Il futuro di Pirelli in America potrebbe dipendere da cosa accadrà questo mese

La quota del 37% di Sinochem in Pirelli complica l'accesso al mercato USA e potrebbe compromettere la diffusione della Cyber Tyre con le nuove regole del 2026

Il futuro di Pirelli in America potrebbe dipendere da cosa accadrà questo mese
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Giorgio Colari
Pubblicato il 9 gen 2026

La vicenda che coinvolge Pirelli si trasforma sempre più in un crocevia dove si intrecciano dinamiche geopolitiche, innovazione tecnologica e strategie di mercato globale. L’azienda italiana, simbolo storico dell’industria degli pneumatici, si trova ora sotto i riflettori internazionali a causa della sua partecipazione societaria cinese e delle crescenti tensioni legate all’espansione nel mercato USA. Sullo sfondo, una posta in gioco da 25 milioni di euro di ricavi annuali, una tecnologia dirompente come la Cyber Tyre e una scadenza che incombe: marzo 2026.

Una questione da risolvere

Al centro della questione c’è la presenza, non certo marginale, di Sinochem – colosso statale cinese – che detiene una quota di controllo pari al 37% nel capitale di Pirelli. Questa partecipazione, oltre a suscitare interrogativi sulla sovranità industriale italiana, rischia di bloccare la crescita dell’azienda proprio sul mercato americano, che oggi rappresenta più di un quarto del fatturato totale. Una fetta di business che, con l’entrata in vigore delle nuove regolamentazioni USA a partire da marzo 2026, rischia di essere compromessa in modo irreversibile.

La normativa statunitense, infatti, vieta l’utilizzo di hardware e software di derivazione cinese nei veicoli intelligenti, un colpo diretto al cuore della strategia di espansione della casa italiana. La Cyber Tyre, fiore all’occhiello dell’innovazione Pirelli, è una piattaforma capace di raccogliere e trasmettere in tempo reale dati su grip, pressione e condizioni del manto stradale. Una soluzione all’avanguardia che, senza un assetto societario conforme alle richieste delle autorità americane, rischia di essere tagliata fuori da uno dei mercati più strategici a livello globale.

Non è un caso che Marco Tronchetti Provera, Vicepresidente Esecutivo di Pirelli, abbia ammesso pubblicamente le difficoltà incontrate nei negoziati con le autorità locali di stati chiave come Alabama, Virginia e Georgia. Le pressioni si fanno sentire su più fronti: da un lato la necessità di rassicurare i regolatori statunitensi circa l’assenza di controllo cinese sulle tecnologie sensibili, dall’altro la resistenza di Sinochem, che ha espresso una «profonda delusione e ferma opposizione» a qualsiasi tentativo di riduzione della propria influenza.

Movimenti importanti

In questo scenario, il governo italiano ha già esercitato nel 2023 il cosiddetto golden power, lo strumento di tutela degli asset strategici nazionali, per salvaguardare il know-how e la competitività della filiera automotive. Oggi si valuta addirittura la possibilità di congelare i diritti di voto di Sinochem qualora non si giunga a un accordo entro gennaio, a testimonianza della posta in gioco elevatissima per l’intero sistema industriale.

Tra le ipotesi allo studio emerge quella di una progressiva riduzione della partecipazione cinese, portando la quota al di sotto del 26,4% di Camfin – il partner italiano storico di Pirelli – attraverso operazioni di buyback mirate. Una mossa che potrebbe finalmente sbloccare i piani di investimento necessari per la diffusione della Cyber Tyre e restituire credibilità all’azienda nei confronti delle autorità americane, consentendo così di riconquistare terreno rispetto ai competitor globali.

Il tempo, però, gioca contro Pirelli. Ogni mese di incertezza e di impasse nella governance rappresenta un vantaggio competitivo ceduto agli altri player del settore, soprattutto in un momento in cui il mercato degli pneumatici intelligenti si configura come un asset fondamentale per la leadership europea nell’automotive. La questione va ben oltre il semplice business: in gioco c’è la capacità dell’industria italiana di rimanere protagonista nell’innovazione, difendendo la propria autonomia e valorizzando una tecnologia che potrebbe cambiare radicalmente il futuro della mobilità.

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