Diesel, lo sconto sta per finire: il Governo studia la prossima mossa contro il caro carburanti

Il taglio di 17 centesimi al litro è ormai agli sgoccioli e il 6 agosto potrebbe tornare a pesare sui rifornimenti. Palazzo Chigi valuta diverse strade per evitare una nuova fiammata dei prezzi, dalle accise mobili a un nuovo intervento finanziato con risorse pubbliche.

Diesel, lo sconto sta per finire: il Governo studia la prossima mossa contro il caro carburanti
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Gaetano Cesarano
Pubblicato il 4 ago 2026

Il conto alla rovescia è già partito. Il 6 agosto termina il taglio delle accise sul gasolio introdotto dal Governo alla fine di luglio per cercare di frenare l’impennata dei prezzi dei carburanti. Una misura temporanea che ha alleggerito il costo del diesel di circa 17 centesimi al litro, ma che rischia di esaurire rapidamente il proprio effetto proprio nel pieno della stagione estiva.

La scadenza arriva infatti in un momento particolarmente delicato. Gli italiani si preparano alle partenze di agosto e un eventuale ritorno immediato ai prezzi precedenti allo sconto potrebbe tradursi in una spesa maggiore per milioni di automobilisti. Per questo l’esecutivo sta valutando come intervenire dopo il 6 agosto. Una decisione definitiva non sarebbe ancora stata presa, mentre sul tavolo ci sarebbero più possibilità, con un elemento comune: trovare un modo per contenere il prezzo alla pompa senza gravare eccessivamente sui conti pubblici.

Il problema sono i soldi

Il vero ostacolo è rappresentato dalle coperture economiche. Il Governo deve infatti capire quanto spazio ci sia per prolungare il provvedimento e, soprattutto, da dove arriverebbero le risorse necessarie. Una delle variabili più importanti è rappresentata dall’IVA incassata sui carburanti. Quando il prezzo di benzina e diesel aumenta, aumenta infatti anche l’imposta riscossa dallo Stato. È proprio questo maggior gettito che potrebbe contribuire a finanziare un nuovo intervento.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva già sottolineato la necessità di conoscere con precisione l’entità delle maggiori entrate prima di assumere nuovi impegni. Il margine di manovra, dunque, non sarebbe particolarmente ampio. E c’è anche un’altra questione da risolvere: lo sconto riguarderà ancora soltanto il diesel oppure potrebbe essere esteso anche alla benzina?

La soluzione più semplice potrebbe arrivare dalle accise mobili

Tra le possibilità considerate dal Governo c’è il ricorso alle cosiddette accise mobili, un meccanismo che consente di utilizzare parte delle maggiori entrate fiscali generate dall’aumento dei prezzi dei carburanti per compensare, almeno in parte, i rincari. In pratica, anziché finanziare necessariamente un nuovo sconto attraverso una nuova voce di spesa, il meccanismo permetterebbe di intervenire sulla componente fiscale sfruttando l’incremento del gettito IVA. È una soluzione che avrebbe anche un vantaggio sul piano operativo: potrebbe consentire di intervenire attraverso un decreto ministeriale, senza dover necessariamente ricorrere a una nuova misura legislativa più complessa.

Se l’IVA non basta, serve un nuovo decreto

Qualora il maggior gettito non fosse sufficiente a sostenere la proroga, il Governo potrebbe trovarsi davanti a una scelta più impegnativa: mettere direttamente a disposizione nuove risorse attraverso un decreto-legge. In questo scenario sarebbe necessario individuare una copertura finanziaria specifica per mantenere lo sconto o eventualmente introdurre una nuova riduzione delle accise. Il costo dell’operazione, infatti, non è trascurabile. Il precedente intervento sul diesel ha richiesto circa 125 milioni di euro. Un’eventuale estensione dello sconto alla benzina aumenterebbe inevitabilmente il conto per le casse dello Stato. Ed è proprio questo uno dei motivi per cui il Governo deve valutare con attenzione la prossima mossa.

Gli automobilisti rischiano di pagare ancora

Nel frattempo, sul fronte dei consumatori cresce la preoccupazione per l’impatto del caro carburanti. Secondo le stime del Codacons, nel solo mese di luglio gli automobilisti italiani avrebbero speso circa 782 milioni di euro in più rispetto allo stesso periodo del 2025 per effettuare i rifornimenti. Un dato particolarmente pesante se rapportato al fatto che lo sconto sulle accise è rimasto operativo soltanto per una parte del mese. A pesare maggiormente è stato soprattutto il diesel, protagonista delle oscillazioni più marcate dei prezzi negli ultimi mesi. Il rischio, quindi, è che la scadenza del 6 agosto riporti nuovamente in primo piano il problema proprio mentre milioni di italiani si mettono in viaggio per le vacanze.

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