Fiat Grande Panda a benzina alza i volumi, ma la questione CO2?

Stellantis avvia la produzione della Grande Panda a benzina a Kragujevac per rispondere alla domanda, ma l'aumento delle emissioni CO2 può causare sanzioni milionarie e tensioni sindacali

Fiat Grande Panda a benzina alza i volumi, ma la questione CO2?
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Giorgio Colari
Pubblicato il 15 gen 2026

Il settore automotive europeo si trova oggi al centro di una sfida epocale, dove le esigenze di mercato si scontrano con le rigorose normative ambientali imposte dall’Unione Europea. In questo contesto, Stellantis si ritrova protagonista con la nuova Fiat Grande Panda, una vettura che sta riscuotendo grande successo in Italia, ma che rischia di diventare un caso emblematico di come le scelte industriali possano trasformarsi in scommesse ad alto rischio.

La spinta del mercato verso il benzina

Il mercato italiano ha dato un segnale inequivocabile: nel 2025, la Fiat Grande Panda ha registrato oltre 11.000 immatricolazioni, confermando la preferenza dei consumatori per la versione ibrida, mentre la motorizzazione elettrica fatica a decollare. Di fronte a questa realtà, Stellantis ha deciso di rispondere alla domanda proponendo anche una variante a benzina, scelta che amplia la platea di potenziali clienti e consente di presidiare una fascia di mercato ancora molto rilevante.

La produzione della versione con motore 1.2 turbo è stata avviata presso lo stabilimento serbo di Kragujevac. Qui, ogni giorno, circa 25 unità della variante a benzina vengono assemblate, inserendosi in un ritmo produttivo complessivo di 450 vetture al giorno. La trasmissione manuale a sei rapporti accompagna questa motorizzazione, scelta tecnica che punta a soddisfare gli automobilisti più tradizionali.

Kragujevac: cuore pulsante ma in affanno

Lo stabilimento di Kragujevac rappresenta il fulcro della strategia produttiva di Stellantis per la Fiat Grande Panda. L’obiettivo fissato è ambizioso: raggiungere quota 100.000 unità entro il 2026. Tuttavia, la realtà produttiva mostra qualche difficoltà. Attualmente, la fabbrica si attesta su una produzione di 450 vetture al giorno, leggermente al di sotto del target prefissato di 500 unità. Per colmare questo gap, il gruppo sta valutando il trasferimento temporaneo di circa 200 operai dalla linea Maserati di Modena, prevedendo periodi di distacco di sei mesi. Questa soluzione, però, ha già sollevato dubbi e preoccupazioni tra i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori, che temono ripercussioni sulla stabilità occupazionale e sulle condizioni di lavoro.

Il nodo critico delle emissioni CO2 e le possibili sanzioni UE

La scelta di puntare sulla motorizzazione benzina non è priva di conseguenze. Ogni vettura alimentata in questo modo contribuisce ad aumentare la media delle emissioni CO2 del gruppo, proprio mentre le normative europee in vigore tra il 2025 e il 2027 impongono limiti sempre più stringenti. Secondo le stime, Stellantis potrebbe trovarsi a dover affrontare sanzioni UE superiori agli 800 milioni di euro per le sole vendite del 2025 in Italia, con circa 250 milioni di euro che graverebbero direttamente sul marchio Fiat. Sebbene alcuni slittamenti nelle tempistiche delle normative abbiano temporaneamente ridotto la pressione, il problema resta strutturale e impone una riflessione profonda sulla sostenibilità della strategia industriale adottata.

Tra esigenze commerciali e responsabilità ambientale

Dal punto di vista aziendale, la scelta di offrire una Fiat Grande Panda a benzina risponde a una logica commerciale ben precisa: mantenere i volumi di produzione e presidiare un mercato che, almeno per ora, continua a preferire le motorizzazioni tradizionali. Tuttavia, questa decisione viene contestata da ambientalisti e osservatori del settore, che chiedono un’accelerazione degli investimenti verso l’elettrificazione e un rafforzamento degli incentivi pubblici a favore delle motorizzazioni pulite.

Un dilemma che coinvolge tutta l’industria automotive europea

Il caso della Fiat Grande Panda va ben oltre i confini dello stabilimento di Kragujevac. Esso rappresenta infatti una sfida più ampia per l’intera industria automobilistica europea: come conciliare le spinte verso la sostenibilità ambientale con la necessità di garantire volumi di vendita e redditività in mercati ancora frammentati e caratterizzati da scelte tecnologiche molto diverse. Le decisioni prese da Stellantis in Serbia diventeranno un vero e proprio banco di prova per capire come i grandi costruttori sapranno navigare tra le maglie della regolamentazione comunitaria, le aspettative dei consumatori e i costi sociali legati alle catene produttive globali.

In definitiva, la partita della Fiat Grande Panda si gioca su più fronti: commerciale, produttivo, ambientale e sociale. Le prossime mosse di Stellantis saranno osservate con attenzione da tutto il settore, perché potrebbero indicare la rotta per il futuro dell’automotive europeo in un’epoca di grandi trasformazioni.

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