua) del pacco batterie e dell’elettronica, in modo da assicurare un perfetto funzionamento anche nelle condizioni più impegnative.

Una nuova dimensione “American Premium”

Non le vedremo in Europa (almeno, non in una prima fase: più avanti si saprà se questo programma verrà rispettato), tuttavia Le prossime novità Jeep Wagoneer e Grand Wagoneer 2022 sono incaricate di portare la fascia di mercato “SUV premium” su un ulteriore livello per stile, comfort e versatilità di impiego.

Espansione globale

Nell’ultimo decennio, la presenza di Jeep a livello globale è stata arricchita con l’ingresso di nuovi modelli (su tutti, il compact-SUV Jeep Renegade e il pick-up Jeep Gladiator), nonché con un programma di riposizionamento industriale e territoriale che ha permesso di accedere alla gamma Jeep prodotta a livello territoriale a sempre nuovi clienti in Europa, Brasile, India e Cina. Tutto questo è avvenuto grazie ad una lineup di prodotti diversificata e ad un’ampia presenza produttiva che si basa su 10 stabilimenti in 6 Paesi.

Nuovi traguardi di trazione e maneggevolezza

Nella storia tecnologica di Jeep, una pietra miliare va fatta risalire al 1999, anno in cui vennero introdotti due sistemi, per l’epoca inediti, di trazione integrale: il “Quadra-Trac” (con trasferimento della coppia motrice dall’assale posteriore a quello anteriore e su entrambi i lati, in modo da rendere subito disponibile la “forza” necessaria, a tutte e quattro le ruote, per assicurare ottimali livelli di motricità e maneggevolezza in qualsiasi condizione di marcia e senza alcun intervento del conducente); ed il “Quadra-Drive”, sviluppato dall’abbinamento dello stesso Quadra-Trac ai nuovi assali progressivi “Vari-Lok” ancteriore e posteriore, che trasmettono una coppia sensibilmente superiore alle ruote con una maggiore aderenza.

Jeep Grand Cherokee: il nuovo futuro a Detroit 1992

Il 7 gennaio di quell’anno, Jeep “sfondò”, letteralmente: in occasione del NAIAS 1992, l’allora “numero uno” di Chrysler, Bob Lutz, guidò la prima Jeep Grand Cherokee ZJ, appena uscita dalla linea di produzione di Jefferson, lungo le strade della città e attraverso la vetrata della Cobo Hall: una presentazione che rappresentò al mondo intero il carattere “dirompente” del nuovo modello. Dalla prima serie di Grand Cherokee derivò una stirpe di modelli che hanno contribuito in modo determinante alla definizione delle caratteristiche “Sport Utility”.

Jeep Wrangler: nel 1986 nasce una leggenda

Baricentro basso, doti di maneggevolezza ulteriormente affinate, interni più confortevoli: queste tre “voci” costituirono, 35 anni fa esatti, la base di partenza del “new deal” di Jeep all’insegna dell’offroad. L’impostazione stilistica di Jeep Wrangler era strettamente imparentata con quella dell’allora già leggendaria CJ-7, tuttavia con quest’ultima aveva ben pochi elementi in comune; in effetti, possedeva più parti condivise con Jeep Cherokee, caratteristiche frutto di un preciso “capitolato” progettuale che rispondeva alle esigenze di clienti alla ricerca di un veicolo fuoristrada con maggiori doti di comfort. Il 5 agosto 1987, a poco più di un anno dall’introduzione di Wrangler, American Motors Corporation venne venduta a Chrysler Corporation e il marchio Jeep entrò a far parte della divisione Jeep-Eagle di Chrysler.

1984: arriva il primo SUV compatto

Come sempre avviene, le novità vengono originate da diverse cause. Per Jeep Cherokee, “a monte” ci fu la crisi energetica del 1979, che diede impulso allo sviluppo di un veicolo a quattro ruote motrici e di dimensioni compatte. La prima Jeep Cherokee XJ, nata nel 1984, nacque su un progetto “ex novo”, ed è considerata il primo compact-SUV del mondo, grazie alla sua “ossatura” costituita da una scocca portante e dalle ridotte dimensioni – rispetto al modello che la precedette – pur mantenendo il 90% dell’abitabilità interna. La trazione integrale era rappresentata dal dispositivo “shift-on-the-fly” Command-Trac.

1963: con Wagoneer si apre l’era dei SUV premium

È chiaro che a quell’epoca il termine “Sport Utility premium” secondo l’attuale accezione era di là da venire. Tuttavia, l’embrione delle caratteristiche-chiave di segmento vennero adottate per prime da Jeep, che nel 1963 presentò Grand Wagoneer, primo veicolo Sport Utility di classe superiore dotato di trazione integrale e trasmissione automatica, affiancate ad un equipaggiamento che fino a quel momento era appannaggio esclusivo di vetture di segmento elevato. Wagoneer ha dal canto suo ampliato il mercato e l’immagine dei veicoli 4×4, ed ha dato vita alla nascita del moderno SUV: fu in effetti pubblicizzata con lo slogan “All-New, All-Jeep”. Due decenni più tardi fu la volta di Jeep Grand Wagoneer, che innalzò ancora di più l’asticella dell’esperienza a bordo di veicoli 4×4 premium grazie ad equipaggiamenti di serie che andavano dai rivestimenti in pelle al climatizzatore, all’impianto audio AM-FM-CB ad un sofisticato sistema di insonorizzazione, fino alle caratteristiche modanature in legno all’esterno del corpo vettura.

1953: inizia l’epopea dei Jeep Jamboree

Fu quell’anno che il mondo degli appassionati di marca conobbe un nuovo modo di riunirsi in un grande “clan”: la prima edizione del Jeep Jamboree che si tenne a Georgetown (California) con 55 veicoli e 155 partecipanti. La manifestazione, organizzata da Mark Smith, dimostrò fino a quale punto i proprietari di veicoli Jeep amassero (e amino tuttora) ritrovarsi per vivere insieme momenti di divertimento e condivisione all’insegna dell’avventura in 4×4. Tra i numerosi tracciati scelti per i raduni Jeep Jamboree sull’intero territorio statunitense, uno dei più noti è il Rubicon Trail, che attraversa la catena montuosa della Sierra Nevada in California — probabilmente le 17 miglia (27 km) di avventure off-road più impegnative al mondo. Da quel primo raduno sono via via nate miriadi di iniziative analoghe, che in ogni angolo del mondo testimoniano giorno dopo giorno l’assoluta passione che raggruppa la “comunità Jeep” in ogni angolo del Pianeta.

1949: il primo Sport Utility

La prima Station wagon con carrozzeria interamente in acciaio era stata presentata, nel 1946, attraverso il debutto di Willys Wagon. La “big news” a marchio Willys-Overland arrivò tre anni dopo, nel 1949, con l’adozione della trazione integrale al medesimo modello. Attraverso questa importante evoluzione, prese forma quello che Stellantis considera il primo Sport Utility della storia, ovvero un veicolo in grado di trasportare comodamente fino a sette persone, trainare un rimorchio e affrontare anche i tracciati più difficili. Jeep Wagon, disegnata da Brooks Stevens, rimase in produzione per quasi un ventennio, più a lungo di qualsiasi altra autovettura americana della sua epoca.

1945: anche per Jeep si apre l’era della “motorizzazione di massa”

Dalla prima leggendaria MB (di cui si tratteggia il ritratto qui sotto) prese forma, nel 1945, la “derivazione” CJ-2A, considerata il primo veicolo a trazione integrale destinato all’uso civile ad essere offerto al pubblico come prodotto di massa. Jeep CJ-2A adottava la stessa architettura del modello MB, su cui vennero introdotti diversi miglioramenti di rilievo, fra i quali si segnalarono il portellone posteriore abbattibile, la ruota di scorta montata lateralmente e i fari anteriori più grandi.

1941: nasce un simbolo

Alla metà di luglio del 1941, la ex Willys-Overland si aggiudicò una commessa destinata ad entrare nella leggenda: la richiesta, avanzata dal Governo degli Stati Uniti che si preparava alla mobilitazione bellica, di un veicolo per usi militari da 1/4 tonnellate di portata. Il contratto venne siglato con il Dipartimento statunitense di Guerra. Nacque così Jeep MB, che fino al 1945 venne prodotta in più di 350.000 esemplari, e costituì la base per la realizzazione della variante Jeep CJ, che entrò in produzione già prima della fine della Seconda Guerra mondiale. Le linee essenziali e l’estrema versatilità di Jeep MB furono esse stesse uno dei simboli della Liberazione in Italia (grazie alle Divisioni di Alleati che dall’estate del 1943 sbarcarono sulle coste meridionali della Sicilia) e della ricostruzione post-bellica (numerosi esemplari di Jeep MB, lasciati dai militari americani e rilevati nei campi ARAR-Azienda Rilievo Alienazione Residuati, furono riconvertiti per usi civili).

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