Honda, la gamma completamente elettrica può aspettare il 2050

Dopo la prima perdita dal 1957 Honda rinvia il traguardo EV al 2050, lancia 15 modelli ibridi entro il 2030 e concentra produzioni e riduzione costi sul mercato USA

Honda, la gamma completamente elettrica può aspettare il 2050
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Giorgio Colari
Pubblicato il 15 mag 2026

C’è un momento preciso in cui la realtà bussa alla porta dei grandi sogni industriali, e per Honda quel momento ha la forma di un bilancio colorato di rosso sangue. Per la prima volta dal 1957, la Casa di Tokyo ha registrato un risultato finanziario negativo, un evento storico che ha costretto il CEO Toshihiro Mibe a una manovra tanto drastica quanto inaspettata: un deciso e clamoroso passo indietro nella strategia di elettrificazione totale.

Il risveglio dal sogno

Solo pochi anni fa, Honda sembrava voler correre più veloce di tutti verso un futuro a zero emissioni, puntando tutto sul 2040 come data di scadenza per i motori termici. Oggi, quella visione è stata ufficialmente bollata come “irrealistica” dallo stesso Mibe. La nuova tabella di marcia sposta l’orizzonte della gamma completamente elettrica di ben dieci anni, facendolo slittare al 2050.

Non si tratta di un semplice aggiustamento di rotta, ma di una vera e propria ristrutturazione del DNA del marchio per il prossimo decennio. Honda ha deciso di cancellare i modelli della “Generation 0” e di interrompere la prestigiosa collaborazione con Sony per lo sviluppo delle auto elettriche Afeela, rivedendo profondamente anche i piani per la produzione di batterie e veicoli EV in mercati chiave come la Cina e il Canada.

Il ritorno dell’ibrido e del ruggito a 6 cilindri

Mentre il mondo si interroga sulla velocità della transizione energetica, Honda risponde rispolverando ciò che sa fare meglio: motori efficienti e tecnologicamente avanzati. Il nuovo piano strategico prevede l’introduzione di ben 15 nuovi modelli ibridi entro il 2030.

La sorpresa più grande per gli appassionati riguarda però ciò che batterà sotto il cofano di queste vetture. Honda sta infatti lavorando su nuove unità a 4 e 6 cilindri, progettate per essere il cuore pulsante di una gamma ibrida capace di abbattere i consumi del 30% rispetto ai motori attuali. Per dare sostanza a questa promessa, sono già state mostrate le prime immagini di due concept car che arriveranno sul mercato entro il 2028: una raffinata berlina con portellone (probabile erede dell’Accord) e un SUV di taglia media dal carattere sportivo.

La sfida globale e la “resa” tecnologica

Questa ritirata strategica sembra essere dettata da una cruda analisi della competizione globale. Durante una recente visita ai fornitori a Shanghai, lo stesso Mibe avrebbe ammesso la difficoltà di competere contro il sistema di produzione cinese, caratterizzato da un’automazione estrema e costi difficilmente raggiungibili per i costruttori tradizionali.

Per tornare rapidamente in utile, Honda ha deciso di concentrare i propri sforzi sul mercato americano, dove la richiesta di modelli ibridi è attualmente ai massimi storici. La nuova parola d’ordine è semplificazione: verranno riviste le procedure di assemblaggio per ridurre tempi e costi, cercando di imparare proprio da quei costruttori cinesi che oggi rappresentano la sfida più grande.

In un settore che sembrava aver già scritto il necrologio per il motore a combustione, Honda sceglie dunque di essere realista. La “corsa all’oro” dell’elettrico puro si prende una pausa, lasciando spazio a un presente fatto di pistoni, cilindri e un pragmatismo che punta alla sopravvivenza finanziaria prima ancora che alla rivoluzione tecnologica.

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