Il ritorno della Lada Niva, i brevetti mostrano un 4x4 in stile "Dacia"

Brevetti depositati al FIPS rivelano una nuova Lada Niva dal design rétro e vocazione fuoristrada. Renault si era ritirata; possibile lancio nel 2028 ma con incertezze su motori e conformità alle emissioni europee

Il ritorno della Lada Niva, i brevetti mostrano un 4x4 in stile "Dacia"
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Giorgio Colari
Pubblicato il 19 mag 2026

Ci sono icone dell’automobilismo che sembrano resistere a ogni tempesta, persino a quelle geopolitiche, e la Lada Niva ne è l’esempio perfetto. Il leggendario fuoristrada russo, nato negli anni ’70, si prepara infatti a una nuova vita che profuma di modernità pur nascendo da un contesto di grande incertezza. Lo sviluppo di questo nuovo modello si era bruscamente interrotto a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, un evento che ha spinto il Gruppo Renault a uscire dalla sua partecipazione in AutoVaz come segno di protesta. Tuttavia, le immagini dei brevetti depositate presso l’Istituto Federale per la Proprietà Industriale della Russia, emerse solo di recente, suggeriscono che il progetto sia finalmente pronto a vedere la luce.

Un’anima tecnica tra Parigi e Bucarest

La nuova Lada Niva è figlia di un legame tecnico profondo con l’Europa, essendo stata progettata sulla piattaforma CMF-B, la stessa architettura flessibile utilizzata dalla Dacia Duster. Questa parentela è evidente non solo nella struttura ma anche nelle dimensioni, con una lunghezza stimata che dovrebbe aggirarsi intorno ai 4,3 metri. Il design complessivo appare decisamente robusto, mescolando tratti tipici del marchio Dacia con un carattere rétro che omaggia la storia del modello originale.

Dettagli di stile per il fuoristrada vero

L’estetica della vettura è stata studiata per riflettere la sua missione pratica e la sua anima votata all’avventura. I fari anteriori, ad esempio, sono collegati dalla calandra e risultano incassati nella carrozzeria proprio per ridurre il rischio di danni durante la guida in fuoristrada. Un dettaglio stilistico curioso è rappresentato dagli indicatori di direzione, che sono stati posizionati nella parte bassa del cofano, richiamando visivamente la Niva del passato. La fiancata è caratterizzata da paraurti massicci, passaruota allargati e cerchi in lega bicolore che aggiungono un tocco di esclusività all’insieme. Per pulire la linea del profilo, i progettisti hanno scelto di integrare le maniglie delle porte posteriori direttamente nel montante C, senza però rinunciare alla praticità delle barre sul tetto.

La vocazione per l’off-road duro e puro è confermata da una marcata altezza da terra e da vistose protezioni inferiori della carrozzeria che non lasciano dubbi sulla capacità del veicolo di abbandonare l’asfalto. Anche il retro della vettura racconta una storia di funzionalità estrema, con i ganci per il traino lasciati completamente a vista e pronti all’uso. Un particolare interessante riguarda i gruppi ottici posteriori, il cui disegno sembra integrare quasi simbolicamente la “D” e la “C” del logo Dacia, silenziose testimoni del progetto originario avviato dalla multinazionale francese.

Il nodo delle emissioni

Nonostante la chiarezza delle immagini, il futuro commerciale della Niva rimane avvolto da alcune ombre, con una possibile commercializzazione ipotizzata a partire dal 2028. Ad oggi non è ancora confermato se AutoVaz disponga effettivamente dei fondi necessari per portare a termine la produzione, né sono noti i dettagli tecnici sulle motorizzazioni. Quel che appare certo è che i propulsori difficilmente riusciranno a rispettare le severe normative sulle emissioni dell’Unione Europea. Per questo motivo, la nuova Niva rischia di diventare un vero e proprio “frutto proibito”, risultando di fatto vietata in Europa e destinata a rimanere un’icona lontana dai nostri mercati.

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