Bugatti Bolide, perché i 500 km/h promessi sono rimasti un sogno

La Bugatti Bolide doveva superare i 500 km/h, ma la versione definitiva raggiunge 380 km/h. Ecco cosa impedisce alla hypercar di andare oltre

Bugatti Bolide, perché i 500 km/h promessi sono rimasti un sogno
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Renato Terlisi
Pubblicato il 9 ott 2026

Superare i 500 km/h con un’automobile progettata per dominare i circuiti. Era questa una delle prospettive più impressionanti della Bugatti Bolide, il prototipo presentato nel 2020 come massima espressione delle potenzialità del motore W16. Una promessa tecnologica che, tuttavia, non si è tradotta nelle prestazioni della versione destinata ai clienti.

La Bolide definitiva raggiunge infatti 380 km/h, una velocità già straordinaria, ma sensibilmente inferiore a quella ipotizzata inizialmente. Il motivo non è riconducibile soltanto alla potenza disponibile. Per avvicinarsi ai 500 km/h occorrono condizioni particolari, infrastrutture adeguate e pneumatici capaci di sopportare sollecitazioni estreme.

Soprattutto, bisogna distinguere tra una vettura sviluppata per stabilire record di velocità e una progettata per essere efficace tra le curve.

Dalla simulazione alla realtà: cosa è cambiato

Quando Bugatti presentò il progetto Bolide, i numeri sembravano sfidare qualsiasi riferimento automobilistico. Il W16 quadriturbo di 8,0 litri, alimentato con benzina da competizione a 110 ottani, avrebbe sviluppato 1.850 CV, mentre il peso a secco teorico era fissato a 1.240 chilogrammi.

Le simulazioni indicavano tempi sul giro altrettanto spettacolari: 5 minuti e 23,01 secondi sulla Nordschleife del Nürburgring e 3 minuti e 7,01 secondi a Le Mans. Risultati virtuali, dunque, e non primati effettivamente registrati in pista.

La versione di produzione ha seguito una strada differente. La potenza è scesa a 1.600 CV, utilizzando benzina a 98 ottani, mentre il peso è salito a 1.450 chilogrammi. Le modifiche hanno riguardato anche raffreddamento, sicurezza e aerodinamica, elementi indispensabili per rendere la vettura utilizzabile durante le sessioni in circuito.

Il problema dei rettilinei e degli pneumatici

Raggiungere 500 km/h richiede innanzitutto spazio. Secondo Bugatti, i rettilinei dei circuiti omologati dalla FIA raramente superano i due chilometri, una distanza insufficiente per accelerare fino a velocità tanto elevate e successivamente frenare in sicurezza.

La Bolide impiega appena 11,5 secondi per raggiungere 300 km/h, percorrendo 604 metri. Per arrestarsi da quella velocità ne servono altri 228. Complessivamente, l’operazione richiede quindi 832 metri.

A 500 km/h le distanze necessarie aumenterebbero considerevolmente. Esiste poi il limite degli pneumatici. Quando Andy Wallace raggiunse 490,484 km/h con una Bugatti Chiron modificata sulla pista di Ehra-Lessien, furono necessarie coperture Michelin sviluppate appositamente.

A quelle velocità le ruote arrivavano a compiere circa 4.100 giri al minuto, sottoponendo gli pneumatici a forze eccezionali. Il manuale della Bolide stabilisce invece la sostituzione delle gomme da pista dopo 60 chilometri oppure dopo dieci passaggi alla velocità massima di 380 km/h. Non indica un’omologazione delle coperture per raggiungere i 500 km/h.

Una hypercar nata per le curve

Anche l’aerodinamica racconta la vera natura della Bolide. A 380 km/h la vettura sviluppa quasi 3.000 kg di deportanza, una forza enorme che migliora l’aderenza e la stabilità nelle curve veloci. Questo carico, tuttavia, comporta anche una maggiore resistenza all’avanzamento, penalizzando la velocità massima.

La Bolide è quindi concepita per offrire frenate violentissime, precisione e prestazioni elevate sul giro, piuttosto che inseguire un primato assoluto in rettilineo. Realizzata in 40 esemplari, venduti a quattro milioni di euro ciascuno prima delle imposte, non è omologata per la circolazione stradale.

Bugatti organizza apposite giornate in circuito per permettere ai proprietari di sfruttarne le capacità. I 500 km/h rimangono così il simbolo delle ambizioni iniziali, mentre i 380 rappresentano una scelta tecnica precisa: privilegiare un’automobile estrema, ma effettivamente utilizzabile nel suo ambiente naturale, la pista.

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