BYD non teme i dazi: "Presto saremo europei a tutti gli effetti"
BYD risponde ai possibili dazi UE sulle ibride plug-in con una strategia di produzione europea. Nel mirino anche stabilimenti italiani
La crescente tensione commerciale tra Unione Europea e Cina potrebbe presto aprire un nuovo fronte nel settore automotive. Dopo le misure introdotte sulle auto elettriche prodotte in Cina, Bruxelles starebbe valutando l’estensione dei dazi compensativi anche alle vetture ibride plug-in, una categoria che negli ultimi anni ha registrato una forte crescita sul mercato europeo.
Di fronte a questo scenario, BYD non sembra intenzionata a rallentare la propria espansione. Al contrario, il colosso cinese dell’auto elettrica e dell’elettrificazione ha scelto di rilanciare con una strategia che punta a trasformarlo progressivamente in un costruttore radicato sul territorio europeo. L’obiettivo è chiaro: produrre direttamente nel Vecchio Continente per ridurre la dipendenza dalle importazioni e limitare l’impatto di eventuali nuove barriere commerciali.
Le dichiarazioni dei vertici del gruppo confermano una visione di lungo periodo che potrebbe avere effetti significativi anche sull’industria automobilistica italiana.
BYD punta a diventare un costruttore europeo
L’occasione per ribadire questa strategia è arrivata durante la presentazione della nuova BYD Dolphin G DM-i a Berlino, modello plug-in sviluppato per rispondere alle esigenze di un mercato europeo che continua a mostrare interesse per soluzioni ibride capaci di coniugare autonomia e riduzione dei consumi.
Proprio durante l’evento, Lars Bialkowski, vicepresidente di BYD, ha delineato l’ambizione del marchio per i prossimi anni. L’obiettivo dichiarato è quello di essere percepito entro cinque anni come un vero costruttore europeo, non più semplicemente come un produttore cinese che esporta vetture nel continente.
Una strategia che passa inevitabilmente attraverso investimenti industriali, sviluppo della rete commerciale e localizzazione della produzione. Per BYD l’Europa rappresenta oggi uno dei mercati più importanti per sostenere la crescita globale del gruppo e raggiungere il traguardo di primo costruttore automobilistico mondiale entro il 2030.
Ungheria, Italia e nuovi impianti nel piano di espansione
Il cuore della strategia produttiva europea è rappresentato dal nuovo stabilimento di Szeged, in Ungheria. L’impianto dovrebbe avviare la produzione già nei prossimi mesi e rappresenterà la prima vera base manifatturiera BYD all’interno dell’Unione Europea. Una scelta che consentirà al marchio di ridurre i tempi di consegna, migliorare la competitività e limitare l’esposizione ai dazi sulle importazioni.
Accanto alla fabbrica ungherese, il gruppo continua a valutare ulteriori opportunità di espansione industriale. A confermarlo è stato Alfredo Altavilla, oggi advisor strategico di BYD per l’Europa e figura storica dell’automotive italiano. Il manager ha spiegato che l’azienda sta osservando con attenzione qualsiasi opportunità produttiva disponibile sul continente, indipendentemente dalla nazionalità del costruttore proprietario.
Parole che alimentano le indiscrezioni relative a un possibile interesse per alcuni impianti italiani, tra cui Mirafiori e Cassino, due siti che negli ultimi anni hanno attraversato fasi produttive complesse e che potrebbero rappresentare un’opportunità per accelerare la presenza industriale del gruppo cinese.
Al momento non esistono conferme ufficiali su eventuali operazioni concrete, ma l’interesse verso capacità produttive già esistenti appare coerente con la strategia di rapida espansione perseguita da BYD.
Crescita record e obiettivo leadership mondiale
A sostenere questa offensiva industriale ci sono numeri che continuano a crescere rapidamente. BYD è oggi presente in 37 mercati europei e punta a raggiungerne 40 entro la fine dell’anno. Parallelamente il costruttore sta ampliando la rete commerciale e il servizio post-vendita per consolidare la propria posizione nel continente.
I risultati ottenuti negli ultimi mesi mostrano una crescita particolarmente significativa. Nel 2025 il marchio ha consegnato circa 190.000 veicoli in Europa, registrando un incremento del 270% rispetto all’anno precedente. Anche il 2026 sembra proseguire sulla stessa traiettoria. Secondo i dati diffusi dall’azienda, il solo mese di maggio ha fatto segnare un aumento delle vendite del 144%, confermando la forte domanda per i modelli elettrificati del marchio.
Parallelamente BYD sta investendo anche nelle infrastrutture. La rete proprietaria Flash Charging ha già iniziato il suo percorso europeo e nelle scorse settimane è stata inaugurata la prima stazione pilota italiana a Bologna.
La sfida a Bruxelles è appena iniziata
L’eventuale introduzione di nuovi dazi europei sulle ibride plug-in cinesi potrebbe modificare gli equilibri del mercato, ma BYD sembra aver già individuato la propria risposta.
Produrre direttamente in Europa, acquisire capacità industriale locale e costruire un ecosistema completo attorno ai propri veicoli rappresentano i pilastri di una strategia che punta a superare le barriere commerciali senza rinunciare alla crescita.
Per l’industria automobilistica europea, e in particolare per quella italiana, il piano del costruttore cinese potrebbe trasformarsi in una delle partite più importanti dei prossimi anni. Se gli investimenti annunciati dovessero concretizzarsi, BYD potrebbe non essere più vista soltanto come un concorrente proveniente dall’Asia, ma come un protagonista sempre più integrato nel tessuto produttivo europeo.