Diesel, Italia prima in Europa per tasse: il 48% del prezzo alla pompa finisce allo Stato

L'Italia ha la tassazione più alta dell'Ue sul gasolio, esclusa Malta: imposte al 48% del prezzo. Diesel a 2,26 euro al litro e confronto europeo

Diesel, Italia prima in Europa per tasse: il 48% del prezzo alla pompa finisce allo Stato
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Giorgio Colari
Pubblicato il 26 ott 2026

Il gasolio in Italia è tra i più tassati d’Europa. Dopo la fine del taglio delle accise, decisa il 5 ottobre, il nostro Paese è tornato al primo posto nell’Unione europea, escludendo Malta, per il peso delle imposte sul diesel. Secondo un’analisi dell’Adusbef, il 48% del prezzo pagato dagli automobilisti è costituito da tasse, contro una media europea del 37,9%.

Un primato che non coincide, tuttavia, con quello dei carburanti più costosi. Nella classifica dei prezzi alla pompa, l’Italia occupa infatti la settima posizione per il gasolio e l’ottava per la benzina. Una distinzione importante, perché il prezzo finale dipende anche dal costo della materia prima e dalle altre componenti della filiera.

Gasolio, quasi metà del prezzo è costituita dalle tasse

L’analisi dell’Adusbef prende in considerazione i dati della Commissione europea aggiornati al 19 ottobre 2026 e mostra quanto la componente fiscale incida sui rifornimenti degli automobilisti italiani. Per il diesel, la percentuale raggiunge il 48%, mentre per la benzina si attesta al 51%, collocando l’Italia al terzo posto europeo per pressione fiscale su questo carburante.

Tra i Paesi con una tassazione elevata sul gasolio figurano anche Belgio, Danimarca, Francia e Lituania, con percentuali comprese tra il 42% e il 43%. All’estremo opposto si trova la Polonia, dove il peso fiscale scende al 25,5%, seguita da Spagna e Svezia, entrambe intorno al 27%.

Malta rappresenta un caso particolare, perché applica prezzi amministrati. Sull’isola le imposte incidono per il 54,3% sul diesel e per il 56,3% sulla benzina, nonostante prezzi finali sensibilmente inferiori rispetto al resto dell’Unione. Il confronto evidenzia quindi differenze significative tra i sistemi fiscali nazionali, che contribuiscono a determinare quanto gli automobilisti spendono effettivamente per ogni litro acquistato.

Diesel a 2,26 euro al litro, quanto costa rispetto agli altri Paesi

Secondo i dati ministeriali riportati il 24 ottobre, il prezzo medio nazionale del gasolio self service è di 2,261 euro al litro, mentre la benzina si attesta a 2,020 euro. Sulla rete autostradale i valori risultano leggermente superiori: 2,301 euro per il diesel e 2,042 euro per la benzina.

Il confronto europeo riferito al 19 ottobre colloca il gasolio italiano a 2,244 euro al litro, sotto la Francia, dove raggiunge 2,345 euro, e la Germania, a 2,266 euro. Il diesel più caro si trova invece in Finlandia, con 2,531 euro al litro, seguita dalla Danimarca a 2,501 euro e dai Paesi Bassi a 2,456 euro.

Tra i mercati più convenienti figurano la Polonia, con 1,79 euro al litro, e Bulgaria e Spagna, entrambe intorno a 1,88 euro. Malta registra 1,21 euro, ma con un sistema di determinazione dei prezzi differente. Queste cifre mostrano perché una tassazione particolarmente elevata non comporti necessariamente il prezzo assoluto più alto dell’Unione.

Caro carburanti, martedì il confronto con gli autotrasportatori

La pressione fiscale torna al centro del dibattito mentre diverse categorie economiche contestano il rincaro dei carburanti. Per martedì 27 ottobre è previsto un incontro al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti tra Matteo Salvini e le associazioni dell’autotrasporto. Il confronto arriva dopo le tensioni delle ultime settimane e riguarda un settore particolarmente esposto all’aumento dei costi operativi.

Il presidente dell’Adusbef, Antonio Tanza, critica il mancato ricorso al meccanismo delle accise mobili, che consentirebbe di utilizzare l’eventuale maggiore gettito IVA per attenuare i rincari. Sul tema è intervenuto anche Carlo Calenda, proponendo di spostare parte del carico fiscale dai carburanti verso prodotti come alcol e sigarette, con un intervento stimato tra tre e quattro miliardi di euro.

Resta quindi aperta la questione di come ridurre il costo dei rifornimenti senza compromettere le entrate pubbliche, mentre famiglie e imprese continuano a confrontarsi con prezzi del diesel superiori ai due euro al litro.

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