Bridgestone lancia il primo pneumatico senza aria: addio alle forature, ma c'è un limite

Bridgestone avvia i primi test reali del pneumatico AirFree dopo 18 anni di sviluppo. Nessun rischio di forature, ma per ora è destinato a veicoli da 20 km/h

Bridgestone lancia il primo pneumatico senza aria: addio alle forature, ma c'è un limite
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Giorgio Colari
Pubblicato il 15 lug 2026

Dopo 18 anni di ricerca e sviluppo, Bridgestone compie un passo importante verso il futuro della mobilità presentando la prima applicazione reale dei suoi pneumatici senza aria AirFree. Non si tratta ancora di un debutto sulle automobili tradizionali, ma rappresenta comunque un momento significativo per una tecnologia che promette di eliminare uno dei problemi più comuni per gli automobilisti: le forature.

Per il momento, però, l’utilizzo è limitato a un contesto molto specifico. Gli AirFree equipaggiano infatti alcune navette elettriche a sei posti impiegate nella città di Higashiomi, in Giappone, per il trasporto di persone anziane. Veicoli progettati per muoversi a velocità contenute, con una velocità massima di appena 20 km/h.

Dopo 18 anni i pneumatici AirFree escono dal laboratorio

Il progetto AirFree nasce quasi vent’anni fa con l’obiettivo di sviluppare uno pneumatico capace di funzionare senza aria compressa, eliminando così il rischio di forature e riducendo gli interventi di manutenzione. Fino a oggi la tecnologia era rimasta confinata ai test interni dell’azienda. L’impiego sulle navette giapponesi rappresenta quindi il primo vero banco di prova in condizioni di utilizzo quotidiano.

In passato anche Michelin aveva sperimentato una soluzione simile, installando pneumatici senza aria su una piccola flotta di furgoni utilizzati da La Poste in Francia. L’iniziativa di Bridgestone amplia ora questo tipo di sperimentazione, anche se in un contesto ancora più controllato.

Come funzionano i pneumatici senza aria

A differenza degli pneumatici tradizionali, gli AirFree non utilizzano aria pressurizzata per sostenere il peso del veicolo. La struttura è composta da una normale banda di rotolamento in gomma, sostenuta però da una serie di raggi in resina termoplastica. Questi elementi si deformano leggermente sotto il peso del mezzo, sostituendo la funzione normalmente svolta dall’aria all’interno dello pneumatico.

Il principale vantaggio è evidente: in assenza di aria non esiste il rischio di forature e viene eliminata anche la necessità di controllare periodicamente la pressione degli pneumatici. Queste caratteristiche potrebbero risultare particolarmente interessanti per flotte aziendali, veicoli industriali, mezzi autonomi o servizi di trasporto pubblico a bassa velocità.

I limiti della tecnologia sono ancora evidenti

Nonostante i vantaggi, i pneumatici senza aria devono ancora superare alcuni importanti ostacoli tecnici prima di poter equipaggiare le normali automobili. La struttura rigida dei raggi in materiale plastico trasmette infatti molte più vibrazioni rispetto a uno pneumatico tradizionale. Questo si traduce in un comfort inferiore, soprattutto sulle strade dissestate.

Anche il rumore di rotolamento risulta generalmente più elevato, mentre le prestazioni in termini di aderenza non sono ancora paragonabili a quelle offerte dagli pneumatici convenzionali. Proprio per questi motivi Bridgestone ha scelto di iniziare la sperimentazione su veicoli che circolano a velocità molto basse, dove questi limiti incidono in misura decisamente minore.

Con una velocità massima limitata a 20 km/h, infatti, aspetti come la tenuta in curva o le prestazioni in frenata assumono un’importanza molto diversa rispetto a un’automobile destinata alla circolazione stradale.

Una tecnologia pensata per ridurre la manutenzione

L’obiettivo principale di Bridgestone non è tanto migliorare le prestazioni, quanto ridurre i costi di gestione e la manutenzione dei veicoli. Le navette utilizzate a Higashiomi trasportano quotidianamente persone anziane e sono progettate per richiedere il minor numero possibile di interventi tecnici. In questo contesto, eliminare il rischio di forature rappresenta un vantaggio concreto sia in termini di affidabilità sia di continuità del servizio.

I test serviranno ora a raccogliere dati sul comportamento degli AirFree nel lungo periodo, verificandone la resistenza all’usura e i costi di esercizio.

Le auto dovranno ancora aspettare

L’avvio dei primi test reali rappresenta senza dubbio un passo importante per Bridgestone, ma la strada verso una diffusione di massa degli pneumatici senza aria appare ancora lunga. Le criticità legate a comfort, rumorosità e aderenza continuano infatti a rappresentare una sfida comune per tutti i principali produttori che stanno lavorando su questa tecnologia.

Per il momento gli AirFree sembrano quindi destinati soprattutto a mezzi speciali, navette, veicoli industriali e servizi di mobilità a bassa velocità. Solo dopo ulteriori sviluppi sarà possibile capire se questa soluzione potrà davvero sostituire gli pneumatici tradizionali anche sulle automobili di tutti i giorni.

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