I motori Fiat sono in via di estinzione, resistono in solo 2 modelli
Fiat lotta per mantenere la propria identità dentro Stellantis: piattaforme e fornitori francesi, il caso FireFly 1.0 e il possibile ritorno del MultiJet 2.2
La storica casa automobilistica torinese si trova oggi al centro di una complessa evoluzione identitaria, stretta tra la volontà di riaffermare la propria tradizione e le nuove logiche industriali imposte dal gruppo Stellantis. Un contesto che mette a dura prova l’essenza stessa di Fiat, costretta a confrontarsi con la crescente influenza francese che domina piattaforme, fornitori e scelte strategiche. Il ceo Filosa è chiamato a una sfida cruciale: restituire centralità e visibilità a un marchio che da sempre rappresenta un pilastro dell’automotive italiano, senza però perdere competitività e capacità di innovazione.
Due icone non mollano
Il percorso di Fiat all’interno di Stellantis è segnato da una progressiva standardizzazione dei processi produttivi. Le piattaforme come Smart Car, STLA Medium e STLA Small – cuore pulsante della nuova gamma – sono tutte caratterizzate da una forte impronta transalpina. Questa scelta, se da un lato consente importanti economie di scala e semplificazioni nella gestione dei fornitori, dall’altro alimenta il sospetto che molti modelli italiani siano, in realtà, il risultato di un semplice badge engineering su base Peugeot. Una percezione che rischia di minare l’autenticità del marchio, già messa a dura prova dalla presentazione della nuova Lancia Ypsilon per il mondiale rally in Francia, evento che ha rafforzato l’idea di una centralità francese difficilmente scalfibile.
Sul fronte prodotto, Fiat continua a puntare su due icone del segmento urbano: la celebre Fiat 500 e la rinnovata Pandina. Questi modelli, veri e propri simboli del design e della funzionalità made in Italy, restano i punti di riferimento per un’ampia fascia di clientela europea. Entrambe le city car sono equipaggiate con il motore FireFly 1.0 da 65 cavalli, una scelta che ha acceso un acceso dibattito tra appassionati e addetti ai lavori. Se da un lato la compattezza e l’efficienza del propulsore sono apprezzate, dall’altro non mancano le critiche per prestazioni ritenute inferiori rispetto a quelle offerte dai principali concorrenti.
Un capitolo interessante riguarda il Multijet
Un capitolo particolarmente interessante riguarda il tema dei powertrain e il rapporto con il passato industriale italiano. Il motore turbodiesel MultiJet 2.2, realizzato nello storico stabilimento di Pratola Serra, rappresenta un tassello fondamentale dell’eredità tecnologica nazionale. Attualmente impiegato soprattutto sui veicoli commerciali come il Ducato, il MultiJet 2.2 potrebbe essere protagonista di un ritorno sulle vetture passeggeri basate sulla piattaforma STLA Large. Sebbene manchino conferme ufficiali da parte del gruppo, questa ipotesi circola con insistenza negli ambienti industriali, interpretata come possibile segnale di attenzione verso il tessuto manifatturiero italiano e le sue competenze storiche.
Gli analisti sottolineano come la standardizzazione delle piattaforme porti innegabili vantaggi in termini di costi, efficienza e rapidità di sviluppo. Tuttavia, questa strategia comporta il rischio di un appiattimento delle identità di marca, specialmente se non accompagnata da scelte stilistiche e tecniche distintive. Ed è proprio qui che si gioca la partita più delicata per Fiat: riuscire a mantenere una personalità riconoscibile e autonoma, pur operando in un contesto produttivo fortemente integrato e dominato da logiche sovranazionali.
Vedremo il futuro
I sostenitori del marchio piemontese sottolineano la capacità di Fiat di preservare modelli iconici e un legame solido con il mercato italiano ed europeo dei segmenti urbani compatti. La Fiat 500 e la Pandina continuano a rappresentare un punto di riferimento per chi cerca stile, praticità e tradizione. Tuttavia, cresce tra consumatori e critici la preoccupazione che la dipendenza da piattaforme e componenti francesi possa tradursi in una perdita di autenticità e unicità, rafforzando l’idea che alcuni modelli siano poco più che reinterpretazioni di progetti Peugeot.
Dal punto di vista industriale, la possibile reintroduzione di motori storici e la valorizzazione degli impianti italiani rappresentano una leva particolarmente sensibile. Un eventuale ritorno del MultiJet 2.2 sulle vetture passeggeri potrebbe essere letto come un gesto concreto di attenzione verso l’industria locale, ma la decisione dipenderà da una molteplicità di fattori, tra cui le evoluzioni normative, le dinamiche di mercato e le strategie di gruppo.
In assenza di annunci ufficiali, il futuro del marchio resta incerto. Filosa lavora per restituire equilibrio e visibilità agli asset ex-FCA, ma la configurazione attuale delle piattaforme e il peso del sourcing francese rendono la situazione particolarmente complessa. I prossimi mesi saranno decisivi per capire se Fiat riuscirà a preservare la propria identità storica, o se dovrà definitivamente cedere alle logiche transalpine che oggi sembrano guidare le scelte del gruppo Stellantis.